Danni da 500 milioni? Nuova Carife bocciata e niente superperizia
di Daniele Predieri
Il Tribunale delle imprese chiude la causa contro 31 ex dirigenti Respinte le richieste di Nicastro, conclusioni fissate al 15 marzo
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Finalmente si muove la causa civile attivata prima dagli ex commissari Carife, Blandini e Capitanio e poi ereditata da Nuova Carife e portata avanti dai legali del presidente Roberto Nicastro. Perché dopo due anni e mezzo di udienze e confronto è giunta ormai alla fine la causa di azione di responsabilità civile contro 31 ex amministratori e dirigenti Carife ai quali è stato presentato un conto danni, aggiornato al rialzo per oltre mezzo miliardo di euro dal pool di consulenti di Nicastro.
8 mesi di riserva per il giudice
Il giudice del tribunale delle imprese di Bologna, Daria Sbariscia, infatti, dopo aver sciolto la riserva (durata oltre 8 mesi, tanto per spiegare i tempi tecnici di questa procedura) ha fissato al 15 marzo l’udienza per «la presentazione delle conclusioni». E lo ha fatto con una ordinanza tranciante nei confronti di Nuova Carife bocciando tutte le nuove richieste dei “tecnici” del presidente Nicastro che chiedevano di accorpare agli atti il nuovo conteggio, aggiornato a mezzo miliardo di euro, rispetto la cifra calcolata in un primo momento di 309,5 milioni di euro, frutto delle operazioni (Commercio Finanza, Siano-Vegagest, malagestione dei crediti e altri fatti).
Cifra da aggiornare dopo il 2015
Una cifra aggiornata alla luce di ciò che è successo dopo il luglio 2015 (quando venne depositata la prima causa danni) e fino al febbraio 2016, quando la Carife dopo il bail-in, venne messa in risoluzione dal decreto Salvabanche, posta in liquidazione coatta e poi dichiarata insolvente: era il crac. Il giudice non ha accolto questa nuova consulenza («documento 118», viene citato dalla Sbariscia) perché di fatto consulenti e legali di Nuova Carife l’hanno depositata «fuori termine» e non è stata accolta la loro richiesta «attesa la mancata prova della incolpevolezza dell’omissione». Insomma, si è trattato di un errore di Nuova Carife. Di fatto, il giudice ha bocciato anche la richiesta di superperizia che avrebbe dovuto fare chiarezza, secondo Nuova Carife, sui tanti buchi – oltre le operazioni citate, i crediti esposti per Deiulemar (56 milioni di buco), Acqua Marcia (82 milioni) solo per citarne alcuni– che hanno portato al crac.
Causa matura per le conclusioni
L’atto del giudice Sbariscia è di fine ottobre, notificato a tutte le parti, e indica che la causa è finita, è «matura la precisazione delle conclusioni», fissandole all’udienza del 15 marzo, ore 9. 30. Aspetti tecnici, è vero. Che però già si possono tradurre, come spiegano diverse fonti legali interpellate dalla Nuova Ferrara, a favore dei “convenuti”, i 31 ex amministratori accusati. Parallela a questa causa, comunque, al tribunale delle imprese è pendente anche quella contro l’ex direttore Carife Gennaro Murolo, sempre dal giudice Sbariscia: per l’ex dirigente il giudice accolse il sequestro cautelare dei suoi beni (25 milioni di euro), mentre per l’azione contro i 31 amministratori aveva rigettato le richieste di sequestro di Nuova Carife, ritenendo che mancasse la prova della connessione tra le attività di gestione degli amministratori ritenute illegittime e imprudenti e il danno conteggiato.
8 mesi di riserva per il giudice
Il giudice del tribunale delle imprese di Bologna, Daria Sbariscia, infatti, dopo aver sciolto la riserva (durata oltre 8 mesi, tanto per spiegare i tempi tecnici di questa procedura) ha fissato al 15 marzo l’udienza per «la presentazione delle conclusioni». E lo ha fatto con una ordinanza tranciante nei confronti di Nuova Carife bocciando tutte le nuove richieste dei “tecnici” del presidente Nicastro che chiedevano di accorpare agli atti il nuovo conteggio, aggiornato a mezzo miliardo di euro, rispetto la cifra calcolata in un primo momento di 309,5 milioni di euro, frutto delle operazioni (Commercio Finanza, Siano-Vegagest, malagestione dei crediti e altri fatti).
Cifra da aggiornare dopo il 2015
Una cifra aggiornata alla luce di ciò che è successo dopo il luglio 2015 (quando venne depositata la prima causa danni) e fino al febbraio 2016, quando la Carife dopo il bail-in, venne messa in risoluzione dal decreto Salvabanche, posta in liquidazione coatta e poi dichiarata insolvente: era il crac. Il giudice non ha accolto questa nuova consulenza («documento 118», viene citato dalla Sbariscia) perché di fatto consulenti e legali di Nuova Carife l’hanno depositata «fuori termine» e non è stata accolta la loro richiesta «attesa la mancata prova della incolpevolezza dell’omissione». Insomma, si è trattato di un errore di Nuova Carife. Di fatto, il giudice ha bocciato anche la richiesta di superperizia che avrebbe dovuto fare chiarezza, secondo Nuova Carife, sui tanti buchi – oltre le operazioni citate, i crediti esposti per Deiulemar (56 milioni di buco), Acqua Marcia (82 milioni) solo per citarne alcuni– che hanno portato al crac.
Causa matura per le conclusioni
L’atto del giudice Sbariscia è di fine ottobre, notificato a tutte le parti, e indica che la causa è finita, è «matura la precisazione delle conclusioni», fissandole all’udienza del 15 marzo, ore 9. 30. Aspetti tecnici, è vero. Che però già si possono tradurre, come spiegano diverse fonti legali interpellate dalla Nuova Ferrara, a favore dei “convenuti”, i 31 ex amministratori accusati. Parallela a questa causa, comunque, al tribunale delle imprese è pendente anche quella contro l’ex direttore Carife Gennaro Murolo, sempre dal giudice Sbariscia: per l’ex dirigente il giudice accolse il sequestro cautelare dei suoi beni (25 milioni di euro), mentre per l’azione contro i 31 amministratori aveva rigettato le richieste di sequestro di Nuova Carife, ritenendo che mancasse la prova della connessione tra le attività di gestione degli amministratori ritenute illegittime e imprudenti e il danno conteggiato.
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