«Nessun reato contestato a Ravaglia»
Caso Igor e accuse, interviene ancora l’avvocato Anselmo. E ai figli di Verri scrive: in Italia i morti umili hanno sempre torto
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Nel chiedere alla magistratura di continuare a indagare sulle presunte omissioni commesse nelle indagini su Igor Il Russo, i famigliari di Valerio Verri, la guardia volontaria uccisa da Igor l’8 aprile scorso, hanno puntato il dito anche su Marco Ravaglia, l’agente della polizia provinciale che era di pattuglia insieme a Verri e che a sua volta rimase gravemente ferito nella sparatoria nel Mezzano. Nell’atto di opposizione all’archiviazione, in particolare, viene rimproverato a Ravaglia di aver inseguito il Fiorino di Igor, (scambiato per un pescatore di frodo), quando invece avrebbe dovuto insospettirsi, «astenersi dall’inseguirlo e chiedere rinforzi alla centrale, data la presenza a bordo del volontario disarmato di cui doveva garantire la sicurezza».
Affermazioni che hanno suscitato scalpore e sollevato discussioni, e su cui ieri l’avvocato Anselmo è ritornato per chiarire che quella contestata a Ravaglia è una responsabilità di tipo morale, ma non penale, senza alcuna ipotesi di reato.
«Allo stato attuale delle indagini - si legge nella nota inviata dallo studio legale - non riteniamo che eventuali condotte negligenti del signor Ravaglia siano penalmente rilevanti: alla luce del fatto doloso di Igor, possibili azioni od omissioni del signor Ravaglia non si configurerebbero come casi di concorso tipici, sia soggettivamente che oggettivamente, quindi inidonei a dar luogo a responsabilità penale. Questo per migliore conoscenza tecnica dell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione nel procedimento penale in argomento».
Secondo i famigliari di Verri ci furono però sottovalutazioni e mancanza di informazioni tra gli inquirenti, che portarono a non lanciare l'allarme circa la presenza di Igor (già sospettato per l'omicidio, il 1° aprile, del barista di Budrio Davide Fabbri), nella zona dove Verri e Ravaglia erano di pattuglia per i servizi anti-bracconaggio.
L'8 aprile i due videro un Fiorino parcheggiato a lato strada, lo osservarono con il binocolo pensando fosse un pescatore o un addestratore di cani. Ravaglia, ricostruisce il documento di opposizione, si avvicinò al pick-up, ma il furgoncino fuggì a tutta velocità, raggiungendo «anche i 100-120 chilometri orari» attraverso le stradine di campagna.
Alle parole “tecniche” e al freddo linguaggio forense del comunicato ufficiale dell’avvocato Anselmo fanno da contraltare le frasi postate dallo stesso legale sul suo profilo facebook.
Rivolgendosi direttamente ai figli di Valerio Verri, Francesca ed Emanuele, l’avvocato Anselmo scrive: «Una cosa che ho imparato bene, cari Francesca ed Emanuele, è che in questo Paese i morti, quelli degli altri, hanno sempre torto. Sopratutto se sono umili pensionati volontari».
Affermazioni che hanno suscitato scalpore e sollevato discussioni, e su cui ieri l’avvocato Anselmo è ritornato per chiarire che quella contestata a Ravaglia è una responsabilità di tipo morale, ma non penale, senza alcuna ipotesi di reato.
«Allo stato attuale delle indagini - si legge nella nota inviata dallo studio legale - non riteniamo che eventuali condotte negligenti del signor Ravaglia siano penalmente rilevanti: alla luce del fatto doloso di Igor, possibili azioni od omissioni del signor Ravaglia non si configurerebbero come casi di concorso tipici, sia soggettivamente che oggettivamente, quindi inidonei a dar luogo a responsabilità penale. Questo per migliore conoscenza tecnica dell’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione nel procedimento penale in argomento».
Secondo i famigliari di Verri ci furono però sottovalutazioni e mancanza di informazioni tra gli inquirenti, che portarono a non lanciare l'allarme circa la presenza di Igor (già sospettato per l'omicidio, il 1° aprile, del barista di Budrio Davide Fabbri), nella zona dove Verri e Ravaglia erano di pattuglia per i servizi anti-bracconaggio.
L'8 aprile i due videro un Fiorino parcheggiato a lato strada, lo osservarono con il binocolo pensando fosse un pescatore o un addestratore di cani. Ravaglia, ricostruisce il documento di opposizione, si avvicinò al pick-up, ma il furgoncino fuggì a tutta velocità, raggiungendo «anche i 100-120 chilometri orari» attraverso le stradine di campagna.
Alle parole “tecniche” e al freddo linguaggio forense del comunicato ufficiale dell’avvocato Anselmo fanno da contraltare le frasi postate dallo stesso legale sul suo profilo facebook.
Rivolgendosi direttamente ai figli di Valerio Verri, Francesca ed Emanuele, l’avvocato Anselmo scrive: «Una cosa che ho imparato bene, cari Francesca ed Emanuele, è che in questo Paese i morti, quelli degli altri, hanno sempre torto. Sopratutto se sono umili pensionati volontari».
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