ruina - opera di mucchiati
Sabato ritorna in chiesa la pala d’altare
RUINA. Con un’omelia multiculturale, frammentata da aspetti liturgici e storico artistici monsignor Massimo Manservigi, parroco della chiesa di Santo Stefano, ha raggiunto due obiettivi: commentare...
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RUINA. Con un’omelia multiculturale, frammentata da aspetti liturgici e storico artistici monsignor Massimo Manservigi, parroco della chiesa di Santo Stefano, ha raggiunto due obiettivi: commentare la pagina del Vangelo letta durante la messa e presentare la Pala d’altare raffigurante San Martino della chiesa di Ruina, appena restaurata.
«Per leggere esattamente il messaggio che viene da questa tela – ha sottolineato il sacerdote – è doveroso ricordare la biografia del santo, prima militare e poi al termine di un percorso molto travagliato, vescovo di Tours. Nato a Salaria nel 316 o 17 e morto a Candes nel 397, compì il generoso gesto di donare metà del suo mantello ad un povero per essere poi deriso dai suoi commilitoni. Un particolare questo che ci riporta al colore rosso con cui è stato raffigurato il mantello, lo stesso della tunica porpora con cui fu vestito Gesù nel momento della passione».
Martino fu un soldato fino ai 25 anni quando la carriera militare terminava, poi conobbe il vescovo Ilario, divenne suo fedele allievo fino a fondare un monastero; scelta molto dura poiché il vescovo era ariano e quindi per questa adesione furono entrambi perseguitati ed esiliati. Tornato in patria Martino si rifugiò nel suo monastero poi per il suo vivere la cristianità nella più assoluta povertà, venne acclamato vescovo, continuando però a vivere in una capanna, visitando i poveri ed i carcerati e partecipando solo alle funzioni religiose importanti». Notizie importanti che oltre a definire la personalità di questo santo ricordato soprattutto per le castagne, hanno ispirato diversi artisti come Simone Martini che utilizzò gli episodi della sua vita per affrescare una cappella ad Assisi, il pittore spagnolo El Greco o più semplicemente il semisconosciuto Alberto Mucchiati, autore della pala di Ruina. Nato a Fiscarolo nel 1744, insegnante all’Accademia delle Belle Arti e discepolo del Tiepolo, Mucchiati morì a Ferrara nel 1828; realizzò moltissime tele per le nostre chiese; ve ne sono infatti a san Giuliano, a san Gregorio mentre un Transito di san Giuseppe si trova nella Pinacoteca di Cento. «Nella pala di san Martino – ha proseguito il monsignore, parlando stavolta come critico d’arte – abbiamo in alto il cielo sulla terra con la presenza degli angeli, un paesaggio con castello segno del potere che Martino abbandoner , lo sguardo del cavallo che guarda l’osservatore ed il santo che invece tiene in mano una spada con l’impugnatura a forma di croce con cui taglia il mantello rosso, simbolo della carità, virtù che segnò tutta la sua vita facendone uno dei più grandi santi della chiesa».
L’opera di recupero si concluderà sabato, quando la pala tornerà nella sua chiesa di Ruina: alle 15.30 la presentazione della pala restaurata, alle 16.30 la celebrazione della messa in onore del Patrono, cui seguirà un buffet presso la canonica.
Margherita Goberti
«Per leggere esattamente il messaggio che viene da questa tela – ha sottolineato il sacerdote – è doveroso ricordare la biografia del santo, prima militare e poi al termine di un percorso molto travagliato, vescovo di Tours. Nato a Salaria nel 316 o 17 e morto a Candes nel 397, compì il generoso gesto di donare metà del suo mantello ad un povero per essere poi deriso dai suoi commilitoni. Un particolare questo che ci riporta al colore rosso con cui è stato raffigurato il mantello, lo stesso della tunica porpora con cui fu vestito Gesù nel momento della passione».
Martino fu un soldato fino ai 25 anni quando la carriera militare terminava, poi conobbe il vescovo Ilario, divenne suo fedele allievo fino a fondare un monastero; scelta molto dura poiché il vescovo era ariano e quindi per questa adesione furono entrambi perseguitati ed esiliati. Tornato in patria Martino si rifugiò nel suo monastero poi per il suo vivere la cristianità nella più assoluta povertà, venne acclamato vescovo, continuando però a vivere in una capanna, visitando i poveri ed i carcerati e partecipando solo alle funzioni religiose importanti». Notizie importanti che oltre a definire la personalità di questo santo ricordato soprattutto per le castagne, hanno ispirato diversi artisti come Simone Martini che utilizzò gli episodi della sua vita per affrescare una cappella ad Assisi, il pittore spagnolo El Greco o più semplicemente il semisconosciuto Alberto Mucchiati, autore della pala di Ruina. Nato a Fiscarolo nel 1744, insegnante all’Accademia delle Belle Arti e discepolo del Tiepolo, Mucchiati morì a Ferrara nel 1828; realizzò moltissime tele per le nostre chiese; ve ne sono infatti a san Giuliano, a san Gregorio mentre un Transito di san Giuseppe si trova nella Pinacoteca di Cento. «Nella pala di san Martino – ha proseguito il monsignore, parlando stavolta come critico d’arte – abbiamo in alto il cielo sulla terra con la presenza degli angeli, un paesaggio con castello segno del potere che Martino abbandoner , lo sguardo del cavallo che guarda l’osservatore ed il santo che invece tiene in mano una spada con l’impugnatura a forma di croce con cui taglia il mantello rosso, simbolo della carità, virtù che segnò tutta la sua vita facendone uno dei più grandi santi della chiesa».
L’opera di recupero si concluderà sabato, quando la pala tornerà nella sua chiesa di Ruina: alle 15.30 la presentazione della pala restaurata, alle 16.30 la celebrazione della messa in onore del Patrono, cui seguirà un buffet presso la canonica.
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