La Nuova Ferrara

Ferrara

l’iniziativa 

Codigoro ricorda i suoi pittori

Codigoro ricorda i suoi pittori

Maxi pannelli con le loro opere da ieri in viale Giovanni XXIII

2 MINUTI DI LETTURA





CODIGORO. Nell'ambito della Sagra di San Martino, patrono di Codigoro, la sindaca, Alice Zanardi e l’assessore Stefano Adami, alle 11.30 di ieri mattina hanno inaugurato quattro pannelli relativamente altrettanti artisti nati o vissuti a Codigoro.

Il taglio del nastro lo ha effettuato la prima cittadina, attorniata da tantissima gente che ha molto apprezzato l’iniziativa. Si tratta, di quattro maxi pannelli dedicati alla memoria di artisti. L’idea, infatti, di un ricordo perenne sistemato lungo il viale Giovanni XXIII, a Codigoro, è nata dal pittore, Renzo Piccoli e dal rappresentante di “Insieme si può”, Gino Villiam Pozzati.

Sul muro di cinta dell’Oratorio Salesiani, sono state occupate quattro nicchie nelle quali sono stati fissati questi pannelli, riguardanti, Guido Monaco, frate benedettino di Pomposa, dal 1033 a oltre il 1040, teorico musicale ideatore del tetragramma ovvero del trattato musicale Micrologus con cui ha rivoluzionato il rigo musicale tutt'ora vigente. A seguire, verso i giorni nostri, un altro pannello “parla” del pittore, Ludovico Lana, nato a Codigoro, nel 1597 e morto a Modena nel 1646. Era un pittore che realizzò una sintesi, tra l’altro, personale dei grandi pittori emiliani della sua epoca. Fu allievo dello Scarsellino. Terza gigantografia, dedicata allo scultore, Mario Sarto, nato in via Roma a Codigoro, nel 1885. Sarto si è diplomato alla "Dosso Dossi" ed ha lasciato, come testimonianza della sua arte, un monumento ai Caduti a Codigoro ed uno a Mezzogoro. A Codigoro fin da ora, si lavora per preparare una grande cerimonia, nel 2025, in memoria dei 70 anni dalla scomparsa del concittadino illustre. Chiude i memorial’s, una nicchia tutta per il pittore Mario Capuzzo che l'attuale Amministrazione Comunale ha voluto riconoscere tra i più illustri suoi figli adottivi. Capuzzo nacque a Badia Polesine nel 1902 ma “piovve” a Codigoro, nel 1950, a bordo di una vecchia peata veneta dove visse parecchi anni per poi trasferirsi sulla terra ferma, anzi, sulle sabbie di Ponte Maodino, in uno chalet sul Canale Galvano, tra salici piangenti le cui cime accarezzavano le acque quiete e lente dell'invaso.

Vincenzo Trapella



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google