i punti neri DELL’URBANISTICA in città
In scena la grande bruttezza Gli edifici più ingombranti
di Gian Pietro Zerbini
La grande bruttezza. Ferrara città patrimonio dell’Unesco per la sua bellezza del centro storico, purtroppo deve fare i conti nell’immediata periferia con delle brutture architettoniche che stridono...
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La grande bruttezza. Ferrara città patrimonio dell’Unesco per la sua bellezza del centro storico, purtroppo deve fare i conti nell’immediata periferia con delle brutture architettoniche che stridono con il complesso urbanistico della città, storicamente all’avanguardia.
Non solo torri. Proprio in questi giorni mentre in città si sta animando il dibattito sull’abbattimento del Grattacielo, in un piano dell’amministrazione comunale per il quale ha ottenuto anche un contributo dallo Stato di 2 milioni di euro. Polemica tra l’altro non nuovissima visto che già Giorgio Bassani alla fine degli anni Cinquanta tuonava contro le torri costruite a fianco della stazione ferroviaria, parlando senza mezzi termini di abominio. Oltre al Grattacielo infatti ci sono alcuni edifici che non rappresentano un bel biglietto da visita per la città come ha sottolineato anche l’architetto Andrea Malacarne, presidente di Italia Nostra. Cartoline di ingresso a Ferrara che andrebbero quanto meno riviste e ripensate, senza comunque creare allarmismi con proposte di abbattimento. Basterebbe prendere coscienza della bruttura e agire di conseguenza.
Via Modena. Il tratto iniziale di via Modena, che accompagna l’ingresso in città nella zona nord ovest offre un’idea di disordine e abbandono che mal si addice con il concetto di Ferrara città dell’arte. Palazzoni fatiscenti e in disuso nell’area di via del Lavoro, che una volta ospitavano attività economiche operose offrono ora un’immagine desolante. Gran parte di quei capannoni abbandonati sono sotto procedura fallimentare ed è difficile procedere anche ad interventi di risanamento, anche solo quelli a carattere ambientale, come la derattizzazione.
Via Canapa. Proprio di fronte alle mura cittadine e in particolare al Baluardo chiamato San Giovanni all’incrocio tra via Bacchelli e via Porta Catena, sul lato di via Canapa sorge un palazzone multipiano che fa un po’ a pugni con tutta l’addizione muraria costruita in periodo rinascimentale e a ridosso del parco urbano, la cosiddetta addizione verde. Una di quelle costruzione che nel dopoguerra sembrava moderna ma che adesso, accusa gli anni ed è di forte contrasto urbanistico.
Via Kennedy. E a proposito di edifici costruiti con criteri di modernità in sfregio alle più elementari norme del buon senso urbanistico c’è la costruzione avvenuta mezzo secolo fa del palazzone in viale Kennedy, realizzato a ridosso di Porta Paola e che di fatto mortifica se non annulla quasi completamente la prospettiva di via Bologna con il centro storico. Anche questo pachiderma di cemento armato è stato oggetto in passato di critiche feroci anche nei confronti di chi ha rilasciato i permessi per realizzarlo. Secondo le osservazioni fatte da Italia Nostra, il piano di recupero del palazzone di via Kennedy può essere ridotto o mitigato solo se considerato parte integrante del piano di recupero che va dall’area ex Amga di via Bologna, alla Darsena e all’ex Mof.
San Giorgio. Nel cuore dei chiostri di San Giorgio, che rappresentavano l’antico borgo, sorge - al posto del secondo chiostro andato distrutto per eventi bellici - un condominio che limita e fa a pugni con la pianta dell’antica costruzione. Ci vorrà tempo per risanare una simile situazione ma è sicuramente da mettere in preventivo un intervento che possa limitare l’effetto devastante della struttura.
Via Ravenna. A causa di alcune traversie delle imprese di costruzioni, molto frequenti in questo ultimi decennio che ha visto una progressiva e profonda crisi del mercato edilizio con il fallimento di molte aziende, rimangono in sospeso molte strutture che dovevano essere risanate. In via Ravenna proprio in prossimità dell’accesso con San Giorgio c’è un’ex pizzeria che è stata demolita a metà e un profondo scavo confinante. La situazione è rimasta inalterata da parecchi anni ed è sicuramente un altro simbolo di degrado proprio in prossimità della storica Basilica di San Giorgio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non solo torri. Proprio in questi giorni mentre in città si sta animando il dibattito sull’abbattimento del Grattacielo, in un piano dell’amministrazione comunale per il quale ha ottenuto anche un contributo dallo Stato di 2 milioni di euro. Polemica tra l’altro non nuovissima visto che già Giorgio Bassani alla fine degli anni Cinquanta tuonava contro le torri costruite a fianco della stazione ferroviaria, parlando senza mezzi termini di abominio. Oltre al Grattacielo infatti ci sono alcuni edifici che non rappresentano un bel biglietto da visita per la città come ha sottolineato anche l’architetto Andrea Malacarne, presidente di Italia Nostra. Cartoline di ingresso a Ferrara che andrebbero quanto meno riviste e ripensate, senza comunque creare allarmismi con proposte di abbattimento. Basterebbe prendere coscienza della bruttura e agire di conseguenza.
Via Modena. Il tratto iniziale di via Modena, che accompagna l’ingresso in città nella zona nord ovest offre un’idea di disordine e abbandono che mal si addice con il concetto di Ferrara città dell’arte. Palazzoni fatiscenti e in disuso nell’area di via del Lavoro, che una volta ospitavano attività economiche operose offrono ora un’immagine desolante. Gran parte di quei capannoni abbandonati sono sotto procedura fallimentare ed è difficile procedere anche ad interventi di risanamento, anche solo quelli a carattere ambientale, come la derattizzazione.
Via Canapa. Proprio di fronte alle mura cittadine e in particolare al Baluardo chiamato San Giovanni all’incrocio tra via Bacchelli e via Porta Catena, sul lato di via Canapa sorge un palazzone multipiano che fa un po’ a pugni con tutta l’addizione muraria costruita in periodo rinascimentale e a ridosso del parco urbano, la cosiddetta addizione verde. Una di quelle costruzione che nel dopoguerra sembrava moderna ma che adesso, accusa gli anni ed è di forte contrasto urbanistico.
Via Kennedy. E a proposito di edifici costruiti con criteri di modernità in sfregio alle più elementari norme del buon senso urbanistico c’è la costruzione avvenuta mezzo secolo fa del palazzone in viale Kennedy, realizzato a ridosso di Porta Paola e che di fatto mortifica se non annulla quasi completamente la prospettiva di via Bologna con il centro storico. Anche questo pachiderma di cemento armato è stato oggetto in passato di critiche feroci anche nei confronti di chi ha rilasciato i permessi per realizzarlo. Secondo le osservazioni fatte da Italia Nostra, il piano di recupero del palazzone di via Kennedy può essere ridotto o mitigato solo se considerato parte integrante del piano di recupero che va dall’area ex Amga di via Bologna, alla Darsena e all’ex Mof.
San Giorgio. Nel cuore dei chiostri di San Giorgio, che rappresentavano l’antico borgo, sorge - al posto del secondo chiostro andato distrutto per eventi bellici - un condominio che limita e fa a pugni con la pianta dell’antica costruzione. Ci vorrà tempo per risanare una simile situazione ma è sicuramente da mettere in preventivo un intervento che possa limitare l’effetto devastante della struttura.
Via Ravenna. A causa di alcune traversie delle imprese di costruzioni, molto frequenti in questo ultimi decennio che ha visto una progressiva e profonda crisi del mercato edilizio con il fallimento di molte aziende, rimangono in sospeso molte strutture che dovevano essere risanate. In via Ravenna proprio in prossimità dell’accesso con San Giorgio c’è un’ex pizzeria che è stata demolita a metà e un profondo scavo confinante. La situazione è rimasta inalterata da parecchi anni ed è sicuramente un altro simbolo di degrado proprio in prossimità della storica Basilica di San Giorgio.
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