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«Quarant’anni di banca gli ultimi sono stati duri»

«Quarant’anni di banca gli ultimi sono stati duri»

Negossi: ho vissuto tanti momenti belli, ma il finale è stato un vero incubo «Da Pezzini a Capitanio i tempi sono cambiati, non pensavo potesse finire così»

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Quarant’anni in Carife. Gilberto Negossi, 59 anni, da due mesi in prepensionamento, è stato uno degli ultimi decani della banca ferrarese. Un testimone che ha visto l’evolversi, il modificarsi e l’estinguersi dell’istituto di credito, passando dagli anni d’oro del gioiello bancario all’incredibile e disastroso default. È stato assunto vincendo il concorso alla Cassa di Risparmio il 1° settembre 1977, un anno dopo aver conseguito il diploma di ragioneria al glorioso istituto tecnico commerciale Monti, altra grande istituzione ferrarese segata senza un vero perché. Il suo primo incarico è stato nella sezione staccata della banca al mercato ittico a Porto Garibaldi.

«Subito una impegnativa esperienza per cominciare – dichiara Negossi – la banca aveva un rapporto diretto con gli operatori della pesca. Poi venne il passaggio in città all’agenzia 7 di corso Porta Mare».

Non male, visto che poteva andare a lavorare praticamente in ciabatte…

«In effetti, la banca è proprio a due passi da casa – conferma il ragionier Gilberto – andavo al lavoro a piedi e molti clienti erano miei vicini o gente che abitava nella zona di Borgo Punta. Praticamente sono stati gli anni più belli, dal maggio 1979 al gennaio 1995. C’era un rapporto diretto con i clienti, con molti di loro si andava anche fuori a cena e poi si era instaurato un clima familiare tra i colleghi. Il rapporto diretto con il pubblico mi ha insegnato tanto cose. La vita allo sportello ti consente di capire meglio le esigenze delle persone, raccogliendo gli umori, le lamentela e perché no, anche i suggerimenti».

L’acquisizione del Credito Agrario da parte della Carife, comportò anche un cambio nel personale. Anche lei venne coinvolto nelle novità di questo assorbimento?

«Sì, proprio con la fusione con la Banca di Credito Agrario di Ferrara, venni trasferito all’agenzia 3 di via Donatori di Sangue attigua a piazza Travaglio. Lì rimasi fino all’aprile del 2012, per oltre 17 anni. L’area clienti era più vasta ed eravamo in 18 dipendenti. Anche qui mi sono fatto una buona esperienza allo sportello».

E gli ultimi 5 anni dove ha lavorato?

«Facevo parte dell’ufficio anagrafe back office, un ufficio interno in via Bologna 389. Ho lavorato lì fino al mio prepensionamento avvenuto il 1° settembre di quest’anno dopo 40 anni esatti dentro Carife».

Già quarant’anni. Cosa ricorda soprattutto della sua carriera lavorativa?

«Oltre ai ricordi belli, che le ho accennato prima, soprattutto legati al periodo di Porta Mare, ci sono purtroppo due date che ancora mi fanno venire i brividi e tornare alla mente brutti ricordi. La prima è il 30 maggio 2013 quando dopo 3 giorni è stata resa pubblica la notizia del commissariamento della banca. Per noi tutti dipendenti è stato un vero fulmine a ciel sereno, perché sapevamo delle difficoltà, ma non si pensava ad un provvedimento così drastico. La seconda è il 22 novembre 2015 quando è stato firmato il decreto salva banche che ha di fatto cancellato la vecchia Carife, ma soprattutto penalizzato tanti nostri clienti che hanno perso risparmi consistenti».

Immagino che anche per lui questi ultimi 4 anni siano stati una vera agonia…

«In effetti, dopo tanti anni positivi questo epilogo è stato un vero incubo. Soprattutto per i colleghi che lavoravano allo sportello con la gente che era giustamente disperata e arrabbiata per quello che stava succedendo. Anni molto difficili, tra l’altro il commissariamento non ha prodotto gli effetti sperati. Sono stati mesi di grande preoccupazione anche per l’incertezza del domani, sembrava ad un certo punto che non ci fosse più una via d’uscita anche per noi dipendenti con l’amarezza di vedere tanti clienti che se ne andavano via perché delusi e senza più fiducia nella banca».

Dalla Carife del grande direttore Pezzini negli anni Settanta a quella di Capitanio, lei ne ha viste tante in questi 40 anni. Cosa ha portato secondo lei la fine di Carife?

«Un insieme di concause. Dagli investimenti sbagliati con concessioni errate di credito, alla crisi economica fino anche all’aumento di capitale che rimane ancora avvolto nel mistero e sul quale sta indagando anche la magistratura».

Ma voi, dall’interno, avevate intuito che qualcosa non stava funzionando?

«È stato un susseguirsi di periodi negativi. La banca era in crisi ma nessuno aveva sentore di quello che sarebbe successo poi. Il commissariamento, ripeto, è stata una vera mazzata».

Ha qualcosa da recriminare?

«In questi 40 anni ho sempre fatto il mio dovere, in coscienza non ho nulla da rimproverarmi. Anzi, si può dire che sono stato parte lesa perché io ci ho rimesso dei bei risparmi, fidandomi della mia stessa banca. È un peccato questa fine ingloriosa, la Cassa era un gioiello della città, paragonabile al castello estense e alla Spal degli ultimi tempi».

Adesso può finalmente tirare il fiato...

«In effetti ho ottenuto finalmente la possibilità di un prepensionamento e quindi dal 1 settembre ho cessato la mia attività lavorativa. Il mio pensiero va anche ai tanti colleghi che si sono dovuti licenziare e ai colleghi del mio ufficio che si dovranno trasferire a Modena. A chi resta un grosso in bocca al lupo e la speranza che possano trovare un po’ di serenità dopo gli anni burrascosi. Si spera che Bper riesca a riconquistare la fiducia dei cittadini, anche se nulla sarà più come prima. Adesso sono più tranquillo, in attesa anch’io come tanti clienti dei rimborsi dei titoli che spero arrivino quanto prima».

Per chiudere c’è una dedica particolare?

«Vorrei ricordare due amici e colleghi di Carife che sono morti prematuramente: Maurizio Papparella deceduto nel 2000 e Luca Langianni scomparso due anni fa». (g.p.z.)



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