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Ai trafficanti piacciono le spiagge del Parco del Delta

Siamo ormai ad un record dopo l’altro: prima Ferrara ora Ravenna, in tutto, aritmetica alla mano, 5 tonnellate di droga, 50 milioni di euro di valore. Numeri da capogiro, che indicano più di ogni...

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Siamo ormai ad un record dopo l’altro: prima Ferrara ora Ravenna, in tutto, aritmetica alla mano, 5 tonnellate di droga, 50 milioni di euro di valore. Numeri da capogiro, che indicano più di ogni altro fatto, cosa sta succedendo sulle nostre coste. Dove arrivano i carichi spediti dalla Albania, dalla «mafia» locale che ha trovato una nuova rotta nei traffici di droga, di marijuana e hashish prodotte a tonnellate nelle campagne albanesi, e poi distribuite attraverso una rete di scafisti, camionisti, spacciatori di alto livello e via via fino al basso.

Si provi allora a guardare le due zone in cui sono avvenuti i sequestri sulla nostra costa: distano una decina di chilometri, ma soprattutto sono due zone di protezione ambientale. Dove i trafficanti, sicuramente, anche in passato hanno fatto arrivare altri carichi. Zone verdi protette, la prima, l’area delle vene di Bellocchio a Lido Spina, la seconda alla foce del Bevano in piano parco del Delta del Po (sponda ravennate). Spiagge sicure, dove non c’è nessuno e poi strade e stradine che si perdono nelle pinete.

Dove, come abbiamo visto, è possibile fuggire: a Lido Spina, tre dei camionisti alla guida dei furgoni, e a lido di Classe i due coinvolti nella sparatoria. Particolare anche questo che la dice lunga sulla pericolosità dei trafficanti senza scrupoli e armati. Ora le indagini tra Ferrara e Ravenna sicuramente avranno impulso maggiore, alla luce del fatto che i due sequestri potrebbero assolutamente essere collegati, almeno per il punto di partenza, Albania, dove i gruppi di trafficanti hanno scelto l’Alto Adriatico come nuovo punto base per arrivi e distribuzione.

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