Per l’assistenza domiciliare costretta a cambiare casa
Poggio Renatico, secondo le norme attuali deve andare in una più piccola La donna seguita dai servizi sociali non ci sta: «Dove metterò le mie cose?»
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POGGIO RENATICO. Non vuole andarsene dall'attuale abitazione popolare situata in via Caduti sul Lavoro 18, ed è disposta a rinunciare all'assistenza dei servizi sociali pur di rimanere in quella casa. La protagonista di questa storia è Rosa Ianniello, un’ anziana di 66 anni che abita da sola, vive con una pensione mensile di 495 euro e recentemente ha anche subito un intervento all'anca.
«Il 24 ottobre scorso - spiega la donna - all'ospedale di Cento ho subito un intervento all'anca. Da quella data i servizi sociali mi hanno concesso, per un mese, l'assistenza gratuita per il servizio di igiene della persone e i pasti mensa. Il 24 novembre tutto scade e il servizio sociale mi ha detto che per continuare ad usufruire del servizio devo spostarmi in un edificio diverso delle case popolari. Io non voglio farlo. Materialmente - continua Rosa Ianniello -; non ho i soldi per pagare il trasloco e non so dove mettere tutte le mie cose che ho in questo appartamento, visto che quello che mi viene offerto è molto più piccolo dell’attuale. Non ritengo giusta questa imposizione di cambiare alloggio, che mi hanno proposto anche quando ero ancora all'ospedale per il post intervento. Pur di restare sono disposta a rinunciare al servizio dell'assistenza domiciliare. Mi arrangerò come posso, ma voglio fare sapere in quale situazione mi trovo».
La donna è da tempo seguita dai servizi sociali e sul caso interviene anche l'assessore preposto. «Nessuna imposizione - ha detto l'assessore Piergiorgio Brunello - si applicano le norme che regolamentano l'assegnazione dell'edilizia popolare pubblica. La signora è da sola e occupa un appartamento al secondo piano e senza ascensore, con tre camere da letto. Le attuali norme regionali prevedono che chi occupa appartamenti sproporzionati alle reali esigenze debba ruotare in uno più piccolo e lasciar la possibilità a famiglie più numerose di subentrare».
La signora dice di non avere soldi per il trasloco e non sa dove mettere i mobili in più: «Abbiamo proposto - conclude Brunello, due soluzioni. Un appartamento di fianco all'attuale abitazione mentre l'altro è in centro del paese. Entrambi sono situati al piano terra, mentre ora deve fare due rampe di scale. Inoltre avrebbe un notevole risparmio visto che pagherebbe meno di affitto e di oneri accessori. Terminato il periodo post operatorio il servizio di assistenza domicilare continuerà e dovrà pagare una parte del costo del servizio, pari a meno della metà di quello effettivo, e non sarà certamente abbandonata». (g.b.)
«Il 24 ottobre scorso - spiega la donna - all'ospedale di Cento ho subito un intervento all'anca. Da quella data i servizi sociali mi hanno concesso, per un mese, l'assistenza gratuita per il servizio di igiene della persone e i pasti mensa. Il 24 novembre tutto scade e il servizio sociale mi ha detto che per continuare ad usufruire del servizio devo spostarmi in un edificio diverso delle case popolari. Io non voglio farlo. Materialmente - continua Rosa Ianniello -; non ho i soldi per pagare il trasloco e non so dove mettere tutte le mie cose che ho in questo appartamento, visto che quello che mi viene offerto è molto più piccolo dell’attuale. Non ritengo giusta questa imposizione di cambiare alloggio, che mi hanno proposto anche quando ero ancora all'ospedale per il post intervento. Pur di restare sono disposta a rinunciare al servizio dell'assistenza domiciliare. Mi arrangerò come posso, ma voglio fare sapere in quale situazione mi trovo».
La donna è da tempo seguita dai servizi sociali e sul caso interviene anche l'assessore preposto. «Nessuna imposizione - ha detto l'assessore Piergiorgio Brunello - si applicano le norme che regolamentano l'assegnazione dell'edilizia popolare pubblica. La signora è da sola e occupa un appartamento al secondo piano e senza ascensore, con tre camere da letto. Le attuali norme regionali prevedono che chi occupa appartamenti sproporzionati alle reali esigenze debba ruotare in uno più piccolo e lasciar la possibilità a famiglie più numerose di subentrare».
La signora dice di non avere soldi per il trasloco e non sa dove mettere i mobili in più: «Abbiamo proposto - conclude Brunello, due soluzioni. Un appartamento di fianco all'attuale abitazione mentre l'altro è in centro del paese. Entrambi sono situati al piano terra, mentre ora deve fare due rampe di scale. Inoltre avrebbe un notevole risparmio visto che pagherebbe meno di affitto e di oneri accessori. Terminato il periodo post operatorio il servizio di assistenza domicilare continuerà e dovrà pagare una parte del costo del servizio, pari a meno della metà di quello effettivo, e non sarà certamente abbandonata». (g.b.)
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