«Metà aziende irregolari La piaga delle false coop»
Dati allarmanti su infortuni e malattie professionali, troppi i casi non indennizzati «I sindacati devono presidiare i luoghi di lavoro per la cultura della prevenzione»
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Bene il patto contro le irregolarità negli appalti firmato giovedì in prefettura, è la premessa. La Cgil tuttavia punta a fare luce su una realtà spesso sottaciuta, «quella del lavoro in nero, sfruttato, gravemente sfruttato: a Ferrara ha una dimensione rilevante, sorprendentemente presente», dice il sindacalista Riccardo Grazzi. I dati ufficiali sono impressionanti, «una azienda su due presenta irregolarità»: nel 2016 sono stati svolti in provincia 1.473 controlli ispettivi, rilevando buchi normativi in 770 casi e 69 imprese sono state sospese. Coinvolti 860 lavoratori, di cui 362 risultati in nero.
Sempre l’anno scorso le cooperative ispezionate sono state 21, tutte risultate irregolari; nel primo semestre del 2017 siamo a 21 su 24, con 189 dipendenti con rapporti fuori dalle regole, di cui 12 totalmente “sconosciuti”.
«Sono le false cooperative – precisa Grazzi – legate al lavoro stagionale o che forniscono manodopera a basso prezzo alle industrie e alla logistica. Più in generale il numero delle ispezioni diminuisce e questo ci preoccupa. Che scenario troveremmo se, come auspichiamo, dovessero aumentare?» Anche sul lavoro assicurato e che si svolge seguendo le modalità previste dalla legge la Cgil sottolinea qualche tendenza.
«Vero che il numero di infortuni complessivamente denunciati nel 2016 è diminuito, ma solo dello 0,2%. Da gennaio ad agosto di quest’anno tuttavia già si nota un aumento del 3,8%. Parlando per settori: se gli infortuni in agricoltura calano, nell’industria e nei servizi sono in progressiva crescita dal 2014, osserva Maria Lisa Cavallini. Dai dati ufficiali dell'Inail emerge poi un -5,9% delle malattie professionali denunciate. Allarma in particolare il sindacato la risposta ottenuta dal lavoratore: l’anno scorso il riconoscimento dei danni fisici ed economici ha riguardato solo il 64,6% dei casi e il 53,8% degli infortuni denunciati sono stati indennizzati. Per ciò che riguarda le malattie professionali, appena il 25,6% è stata riconosciuta e il 16,8% indennizzata. Occhio anche agli infortuni mortali: dei 16 del 2016 (10 in occasione di lavoro e 6 in itinere), 7 casi non sono stati riconosciuti in quanto tali e si è fatto riferimento a cause naturali o a patologie pregresse. «La Cgil allarga l’analisi, perché il mancato riconoscimento di un infortunio diventa anche una preclusione di opportunità di reinserimento lavorativo ragionevole, venendo a mancare le risorse dell’Inail - sostiene la Cavallini. Ecco allora che i sindacati «devono presidiare i luoghi di lavoro e chiederemo alle aziende – aggiunge Grazzi – di testare la propria capacità di costruire una cultura della prevenzione». Un ragionamento che l’esponente della Cgil estende: «Il patrimonio di salute dei cittadini e dei lavoratori si è incrinato negli ultimi tempi, viste le controriforme liberiste sulla sanità, dove si continua a tagliare. In una società più diseguale, la salute diviene anch’essa diseguale. E c’è una grande area non investigata – dice Grazzi -, quella del disagio sociale che non sfocia in malattia ma che erode l’equilibrio delle persone, portando alla depressione».
Fabio Terminali
Sempre l’anno scorso le cooperative ispezionate sono state 21, tutte risultate irregolari; nel primo semestre del 2017 siamo a 21 su 24, con 189 dipendenti con rapporti fuori dalle regole, di cui 12 totalmente “sconosciuti”.
«Sono le false cooperative – precisa Grazzi – legate al lavoro stagionale o che forniscono manodopera a basso prezzo alle industrie e alla logistica. Più in generale il numero delle ispezioni diminuisce e questo ci preoccupa. Che scenario troveremmo se, come auspichiamo, dovessero aumentare?» Anche sul lavoro assicurato e che si svolge seguendo le modalità previste dalla legge la Cgil sottolinea qualche tendenza.
«Vero che il numero di infortuni complessivamente denunciati nel 2016 è diminuito, ma solo dello 0,2%. Da gennaio ad agosto di quest’anno tuttavia già si nota un aumento del 3,8%. Parlando per settori: se gli infortuni in agricoltura calano, nell’industria e nei servizi sono in progressiva crescita dal 2014, osserva Maria Lisa Cavallini. Dai dati ufficiali dell'Inail emerge poi un -5,9% delle malattie professionali denunciate. Allarma in particolare il sindacato la risposta ottenuta dal lavoratore: l’anno scorso il riconoscimento dei danni fisici ed economici ha riguardato solo il 64,6% dei casi e il 53,8% degli infortuni denunciati sono stati indennizzati. Per ciò che riguarda le malattie professionali, appena il 25,6% è stata riconosciuta e il 16,8% indennizzata. Occhio anche agli infortuni mortali: dei 16 del 2016 (10 in occasione di lavoro e 6 in itinere), 7 casi non sono stati riconosciuti in quanto tali e si è fatto riferimento a cause naturali o a patologie pregresse. «La Cgil allarga l’analisi, perché il mancato riconoscimento di un infortunio diventa anche una preclusione di opportunità di reinserimento lavorativo ragionevole, venendo a mancare le risorse dell’Inail - sostiene la Cavallini. Ecco allora che i sindacati «devono presidiare i luoghi di lavoro e chiederemo alle aziende – aggiunge Grazzi – di testare la propria capacità di costruire una cultura della prevenzione». Un ragionamento che l’esponente della Cgil estende: «Il patrimonio di salute dei cittadini e dei lavoratori si è incrinato negli ultimi tempi, viste le controriforme liberiste sulla sanità, dove si continua a tagliare. In una società più diseguale, la salute diviene anch’essa diseguale. E c’è una grande area non investigata – dice Grazzi -, quella del disagio sociale che non sfocia in malattia ma che erode l’equilibrio delle persone, portando alla depressione».
Fabio Terminali
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