«Davanti a tutti bolliva i polli in un pentolone»
Lo stalker di via Rambaldi. Una vicina: ci diceva, vi taglio la testa e la appendo Il luogotenente Luca Giannini: offendeva e minacciava anche i carabinieri
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Non tratteneva arroganza, rabbia e volgarità nemmeno davanti alle divise dei carabinieri. Il suo disprezzo lo gridava in faccia ai militari, Carlo Dedoni, ogni volta che, chiamati dai vicini dell’uomo, bussavano alla sua porta. Ed era un fiume in piena, come ha raccontato ieri al giudice e alle parti il luogotenente Luca Giannini, comandante della stazione di Porotto e teste chiamato a deporre in tribunale davanti al giudice Vartan Giacomelli. Dedoni offendeva e cercava di incutere timore a tutti. Inutile fare l’elenco delle ingiurie, le più triviali e rozze, che pure il sottufficiale ha dovuto ripetere su richiesta del pm onorario, Elisa Bovi, e dell’avvocato di parte civile, Patrizia Micai, per descrivere in aula il clima che si respirava in via Rambaldi. Una intera strada presa in ostaggio da Dedoni, che è a processo per stalking di quartiere, e dalla moglie, Virginia Cerasi, inquisita per due episodi di minacce (i due difesi dagli avvocati Filippone e Ziosi). L’8 febbraio 2016 Dedoni accolse i carabinieri con una sfilza interminabile di improperi e di minacce. «Voi non potete portarmi via i polli, urlava», ha ricordato Giannini, aggiungendo che «i magistrati tanto non mi fanno nulla».
L’incubo in via Rambaldi si rinnovava ogni giorno: in un caso un vicino di casa, mentre sporgeva querela davanti al comandante, ricevette la telefonata della moglie che gli diceva «Dedoni si sta masturbando davanti a noi». E dopo questi episodi scattava il sopralluogo, con le pattuglie che partivano da Porotto o da Ferrara per raggiungere l’abitazione dei Dedoni. «Ma quella volta i carabinieri lo trovarono vestito», ha detto Giannini. In un’altra occasione lo stesso Giannini notò «animali appesi sul ballatoio dal fronte strada» (per i maltrattamenti agli animali Dedoni è a giudizio in un altro processo). La condotta dell’uomo aveva fatto pensare ad un disturbo psichico, tanto che fu anche disposto un Accertamento sanitario obbligatorio (Aso), una visita psichiatrica disposta dall’autorità. Il comportamento dell’imputato aveva messo in grave disagio e imbarazzo anche un artigiano chiamato per alcuni lavori in una casa adiacente. «Quell’uomo offendeva la donna che abitava nell’abitazione in cui lavoravo e la minacciava con parole irriferibili (anche in questo caso è stato chiesto di elencarle, ndr)», ha dichiarato l’artigiano. Ma la testimonianza più lunga e dettagliata è stata quella di un’altra vicina che, assieme alla moglie di Gian Roberto Luzi e allo stesso Luzi, pestato da Dedoni nel marzo scorso, già condannato a un anno per questo fatto, ne ha viste di tutti i colori. «Ogni giorno una diversa - ha testimoniato la donna, che abita di fronte alla casa di Dedoni - ci rivolgeva le peggiori offese, maneggiava un’accetta che sbatteva su un ceppo e ci diceva taglierò la vostra testa e la appenderò agli alberi, così vado in galera, mangio e bevo gratis». Sproloqui, preceduti o seguiti da scene e situazioni surreali, come quando - ha riferito al giudice la vicina - un giorno «accese una sega a motore e tagliò un albero su una proprietà non sua» inveendo contro chi gli diceva che non poteva farlo oppure quando «rinchiuse in una gabbia piccolissima una gatta perché - questo il motivo - a suo avviso era colpevole di aver mangiato una gallina», inoltre davanti a tutti «bolliva i polli in un pentolone». La testimone ha aggiunto che «attorno alla nostra casa, anche dopo che gli animali sono stati portati via, girano topi grandi così».
L’incubo in via Rambaldi si rinnovava ogni giorno: in un caso un vicino di casa, mentre sporgeva querela davanti al comandante, ricevette la telefonata della moglie che gli diceva «Dedoni si sta masturbando davanti a noi». E dopo questi episodi scattava il sopralluogo, con le pattuglie che partivano da Porotto o da Ferrara per raggiungere l’abitazione dei Dedoni. «Ma quella volta i carabinieri lo trovarono vestito», ha detto Giannini. In un’altra occasione lo stesso Giannini notò «animali appesi sul ballatoio dal fronte strada» (per i maltrattamenti agli animali Dedoni è a giudizio in un altro processo). La condotta dell’uomo aveva fatto pensare ad un disturbo psichico, tanto che fu anche disposto un Accertamento sanitario obbligatorio (Aso), una visita psichiatrica disposta dall’autorità. Il comportamento dell’imputato aveva messo in grave disagio e imbarazzo anche un artigiano chiamato per alcuni lavori in una casa adiacente. «Quell’uomo offendeva la donna che abitava nell’abitazione in cui lavoravo e la minacciava con parole irriferibili (anche in questo caso è stato chiesto di elencarle, ndr)», ha dichiarato l’artigiano. Ma la testimonianza più lunga e dettagliata è stata quella di un’altra vicina che, assieme alla moglie di Gian Roberto Luzi e allo stesso Luzi, pestato da Dedoni nel marzo scorso, già condannato a un anno per questo fatto, ne ha viste di tutti i colori. «Ogni giorno una diversa - ha testimoniato la donna, che abita di fronte alla casa di Dedoni - ci rivolgeva le peggiori offese, maneggiava un’accetta che sbatteva su un ceppo e ci diceva taglierò la vostra testa e la appenderò agli alberi, così vado in galera, mangio e bevo gratis». Sproloqui, preceduti o seguiti da scene e situazioni surreali, come quando - ha riferito al giudice la vicina - un giorno «accese una sega a motore e tagliò un albero su una proprietà non sua» inveendo contro chi gli diceva che non poteva farlo oppure quando «rinchiuse in una gabbia piccolissima una gatta perché - questo il motivo - a suo avviso era colpevole di aver mangiato una gallina», inoltre davanti a tutti «bolliva i polli in un pentolone». La testimone ha aggiunto che «attorno alla nostra casa, anche dopo che gli animali sono stati portati via, girano topi grandi così».
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