La sala d’attesa è chiusa, a Ferrara il bus si aspetta al freddo
Pendolari sul piede di guerra chiedono alla Tper di riaprire la struttura di via del Lavoro. Vandali e gravi episodi hanno costretto l’azienda a mettere i lucchetti
FERRARA. «Noi poveri pendolari ci chiediamo come mai dobbiamo attendere le corriere fuori, in via del Lavoro (dietro la stazione) quando esiste una struttura perennemente chiusa al pubblico. Ora è niente rispetto all’inverno dove ci attende il freddo e tutte le condizioni atmosferiche immaginabili». Ecco, perché? La sala d’attesa è chiusa da mesi, la biglietteria non funziona dal primo di luglio eppure la stazione ospita decine e decine di corse ogni giorno, bus non solo di Tper che arrivando e ripartono da ogni parte della provincia.
Chiara Bisquoli ha vent’anni e viaggia da Cento: «Con giornate come quella di oggi, dove tira vento freddo e la pioggia è incessante, facciamo fatica a stare qui fuori - dice chiusa nel giubbotto - Si, potremmo anche andare in stazione ma non lo facciamo perché alla fine stiamo tutti qui ad aspettare il bus. Non oso immaginare come sarà tra qualche settimana...».
Davanti alla porta di ingresso della sala d’attesa è stato montato un cancello, tutto è blindato e sbirciando dalle inferriate si vede un luogo accogliente, spazioso e pulito con anche le macchinette automatiche dove si facevano i biglietti. «Una volta era molto comodo - fa presente Chiara Gallerani - Chi non aveva l’abbonamento trovava tutto qui e durante l’inverno comunque un posto al caldo l’avevamo».
«La verità è che per colpa di pochi stiamo pagando tutti - fa eco una ragazzina minorenne che viene a scuola a Ferrara - C’erano gruppi di ragazzi che ne facevano di tutti i colori là dentro. Si divertivano a distruggere ogni cosa, fumavano, imbrattavano i muri. Io alla fine non ci entravo nemmeno più vista la gente che bazzicava all’interno». La conferma arriva anche da uno degli autisti dei bus, «Non potevano lasciare aperto purtroppo, non senza sorveglianza continua. Ne avevamo una al giorno e c’era gente che l’aveva presa per un dormitorio».
A convincere i responsabili di Tper a chiudere, due episodi gravi che non hanno permesso la continuità del servizio per motivi di sicurezza. «Viaggio da Bondeno, è un servizio decisamente comodo per chi deve fare commissioni in centro - spiega Lorenzo Felloni - ma stare così al freddo è una vergogna. Ecco, io avrei preso volentieri un caffè, qualcosa di caldo oppure mi sarei riposato un pochino seduto dentro. Almeno i servizi igienici, almeno quelli. Capisco che non è facile gestire certe situazioni ma alla fine i servizi li paghiamo, nessuno ci regala niente. Mandino qualche militare anche qui, cosa dobbiamo fare? Non possiamo star tranquilli noi per qualche ragazzino maleducato o persone che non hanno altro luogo dove dormire? Ma per favore...». Nonostante la corsa e lo scatto sul marciapiede, Francesco Corti di Vigarano perde comunque la corriera. «Cerco di arrivare più o meno in tempo per non aspettare troppo e invece...adesso starò anche io qui al freddo - dice con ironia - Funziona sempre tutto al contrario. Centinaia di persone a prendere l’acqua perché qualcuno non sa stare al mondo. Ma Tper deve intervenire, chiudere non è la soluzione migliore ed anche il messaggio che passa non va bene».
«È vero, non possiamo e non dobbiamo subire certe situazioni ma l’indifferenza non aiuta - dice con forza una signora - Bisognerebbe iniziare a non permettere certe situazioni che invece sono sempre sotto gli occhi di tutti. E noi perdiamo ogni giorno servizi e opportunità».
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