sono 700 gli irriducibili in nidi e materne
«Un delitto far tornare le malattie»
Vagnini (Asl): trovato un muro tra chi avversa le immunizzazioni
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La campagna per la vaccinazione obbligatoria di bambini e ragazzi fino a 16 anni ha avuto un buon esito nella scuola dell’obbligo, con poche defezioni (le famiglie ora rischiano la sanzione pecuniaria), mentre si è scontrata contro un vero e proprio muro eretto dagli “irriducibili” in nidi e materne.
Il conto che fa Marisa Cova, responsabile del Modulo prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili (Asl), parte dai circa 3.200 bambini e ragazzi non vaccinati o vaccinati solo in parte in provincia rispetto alle prescrizioni della nuova legge (nove vaccinazioni obbligatorie più la varicella per chi è nato quest’anno) per arrivare ad una stima di circa 700 piccoli (500 della materna e 200 dei nidi) che probabilmente non saranno immunizzati nei prossimi mesi e rischiano di essere espulsi («alcune famiglie hanno già sospeso la frequenza», ha annunciato Marisa Cova). Per chi vuole mettersi in regola c’è tempo fino al 10 marzo 2018, dicono all’Asl, «ma sappiamo già che più o meno quello sarà il numero dei bimbi che non saranno vaccinati - prevede la dirigente Asl - l’atteggiamento da parte dei genitori è di chiusura totale e, anche se abbiamo derogato ad alcune regole per aprire un dialogo con loro, molti non hanno neanche voluto incontrare gli operatori». L’adesione agli inviti dell’Asl, rivolti alle famiglie “inadempienti”, è stata piuttosto bassa: circa il 30-40%. «Per spiegare l’utilità della vaccinazione a chi è contrario o è poco convinto abbiamo sprecato risorse importanti per tenere aperti gli ambulatori, formare il personale, invitare le famiglie e ripetere l’invito. Ma ci siamo scontrati con una presa di posizione pregiudiziale», ha affermato il direttore generale Asl, Claudio Vagnini.
L’opposizione alla vaccinazione non ha un fondamento scientifico, hanno spiegato i dirigenti Asl a margine della conferenza stampa dedicata alla vaccinazione antinfluenzale, ma «oggi si tende a minimizzare il valore di questa importante attività di prevenzione - ha detto Vagnini - anche perché le campagne degli scorsi decenni hanno praticamente causato la scomparsa di alcune malattie che prima erano diffusissime, come la pertosse, e pericolosissime. Così si rischia di fare rientrare in circolazione agenti patogeni che non avevano più uno spazio per diffondersi. Ed è un vero delitto».
Il conto che fa Marisa Cova, responsabile del Modulo prevenzione e controllo delle malattie trasmissibili (Asl), parte dai circa 3.200 bambini e ragazzi non vaccinati o vaccinati solo in parte in provincia rispetto alle prescrizioni della nuova legge (nove vaccinazioni obbligatorie più la varicella per chi è nato quest’anno) per arrivare ad una stima di circa 700 piccoli (500 della materna e 200 dei nidi) che probabilmente non saranno immunizzati nei prossimi mesi e rischiano di essere espulsi («alcune famiglie hanno già sospeso la frequenza», ha annunciato Marisa Cova). Per chi vuole mettersi in regola c’è tempo fino al 10 marzo 2018, dicono all’Asl, «ma sappiamo già che più o meno quello sarà il numero dei bimbi che non saranno vaccinati - prevede la dirigente Asl - l’atteggiamento da parte dei genitori è di chiusura totale e, anche se abbiamo derogato ad alcune regole per aprire un dialogo con loro, molti non hanno neanche voluto incontrare gli operatori». L’adesione agli inviti dell’Asl, rivolti alle famiglie “inadempienti”, è stata piuttosto bassa: circa il 30-40%. «Per spiegare l’utilità della vaccinazione a chi è contrario o è poco convinto abbiamo sprecato risorse importanti per tenere aperti gli ambulatori, formare il personale, invitare le famiglie e ripetere l’invito. Ma ci siamo scontrati con una presa di posizione pregiudiziale», ha affermato il direttore generale Asl, Claudio Vagnini.
L’opposizione alla vaccinazione non ha un fondamento scientifico, hanno spiegato i dirigenti Asl a margine della conferenza stampa dedicata alla vaccinazione antinfluenzale, ma «oggi si tende a minimizzare il valore di questa importante attività di prevenzione - ha detto Vagnini - anche perché le campagne degli scorsi decenni hanno praticamente causato la scomparsa di alcune malattie che prima erano diffusissime, come la pertosse, e pericolosissime. Così si rischia di fare rientrare in circolazione agenti patogeni che non avevano più uno spazio per diffondersi. Ed è un vero delitto».
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