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Fusione o Unione è l’interrogativo per Mesola e Goro

Fusione o Unione è l’interrogativo per Mesola e Goro

Il consigliere Marchetti propone che se ne inizi a parlare I sindaci Padovani e Viviani concordi: i tempi sono prematuri

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MESOLA. In alcune realtà territoriali della nostra provincia sono già state fatte fusioni di Comuni, è il caso di Fiscaglia (ne fanno parte Massa Fiscaglia, Migliarino e Migliaro e i paesi di Cornacervina, Gallumara, Valcesura e Borgo Cascina) e Terre del Reno (Mirabello e Sant’Agostino e relative frazioni e località quali Dosso, Roversetto e San Carlo), mentre le Unioni dei Comuni sono attive nell’ex Mandamento Copparese, Terre e Fiumi e tra Argenta, Portomaggiore e Ostellato, Valli e Delizie, mentre in altre realtà , vedi il Basso Ferrarese, il discorso fusione è ancora in alto mare. Un sasso nello stagno lo getta Primo Marchetti, capogruppo di opposizione della lista “Creare Futuro” da cinque legislature presente in consiglio comunale a Mesola. «Vista la soppressione delle Province con i costi non ridotti e che a livello regionale assorbono il 50% del patrimonio statale - esordisce Marchetti -, diventa inevitabile ragionare in termini diversi, non a caso numerosi Comuni si sono uniti o fusi tra loro: questo è il futuro delle piccole realtà. Nel Basso Ferrarese ci sono Comuni con dissesti finanziari, altri con avanzi di amministrazione che non possono essere spesi, non c’è più turn-over o possibilità di assunzione se non per motivazioni particolari per il personale statale e si arriverà all’appalto di molti servizi che rappresentano il fiore all’occhiello delle amministrazioni e quindi difficilmente nuovi posti di lavoro per i Comuni stessi».

«Per avere un futuro - prosegue - i Comuni cominciano a ragionare in maniera univoca. Sono favorevole alla fusione tra Mesola e Goro, in quanto queste due realtà coniugano aspetti fondamentali quali l’agricoltura a Mesola, la pesca a Goro ed il turismo in entrambe le realtà. Questi tre elementi sono fondamentali e sfruttabili dal punto di vista locale. Vivendo quotidianamente a contatto con queste due realtà, penso che non ci sia futuro senza fusione, perché le risorse ripartite dallo Stato non costituiscono un patrimonio che possa essere distribuito nei piccoli Comuni. Poi Marchetti dà un’occhiata al futuro: con la fusione nascerebbe un Comune di quasi 12mila abitanti; dobbiamo vincere certe resistenze appartenenti ad una politica del passato e dovute a campanilismi, si deve superarli pensando al futuro delle nuove generazioni. Se non uniremo le forze la battaglia contro lo Stato è persa. La separazione dei due Comuni anni fa (all’inizio degli anni Sessanta Goro si staccò da Mesola e diventò Comune autonomo, ndr), fu una guerra tra poveri. Invito la gente a riflettere, ad avere buon senso ed una mentalità aperta verso il futuro di questi due comuni».

«Per fare una fusione occorre essere d’accordo entrambi - esordisce Gianni Padovani, sindaco di Mesola - e parlo delle due comunità ancor prima delle amministrazioni. Sto sempre dalla parte di quello che è la volontà la mia popolazione. Fusione a due o quattro? Mi piacerebbe partire da una fusione a due, noi e Goro e poi successivamente allargare il discorso anche a Codigoro e Lagosanto e, magari, anche a Comacchio. Fino ad ora non è stato affrontato alcun tipo di discorso. Siamo nell’Unione dei Comuni assieme anche a Codigoro, Lagosanto e Fiscaglia. Ritengo si tratti di un discorso ancora prematuro. Ritengo che le cose imposte dall’alto non vanno mai bene. Se si fanno forzature alla fine si ottengono risultati negativi. Il mio mandato scadrà nel maggio 2019, si tratta di un’opportunità che dovranno cogliere altri in quanto l’amministrazione che guido avrò concluso il proprio mandato».

«Anche per me si tratta di un argomento prematuro - esordisce Diego Viviani, sindaco di Goro -; se dovessi pensarci adesso riterrei più opportuna una fusione a quattro, includendo anche Codigoro e Lagosanto, oltre a noi e Mesola. Si arriverebbe ad un Comune di 30mila abitanti, in grado di poter avere un peso specifico maggiore rispetto ad una fusione tra due soli enti. Stiamo ragionando a livello di costituzione di Unione e non di fusione. I primi referendum sulle fusioni avevano riscosso molti consensi, gli ultimi invece molto meno. Diciamo che l’Unione consente di mantenere i servizi, pur gestendoli in maniera associata. Si tratta di un processo decisamente più facile. Sul discorso fusione, qui a Goro registro ancora delle reticenze da parte dei miei concittadini, quindi meglio iniziare con l’Unione dei servizi tra i vari Comuni. Di punto in bianco, insomma, non inizierei certamente con una fusione. Andrei per gradi».

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