Bper deve risarcire l’azionista Carife
di Gian Pietro Zerbini
Il tribunale civile di Ferrara impone alla nuova banca di pagare i danni per i titoli persi da un cliente-socio: 19mila euro
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È una sentenza che sicuramente farà giurisprudenza ed è destinata a destare molto scalpore negli ambienti bancari e non solo ferraresi.
Per la prima volta, in sede civile, un giudice del tribunale di Ferrara, Anna Ghedini, ha dato ragione a un azionista di Carife che aveva fatto causa alla Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara per l’azzeramento dei suoi titoli. La sentenza ha stabilito che la Nuova Carife (e quindi Bper ente ponte) è chiamata ora a risarcire 19.209,64 euro, frutto delle azioni che possedeva il richiedente al prezzo con cui le aveva acquistate.
L’azionista di Carife era difeso dall’avvocato Stefano Di Brindisi, dello studio legale regionale Bdf, specializzato in diritto bancario.
«Fino a questo momento - precisa l’avvocato Di Brindisi - era stata data quasi per scontata l’esclusione della responsabilità della Nuova Cassa di Risparmio ferrarese dalle pendenze della vecchia banca. Il giudice ha sentenziato invece il rimborso integrale delle azioni con la rivalutazione monetaria e il pagamento di tutte le spese, respingendo in toto le richieste dei legali della nuova banca ferrarese che chiedevano invece di non dover rispondere al risarcimento».
Lo studio Bdf, acronimo dei cognomi degli avvocati Bernardini, Di Brindisi e Franchi, che operano a livello nazionale rispettivamente nelle città di Bologna, Ferrara e Parma, ha tutelato il cliente Carife che ha ottenuto il rimborso delle azioni, che aveva comprato prima del 2011 e anche durante l’ultimo aumento di capitale. Un’operazione che in quel contesto sembrava vantaggiosa, in quanto il prezzo di mercato era fissato a 30 euro e l’azione veniva venduta a 21 euro. Sappiamo tutti poi la progressiva debacle del valore del titolo, fino a venire del tutto azzerato con il decreto salvabanche.
«È una sentenza - prosegue Di Brindisi - che cambia la dinamica dei rimborsi delle azioni. Innanzitutto, sono convinto che la battaglia legale da intraprendere sia da fare sul piano civile, anche perché sul piano penale la responsabilità è individuale ed è difficile da dimostrare per chi ha rilevato la banca. Una pratica civile da avviare dopo aver dato corso alla mediazione obbligatoria. Diciamo che in questo modo si toglie il giudizio di speculatori che troppo superficialmente e ingiustamente era stato dato a chi aveva comprato titoli della Carife. Occorre esaminare caso per caso ed individuare quali sono i punti favorevoli per ciascun risparmiatore. Ogni caso è singolo e la sentenza arrivata il 31 ottobre (tra l’altro la giornata del risparmio) dopo un giudizio brevissimo di solo 4 mesi apre quindi speranze e possibilità per altri azionisti di tornare in possesso delle loro azioni. Questa è la prima sentenza ferrarese in tal senso e mi auguro che ne seguiranno delle altre, abbiamo un altro centinaio di posizioni da seguire, tutti azionisti che a livello civile hanno fatto causa alla Nuova Carife per ottenere quei soldi che avevano perso dalla vecchia banca».
Visto che la Nuova Carife è stata assorbita dal gruppo Bper e tra pochi giorni cesserà addirittura di esistere per passare anche con il nome nella banca popolare, sarà proprio il gruppo modenese a questo punto secondo il tribunale a dover risarcire le azioni.
«Questo giudizio - conclude Di Brindisi - può cambiare definitivamente le sorti della spinosa vicenda Carife che ha visto coinvolte migliaia di famiglie ferraresi ,e non, che hanno investito i loro risparmi».
La ragione della condanna sta nella violazione da parte della vecchia Carife di alcune norme del Testo Unico Finanziario e del Regolamento Consob attuativo della Direttiva Mifid.
Importante soprattutto la circostanza che il Tribunale abbia respinto l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla difesa di Nuova Carife, osservando che questa risponde di tutti debiti della vecchia, compresi quelli derivanti da vendita di azioni o obbligazioni, purché conseguenti nullità o inadempimento.
Per gli avvocati Giovanni Franchi, Stefano Di Brindisi e Lucia Caccavo, che hanno seguito l'investitore, è una tappa fondamentale per la tutela degli azionisti di tutte le quattro banche, Carife, Carichieti, Banca Marche e Banca Etruria finite in amministrazione straordinaria, i quali, nessuno escluso, hanno la possibilità di recuperare i denari perduti. Ed analoga probabilità hanno gli obbligazionisti subordinati, che non hanno ricevuto, per qualche motivo il rimborso.
Sempre per il gruppo di avvocati civilisti tale provvedimento dimostra che «non è vero che non vi è altra strada che la costituzione di parte civile nei processi penali avviati contro amministratori e sindaci di quelle società. L'ordinanza pronunciata dal Tribunale di Ferrara dimostra che la via maestra è quella del giudizio civile».
Per la prima volta, in sede civile, un giudice del tribunale di Ferrara, Anna Ghedini, ha dato ragione a un azionista di Carife che aveva fatto causa alla Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara per l’azzeramento dei suoi titoli. La sentenza ha stabilito che la Nuova Carife (e quindi Bper ente ponte) è chiamata ora a risarcire 19.209,64 euro, frutto delle azioni che possedeva il richiedente al prezzo con cui le aveva acquistate.
L’azionista di Carife era difeso dall’avvocato Stefano Di Brindisi, dello studio legale regionale Bdf, specializzato in diritto bancario.
«Fino a questo momento - precisa l’avvocato Di Brindisi - era stata data quasi per scontata l’esclusione della responsabilità della Nuova Cassa di Risparmio ferrarese dalle pendenze della vecchia banca. Il giudice ha sentenziato invece il rimborso integrale delle azioni con la rivalutazione monetaria e il pagamento di tutte le spese, respingendo in toto le richieste dei legali della nuova banca ferrarese che chiedevano invece di non dover rispondere al risarcimento».
Lo studio Bdf, acronimo dei cognomi degli avvocati Bernardini, Di Brindisi e Franchi, che operano a livello nazionale rispettivamente nelle città di Bologna, Ferrara e Parma, ha tutelato il cliente Carife che ha ottenuto il rimborso delle azioni, che aveva comprato prima del 2011 e anche durante l’ultimo aumento di capitale. Un’operazione che in quel contesto sembrava vantaggiosa, in quanto il prezzo di mercato era fissato a 30 euro e l’azione veniva venduta a 21 euro. Sappiamo tutti poi la progressiva debacle del valore del titolo, fino a venire del tutto azzerato con il decreto salvabanche.
«È una sentenza - prosegue Di Brindisi - che cambia la dinamica dei rimborsi delle azioni. Innanzitutto, sono convinto che la battaglia legale da intraprendere sia da fare sul piano civile, anche perché sul piano penale la responsabilità è individuale ed è difficile da dimostrare per chi ha rilevato la banca. Una pratica civile da avviare dopo aver dato corso alla mediazione obbligatoria. Diciamo che in questo modo si toglie il giudizio di speculatori che troppo superficialmente e ingiustamente era stato dato a chi aveva comprato titoli della Carife. Occorre esaminare caso per caso ed individuare quali sono i punti favorevoli per ciascun risparmiatore. Ogni caso è singolo e la sentenza arrivata il 31 ottobre (tra l’altro la giornata del risparmio) dopo un giudizio brevissimo di solo 4 mesi apre quindi speranze e possibilità per altri azionisti di tornare in possesso delle loro azioni. Questa è la prima sentenza ferrarese in tal senso e mi auguro che ne seguiranno delle altre, abbiamo un altro centinaio di posizioni da seguire, tutti azionisti che a livello civile hanno fatto causa alla Nuova Carife per ottenere quei soldi che avevano perso dalla vecchia banca».
Visto che la Nuova Carife è stata assorbita dal gruppo Bper e tra pochi giorni cesserà addirittura di esistere per passare anche con il nome nella banca popolare, sarà proprio il gruppo modenese a questo punto secondo il tribunale a dover risarcire le azioni.
«Questo giudizio - conclude Di Brindisi - può cambiare definitivamente le sorti della spinosa vicenda Carife che ha visto coinvolte migliaia di famiglie ferraresi ,e non, che hanno investito i loro risparmi».
La ragione della condanna sta nella violazione da parte della vecchia Carife di alcune norme del Testo Unico Finanziario e del Regolamento Consob attuativo della Direttiva Mifid.
Importante soprattutto la circostanza che il Tribunale abbia respinto l'eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla difesa di Nuova Carife, osservando che questa risponde di tutti debiti della vecchia, compresi quelli derivanti da vendita di azioni o obbligazioni, purché conseguenti nullità o inadempimento.
Per gli avvocati Giovanni Franchi, Stefano Di Brindisi e Lucia Caccavo, che hanno seguito l'investitore, è una tappa fondamentale per la tutela degli azionisti di tutte le quattro banche, Carife, Carichieti, Banca Marche e Banca Etruria finite in amministrazione straordinaria, i quali, nessuno escluso, hanno la possibilità di recuperare i denari perduti. Ed analoga probabilità hanno gli obbligazionisti subordinati, che non hanno ricevuto, per qualche motivo il rimborso.
Sempre per il gruppo di avvocati civilisti tale provvedimento dimostra che «non è vero che non vi è altra strada che la costituzione di parte civile nei processi penali avviati contro amministratori e sindaci di quelle società. L'ordinanza pronunciata dal Tribunale di Ferrara dimostra che la via maestra è quella del giudizio civile».
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