Fico Eataly World dopo quattro anni diventa realtà
Farinetti: l'Italia deve raddoppiare i suoi turisti, Fico serve a questo
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BOLOGNA. Sono passati quattro anni da quando il Caab, il mercato ortofrutticolo di Bologna, propose al patron di Eataly di trasformare una parte degli spazi, diventati troppo grandi, in una cittadella del cibo. Mercoledì 15, dopo l'inaugurazione di martedì, alla quale è atteso il premier Paolo Gentiloni, Fico aprirà al pubblico, ogni giorno dalle 10 a mezzanotte, con l'obiettivo di attirare sei milioni di visitatori all'anno. Un pò parco giochi, un po’ centro commerciale, con oltre 40 ristoranti nei quali si possono assaggiare le specialità di tutte le regioni d'Italia. Ma anche un ampio spazio esterno, con animali e coltivazioni, dove si possono imparare le differenze fra le varie razze bovine, vedere all'opera i cani da tartufo, passeggiare in un vigneto dove ci sono i principali vitigni italiani o in un frutteto che presenta i “frutti dimenticati”. Sulla scia dell'Expo, ma con una vocazione decisamente più pop, Fico punta in particolare sul turismo internazionale. «L'Italia - ha detto Farinetti - deve passare da 50 a 100 milioni di turisti. Fico serve a questo. Vogliamo parlare del cibo partendo dall'inizio e non dalla fine: ovvero dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla trasformazione. E perché l'Italia ha la più grande biodiversità edibile del
mondo». Fra i vari stand si potranno imparare le tecniche di produzione dell'olio, del vino, dei formaggi e delle altre eccellenze italiane. «Qui a Bologna - ha detto Farinetti rivolgendosi al sindaco Merola - abbiamo trovato le condizioni ideali, perché la politica ha capito questo progetto e ha risposto con una velocità incredibile. Quando ci lamentiamo della burocrazia, spesso è un'alibi per la nostra pigrizia, perché la differenza la fanno sempre gli umani, come in questo caso».
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La città si prepara ad accogliere Fico anche con la creazione di una nuova linea di tram che collegherà la stazione all'area, che si trova ad alcuni chilometri dal centro della città. «Da Bologna parte un potente messaggio del made in Italy che promuove l'intero Paese. Questa non è la mecca del consumismo, ma un luogo di educazione», ha detto il sindaco. Che ha colto anche l'occasione per scherzare sul piatto che, nonostante in città non esista, è diventato, malgrado tutto, uno dei simboli della cucina locale nel mondo: «È la nostra piccola vendetta sugli spaghetti alla bolognese». Su un terreno di proprietà comunale, hanno finanziato
l'impresa 25 investitori raccolti dalla finanziaria immobiliare Prelios. Dentro Fico, fra staff dell'organizzazione e ristoranti, lavorano 700 persone. Altri 4mila sono, secondo Prelios, gli altri posti di lavoro che saranno creati nell'indotto: dalle aziende produttive alle ricadute turistiche sulla città.
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