Il cashmere ferrarese alla conquista dei mercati mondiali
La “Settefili” di Michele Pagliero eccellenza dell’Italian Style La favola di un’azienda che sta esportando con successo
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Il cashmare “made in Fe” sta conquistando i mercati internazionali. Il merito di questa impresa produttiva, da prendere a modello fra tante belle realtà artigianali della nostra provincia, va all’esperienza e alla passione di Michele Pagliero. Dopo anni di lavoro a Milano nel campo del tessile, ha costruito a Ferrara la “Settefili Cashmere”, azienda in continua espansione. Il segreto del successo crescente di questo marchio ferrarese esportato nel mondo va ricercato nella produzione di maglieria italiana di altissima qualità, attraverso il lavoro di manodopera qualificata locale, altamente specializzata.
«Questo patrimonio di eccellente cultura produttiva – sottolinea Pagliero – rischiava di essere travolto dalla crisi del 2008, in quanto un’altra azienda storica del settore tessile stava cessando l’attività, disperdendo il passato nel nulla».
Dalla chiusura è nata un’opportunità derivata proprio dalla manodopera specializzata in un settore nel quale la figura artigianale della magliaia va lentamente scomparendo.
«Il mio team – dichiara l’imprenditore - è nato nel 2011, grazie all’aiuto di mia moglie Elena e della signora Patrizia, poi ci siamo allargati. Siamo riusciti a contrastare un andamento negativo globale, crescendo ogni anno, sia dal punto di vista del fatturato, che in termini di risorse umane. Penso che la formula vincente sia rimodulare il dialogo tra l’imprenditore e la forza lavoro e allo stesso modo cambiare il rapporto tra l’esperienza della manodopera di qualità e nuove visioni di prodotto contemporaneo».
La “Settefile Cashmere” è in grado di coniugare la grande esperienza lavorativa artigianale dei propri dipendenti, con una ricerca di mercati lontani in grado di acquistare il prodotto. Non a caso le imprese ferraresi che hanno resistito alla lunga crisi economica di questi anni sono proprio quelle che hanno avuto maggiori rapporti con il mercato estero. Tenendo alto il blasone dell’Italian Style, l’azienda ferrarese produce cashmere destinato in gran parte al Giappone (35% di prodotti venduti solo nella patria del Sol Levante); il 40% va al mercato internazionale europeo con un aumento negli ultimi anni nei paesi scandinavi; un 10% nel restante mercato internazionale dagli Stati Uniti al rimanente mercato asiatico (soprattutto Corea; infine solo il 15% è destinato al mercato italiano.
«Sono stati anni di crescita importante – sottolinea il titolare della “Settefili Cashmere” – perché recentemente abbiamo investito su una nuova sede in via Majocchi Plattis 23 nel villaggio artigianale San Giorgio – prendendo un capannone che era sfitto da un paio d’anni e lì abbiamo trasferito il nostro laboratorio che in precedenza si trovava in via Zandonai e al piano superiore ci sono gli uffici per i rapporti con i clienti e il reparto vendite (fruibile solo su prenotazione). Quest’anno abbiamo investito anche su nuovi macchinari più moderni e tecnologici per migliorare il processo produttivo, in particolare lavatrici. ll prossimo passo sarà quello sull’informatica e telecomunicazioni, con il contributo della “22hgb” di Poggio Renatico, per migliorare il sito e ampliare il mercato e-commerce».
«Il futuro che immagino per “Settefili Cashmere” – conclude Michele Pagliero – è un percorso di crescita controllata, questo per proteggere il valore della nostra realtà. Devo dire che a Ferrara ho trovato un ambiente ideale per svolgere al meglio l’attività artigianale, grazie anche ai rapporti che ho avuto con la Cna ferrarese e in particolare con Alessandro Fortini. Anche con il cashmere si può esportare il marchio di Ferrara nel mondo. Abbiamo anche molti buyer internazionali che per curiosità vengono a visitare Ferrara: la città e il nostro laboratorio e vi assicuro che ne rimangono affascinati». (g.p.z.)
«Questo patrimonio di eccellente cultura produttiva – sottolinea Pagliero – rischiava di essere travolto dalla crisi del 2008, in quanto un’altra azienda storica del settore tessile stava cessando l’attività, disperdendo il passato nel nulla».
Dalla chiusura è nata un’opportunità derivata proprio dalla manodopera specializzata in un settore nel quale la figura artigianale della magliaia va lentamente scomparendo.
«Il mio team – dichiara l’imprenditore - è nato nel 2011, grazie all’aiuto di mia moglie Elena e della signora Patrizia, poi ci siamo allargati. Siamo riusciti a contrastare un andamento negativo globale, crescendo ogni anno, sia dal punto di vista del fatturato, che in termini di risorse umane. Penso che la formula vincente sia rimodulare il dialogo tra l’imprenditore e la forza lavoro e allo stesso modo cambiare il rapporto tra l’esperienza della manodopera di qualità e nuove visioni di prodotto contemporaneo».
La “Settefile Cashmere” è in grado di coniugare la grande esperienza lavorativa artigianale dei propri dipendenti, con una ricerca di mercati lontani in grado di acquistare il prodotto. Non a caso le imprese ferraresi che hanno resistito alla lunga crisi economica di questi anni sono proprio quelle che hanno avuto maggiori rapporti con il mercato estero. Tenendo alto il blasone dell’Italian Style, l’azienda ferrarese produce cashmere destinato in gran parte al Giappone (35% di prodotti venduti solo nella patria del Sol Levante); il 40% va al mercato internazionale europeo con un aumento negli ultimi anni nei paesi scandinavi; un 10% nel restante mercato internazionale dagli Stati Uniti al rimanente mercato asiatico (soprattutto Corea; infine solo il 15% è destinato al mercato italiano.
«Sono stati anni di crescita importante – sottolinea il titolare della “Settefili Cashmere” – perché recentemente abbiamo investito su una nuova sede in via Majocchi Plattis 23 nel villaggio artigianale San Giorgio – prendendo un capannone che era sfitto da un paio d’anni e lì abbiamo trasferito il nostro laboratorio che in precedenza si trovava in via Zandonai e al piano superiore ci sono gli uffici per i rapporti con i clienti e il reparto vendite (fruibile solo su prenotazione). Quest’anno abbiamo investito anche su nuovi macchinari più moderni e tecnologici per migliorare il processo produttivo, in particolare lavatrici. ll prossimo passo sarà quello sull’informatica e telecomunicazioni, con il contributo della “22hgb” di Poggio Renatico, per migliorare il sito e ampliare il mercato e-commerce».
«Il futuro che immagino per “Settefili Cashmere” – conclude Michele Pagliero – è un percorso di crescita controllata, questo per proteggere il valore della nostra realtà. Devo dire che a Ferrara ho trovato un ambiente ideale per svolgere al meglio l’attività artigianale, grazie anche ai rapporti che ho avuto con la Cna ferrarese e in particolare con Alessandro Fortini. Anche con il cashmere si può esportare il marchio di Ferrara nel mondo. Abbiamo anche molti buyer internazionali che per curiosità vengono a visitare Ferrara: la città e il nostro laboratorio e vi assicuro che ne rimangono affascinati». (g.p.z.)
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