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«Ci fosse stato il guard rail Davide si sarebbe salvato»

«Ci fosse stato il guard rail Davide si sarebbe salvato»

Comacchio, incidente mortale: famiglia contro dirigenti e presidente Provincia Il pm chiede l’archiviazione: il ragazzo andava forte e non aveva la cintura

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COMACCHIO. Per la procura erano state la velocità troppo elevata e il mancato uso della cintura di sicurezza a determinare l’uscita di strada e a provocare la morte di Davide Nordi, il comacchiese di 21 anni deceduto all’alba del 18 settembre 2016 mentre rincasava in auto da Massa Fiscaglia lungo la via Del Mare. Per i famigliari della vittima, assistiti dall’avvocato Marco Tomasi, quella fuoriuscita mortale avrebbe potuto essere evitata se la provinciale 15 in quel tratto fosse stata dotata di guard rail. E il ragazzo, aggiungono, indossava la cintura, che gli fu tagliata dai vigili del fuoco per consentire al 118 di estrarlo dalle lamiere.

Su queste due posizioni contrapposte va avanti, ormai da più di un anno, la contesa giudiziaria che vede indagati per omicidio colposo il presidente della Provincia Tiziano Tagliani, l’ingegnere capo Massimo Mastella e i dirigenti Michele Tassoni (Viabilità) e Lorenzo Pavarin (Manutenzione e Segnaletica), assistiti dall’avvocato Riccardo Caniato.

Per tutti, e per due volte, la procura ha chiesto l’archiviazione, prima con il pm Barbara Cavallo e poi con il pm Savino, che sulla base dei risultati delle consulenze tecniche hanno ritenute infondate le notizie di reato e attribuito le responsabilità dell’evento alla forte velocità e al mancato allacciamento della cintura di sicurezza. Sottolineando inoltre che in quel tratto della provinciale (il km 34+36) il guard rail non è obbligatorio, essendo un rettilineo senza particolari caratteristiche di pericolosità.

A queste conclusioni si è opposta la famiglia Nordi: «Perché allora il guard rail è presente nel tratto immediatamente precedente quello della fuoriuscita di strada, del tutto simile?», si chiede l’avvocato Tomasi. Già una volta, dopo la prima richiesta di archiviazione nel novembre 2016, la famiglia aveva presentato opposizione ottenendo dal gip la disposizione di nuovi accertamenti. E di fronte alla seconda richiesta di archiviazione non si sono arresti, opponendosi di nuovo.

Tutto ritorna davanti al gip, dunque, all’udienza fissata ad aprile durante la quale, continua l’avvocato Tomasi, «chiederemo di poter ascoltare le testimonianze del vigile del fuoco e del medico dell’ospedale del Delta che accorsero sul luogo dell’incidente, e che constatarono che il giovane indossava la cintura. Così come riteniamo che la presenza del guard rail, in quel tratto di strada, avrebbe potuto salvare una vita».

Alessandra Mura

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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