Ordinò il delitto dalla cella: «Condannatelo a 12 anni»
L’agricoltore di Bondeno era già in carcere per il tentato omicidio della ex.Per non pagare il risarcimento chiese a un altro detenuto di eliminare la donna
BONDENO. Dodici anni di carcere per aver commissionato l’uccisione della ex compagna, che già aveva cercato di ammazzare nel 2010. Questa la pena richiesta ieri dalla procura nei confronti di Mauro Fabbri, 56 anni, l’agricoltore di Bondeno già condannato a 8 anni e 4 mesi per tentato omicidio. Proprio dalla sua cella dell’Arginone era partito l’ordine di eliminare la donna, Lucia Panigalli di Vigarano Mainarda, uscita miracolosamente viva dall’aggressione a colpi di coltello subita nel marzo di sette anni fa. Una sciarpa, provvidenzialmente, fermò la lama diretta alla gola, ma la violenza di quella notte era ed è rimasta un trauma indelebile. Il giudice aveva stabilito un risarcimento di 500mila euro, diventato poi il movente del secondo tentato omicidio.
Per evitare di pagare, Fabbri avrebbe deciso di eliminarla.E mentre stava scontando la pena all’Arginone, aveva assoldato un compagno di detenzione bulgaro, Dobrev Radev, per 25mila euro, una Renault Koleos e un trattore. Nel piano era stato coinvolto anche il figlio di Dobrev, Stanev, un giovane di 24 anni, per il quale è stata chiesta l’assoluzione perché il fatto non sussiste. Sì, perché di quel piano sgangherato non se ne fece poi nulla. L’idea era quella di simulare una rapina, o di far scomparire il corpo della vittima. Ma Dobrev, dopo aver incassato il bonifico di 25mila euro “girato” attraverso una cugina e preso possesso dei mezzi, aveva raccontato tutto al magistrato di sorveglianza e per Fabbri, ora difeso dagli avvocati Dario Bolognesi e Marcello Rambaldi, si era aperto un secondo filone di indagine, sempre per tentato omicidio. Dobrev ora si trova in Bulgaria, in attesa di estradizione.
A processo intanto è finito il figlio, difeso dall’avvocato Melissa Romani, che per il pubblico ministero deve essere assolto. Non di questo avviso sono le parti civili (avvocati Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani), che ritengono al contrario che padre e figlio non abbiano semplicemente simulato di accettare la proposta di Fabbri, ma che ci sia stata una fase di concreta preparazione del delitto. Lo dimostrerebbero i sopralluoghi eseguiti da Stanevattorno alla casa della vittima, individuando le caratteristiche dell’abitazione e gli eventuali ostacoli all’ingresso.
Alla fine della discussione il giudice Bighetti ha rinviato il processo a dicembre per le ultime repliche e la sentenza.
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