La Nuova Ferrara

Ferrara

i numeri e la storia 

La Regione ha finanziato i test

Nel 2012 stanziò oltre 2 milioni di euro per lanciare il progetto

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“Brave Dreams” (sogni c oraggiosi) è il nome della sperimentazione sulla correlazione tra Ccsvi (la malformazione delle vene toraciche e del collo individuata e definita dal chirurgo vascolare Paolo Zamboni, di Unife) e sclerosi multipla eseguita a partire dal 2012 in sei ospedali italiani: Sant’Anna di Ferrara e Bellaria di Bologna (Polo delle Neuroscienze), l’azienda ospedaliera universitaria di Novara, l’Istituto Neurologico Besta di Milano, l’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, l’azienda ospedaliera universitaria di Ancona-Asur Marche e il Policlinico Vittorio Emanuele di Catania. La ricerca finanziata dalla Regione Emilia Romagna con 2.7 milioni di euro (ma non si sa qual è stato poi il costo effettivo) aveva lo scopo di analizzare l’efficacia e la sicurezza di un intervento di angioplastica con pallone dilatatore (Pta) nelle principali vene extracraniche, ideato da Zamboni come terapia innovativa della malattia. Una metodologia tratta dagli studi compiuti dal professore ferrarese tra il 2007 e il 2009 dai quali scaturì l’ipotesi che l’Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi) potesse avere un ruolo nell’insorgenza e nello sviluppo della sclerosi multipla.

Una ipotesi che ha fatto discutere a lungo il mondo scientifico sollevando un’annosa diatriba, in particolare fra chirurghi vascolari e neurologi, questi ultimi in buona parte convinti della scarsa validità dell’intervento proposto dal gruppo di ricerca ferrarese. Proprio per dirimere la controversia la Regione Emilia Romagna deliberò nel 2011 il finanziamento. Secondo i dati forniti ieri dal Comitato Scientifico di “Brave Dreams” «il numero dei pazienti inclusi nello studio, pari a 207 e dunque di gran lunga il più elevato fra gli studi clinici controllati sinora pubblicati è risultato inferiore a quanto inizialmente programmato e atteso, in quanto i centri italiani che hanno partecipato sono stati soltanto 6 rispetto ai 15 che avevano aderito inizialmente al progetto».



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