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«Ferrara ancora scossa dopo due terremoti»

di Gian Pietro Zerbini
«Ferrara ancora scossa dopo due terremoti»

Perego: il primo è stato quello naturale del 2012, l’altro quello bancario di Carife Messaggio a Bper: non basta comprare la banca a 1 euro, bisogna ridare fiducia

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Monsignor Gian Carlo Perego ieri mattina è venuto in visita alla redazione della Nuova Ferrara. Accompagnato dal vicario generale monsignor Massimo Manservigi, l’arcivescovo si è intrattenuto per oltre un’ora con il direttore Luca Traini e i giornalisti affrontando un dialogo che ha visto toccare vari argomenti della vita sociale, lavorativa e religiosa di Ferrara e provincia.

A poco più di 4 mesi dal suo arrivo a Ferrara, Perego ha dato una linea ben precisa al suo episcopato.

Monsignor Perego, come si trova a Ferrara?

«Bene, è una città a misura di uomo, anche le persone che ho incontrato mi hanno fatto una buona impressione».

Da buon ferrarese usa anche la bicicletta?

«Me l’hanno regalata i giovani dell’oratorio quando sono stato ordinato vescovo. La uso per andare in seminario attraverso la pista ciclabile, fa bene anche per bilanciare gli effetti della cucina ferrarese molto invitante e calorica».

Cosa l’ha colpita delle persone ferraresi, avrà sentito anche lamentale, in questo periodo non mancano certamente...

«Ho avvertito ovviamente la preoccupazione sul piano sociale di tante persone, derivate anche da due terremoti, uno di carattere ambientale ed effettivo, l’altro di natura economico bancaria, che ha lasciato tante persone in difficoltà».

Su questo argomento, del crac di Carife, lei è stato molto duro con chi ha provocato tutto questo dissesto ai danni dei risparmiatori. Che idea si è fatto?

«La città purtroppo ha sperimentato quando la finanza governa l’economia e non salvaguardia il risparmio. Tante famiglie con questo default hanno finito di sognare, non sono state tutelate, è stato una grande perdita di risorse economiche per tutto il territorio. La speranza è che le istituzioni e anche il sistema bancario, con la nuova banca, producano strumenti di salvaguardia dei risparmiatori, cercando di venire incontro a quanti hanno perso soldi e speranze».

Un invito non tanto velato a Bper che subentra a Carife?

«Non si può soltanto comprare la banca ad 1 euro, è importante riconquistare la fiducia dei risparmiatori, per fare in modo che si ritorni ad avere un punto di riferimento per il territorio e salvaguardare l’occupazione».

Come diocesi avete istituito un fondo per chi è senza lavoro?

«Abbiamo voluto dare un segnale di speranza in un periodo difficile, caratterizzato da tante difficoltà. C’è preoccupazione leggendo i dati sul lavoro soprattutto nel settore agricolo stagionale».

Sempre più parrocchie per via di un clero sempre più avanti con gli anni rimangono senza sacerdote e punto di riferimento. Come sta affrontando questo problema pastorale?

«Già nel 2000, con l’arcivescovo Caffarra, era stato fatto un progetto per ripensare il territorio diocesano, a distanza di 17 anni l’argomento è più che mai attuale e sono previsti accorpamenti di parrocchie attraverso la contiguità territoriale. Occorre istituire una via di mezzo tra la parrocchia e il vicariato che è l’unità o comunità pastorale con sacerdoti che possono aggregarsi e coprire un territorio formato da più parrocchie. Insieme al consiglio presbiteriale verranno decise eventuali accorpamenti. Tra l’altro possiamo contare su un seminario tra i più ricchi dell’intera regione con 19 teologi. Occorre dare più responsabilità a figure pastorali come diaconi permanenti, accoliti e lettori in grado di diventare punti di riferimento in quelle comunità dove manca il sacerdote».

Lo stato di salute dell’associazionismo cattolico?

«Devo dire che a fronte di una crisi generalizzata dell’associazionismo, vedo alcuni segnali di vitalità giovanile dall’azione cattolica e dagli scout, con un buon lavoro soprattutto sui giovani».

Lei è vescovo di Ferrara e di Comacchio, che differenze vede tra le due realtà territoriali?

«Ferrara ha una dimensione strutturata di città, Comacchio più da grande paese con una forte identità sul piano religioso ed associativa, ma le distanze non sono così marcate. Nel delta è più sentito il fenomeno del calo demografico con sempre meno giovani e una mancata attrazione alla migrazione. Se Ferrara si attesta al 15%, ci sono aree come quella di Goro dove si registra solamente l’1,6%».

Quale sarebbe secondo lei un tema su cui bisognerebbe approfondire meglio l’informazione?

«Sicuramente l’ambiente e i problemi legati all’inquinamento. La città di Ferrara poi ha un polo chimico di forte impatto che bisognerebbe monitorare in continuazione per la salvaguardia della città. Non è l’Ilva di Taranto, ma occorre prestare attenzione all’ambiente. Inoltre è importante la tutela dell’agricoltura. Ma c’è dell’altro».

Per esempio?

«C’è un altro aspetto molto importante per la città su cui bisognerebbe focalizzare l’attenzione ed è rappresentato dagli oltre 20mila studenti dell’Università. È una realtà significativa e infine...»

Dica pure...

«Infine non sottovaluterei il discorso terremoto e le pesanti conseguenze che ancora ha sulla nostra realtà territoriale. Solo in campo ecclesiastico ci sono ancora 70 chiese chiuse dopo 5 anni e mezzo dal sisma, tra l’altro nessuna parrocchia aveva l’assicurazione. Abbiamo ancora monumenti chiusi e anche il duomo deve fare i conti con un lungo cantiere. Dopo la messa in sicurezza, causa un restauro non adeguato negli anni Ottanta, bisognerà intervenire a lungo sulla facciata. Siamo in attesa che si sblocchino le risorse ministeriali con l’arrivo 7,7 milioni per il restauro».

Tornando alla denatalità, lei recentemente ha posto il dito anche sulle ripercussioni che questo fenomeno avrà anche sulle scuole della provincia.

«Certamente, il tema della scuola e dell’istruzione è fondamentale per il territorio. Teniamo presente che a Ferrara la crescita degli stranieri si è fermata e di conseguenza ci avviamo verso un periodo in cui ci saranno meno studenti e questo comporterà delle chiusure di scuole, comprese anche quelle cattoliche».

Scenari un po’ preoccupanti. Ci sono degli elementi su cui sperare nel futuro?

«Ho visto tante belle realtà nascere ed operare nel territorio ferrarese in questi primi mesi di visite e incontri. Dalle scuole professionali che avviano i ragazzi al lavoro, a chi lavora con impegno nel volontariato».

Un’ultima osservazione sulla Spal?

«È una bellissima realtà per la città di Ferrara. Ho visto alla Giostra del Monaco il presidente Mattioli e gli ho consigliato dei rafforzi in difesa. Mi ha risposto che siamo a posto così».

Andrà allo stadio?

«Può darsi, sicuramente mi piacerebbe vedere uno Spal-Cremonese, naturalmente in serie A».

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