Cona dà uno stop all’Usl: i pazienti restano qui
Bocciata la richiesta di dirottare “acuti” alla Quisisana. E l’azienda corregge il tiro
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Una puntura all’Usl. No, non stiamo parlando di vaccinazioni antinfluenzali tanti di moda in questo periodo, ma di quella che deve aver dato il direttore generale del Sant’Anna, Tiziano Carradori, allo staff dell’azienda sanitaria locale. Il manager dell’ospedale di Cona non ha infatti gradito la lettera che è arrivata da via Cassoli nella quale si chiedeva che gli assistiti che necessitano di ricovero vengano indirizzati verso la struttura privata Quisisana per 250 “acuti” inviati dal pronto soccorso e 100 assistiti “lungodegenti” inviati da reparto.
Patti chiari. Carradori vuole mettere ben in chiaro un concetto e ieri si è anche chiarito con il direttore generale dell’Usl Vagnini, ma tiene a precisare che il Sant’Anna trasferisce pazienti solo quando è strettamente necessario e non su richiesta.
«Una lettera contraddittoria - dichiara Carradori - rispetto a quanto pattuito dagli accordi e dai verbali tra le due aziende, tra l’altro scritta da una persona che non conosco. Ho avuto una reazione ferma per chiarire il tutto con il mio collega Vagnini. Le risorse pubbliche devono essere usate con qualità e al meglio. Se io ho pattuito con i miei colleghi dell’Usl che potenziavo la mia capacità di ricovero e mi impegnavo a trasferire altrove i pazienti solo quando non avevo posto, tale accordo deve rimanere. Sono una persona abituata a rispettare i patti. Abbiamo infatti adottato in questi mesi un piano di allargamento per avere più capienza in termine di degenza, dal 2016 abbiamo aumentato la medicina d’urgenza e ad aprile 2017 abbiamo aggiunti posti letto e siamo intervenuti sul pronto soccorso. Abbiamo perciò preso degli impegni con l’azienda Usl, non mando pazienti nelle case di cura o negli altri ospedali della provincia se ho posto qui. Non esiste. Dobbiamo sfruttare al massimo tutti i nostri posti letto, e il trasferimento in altri luoghi avvengono solo quando siamo saturi».
Questa ferma presa di posizione di Carradori giunge perché nella lettera c’era anche un passaggio che suona come un input: “si chiede pertanto che tutti gli assistiti che necessitano di ricoveri per acuti vengano indirizzati verso l’ospedale privato Quisisana, dal momento della ricezione della presente nota fino a nuove disposizioni”.
«Penso comunque sia stato un fraintendimento – dichiara il direttore dell’ospedale Sant’Anna - ho già chiarito con il mio collega dell’Usl e quindi non c’è nessuno scontro in atto. Semplicemente mi preme chiarire che i pazienti li teniamo noi e vanno trasferiti solo in presenza di un fenomeno di saturazione dei posti letto».
L’Usl corregge il tiro. In serata è arrivata anche una nota dell’azienda Usl che corregge il tiro sulla situazione degli invii di assistiti verso ospedali privati accreditati.
«Il monitoraggio - si legge - dell’utilizzo di posti letto da parte dell’ospedale di Cona in Case di Cura Convenzionate ha confermato che dal 1° novembre a fine anno rimane la disponibilità di 350 ricoveri per far fronte alle necessità dell’azienda ospedaliero-universitaria. Nei limiti di budget disponibili alla case di cura private della Regione Emilia Romagna, infatti, le aziende sanitarie concordano con il privato accreditato la tipologia di attività sanitaria da svolgersi secondo la programmazione locale. I limiti numerici indicati segnalano la disponibilità massima pattuita, pertanto, in caso di particolari esigenze (ad esempio per epidemia influenzale), sarà necessario negoziare un ulteriore budget».
Patti chiari. Carradori vuole mettere ben in chiaro un concetto e ieri si è anche chiarito con il direttore generale dell’Usl Vagnini, ma tiene a precisare che il Sant’Anna trasferisce pazienti solo quando è strettamente necessario e non su richiesta.
«Una lettera contraddittoria - dichiara Carradori - rispetto a quanto pattuito dagli accordi e dai verbali tra le due aziende, tra l’altro scritta da una persona che non conosco. Ho avuto una reazione ferma per chiarire il tutto con il mio collega Vagnini. Le risorse pubbliche devono essere usate con qualità e al meglio. Se io ho pattuito con i miei colleghi dell’Usl che potenziavo la mia capacità di ricovero e mi impegnavo a trasferire altrove i pazienti solo quando non avevo posto, tale accordo deve rimanere. Sono una persona abituata a rispettare i patti. Abbiamo infatti adottato in questi mesi un piano di allargamento per avere più capienza in termine di degenza, dal 2016 abbiamo aumentato la medicina d’urgenza e ad aprile 2017 abbiamo aggiunti posti letto e siamo intervenuti sul pronto soccorso. Abbiamo perciò preso degli impegni con l’azienda Usl, non mando pazienti nelle case di cura o negli altri ospedali della provincia se ho posto qui. Non esiste. Dobbiamo sfruttare al massimo tutti i nostri posti letto, e il trasferimento in altri luoghi avvengono solo quando siamo saturi».
Questa ferma presa di posizione di Carradori giunge perché nella lettera c’era anche un passaggio che suona come un input: “si chiede pertanto che tutti gli assistiti che necessitano di ricoveri per acuti vengano indirizzati verso l’ospedale privato Quisisana, dal momento della ricezione della presente nota fino a nuove disposizioni”.
«Penso comunque sia stato un fraintendimento – dichiara il direttore dell’ospedale Sant’Anna - ho già chiarito con il mio collega dell’Usl e quindi non c’è nessuno scontro in atto. Semplicemente mi preme chiarire che i pazienti li teniamo noi e vanno trasferiti solo in presenza di un fenomeno di saturazione dei posti letto».
L’Usl corregge il tiro. In serata è arrivata anche una nota dell’azienda Usl che corregge il tiro sulla situazione degli invii di assistiti verso ospedali privati accreditati.
«Il monitoraggio - si legge - dell’utilizzo di posti letto da parte dell’ospedale di Cona in Case di Cura Convenzionate ha confermato che dal 1° novembre a fine anno rimane la disponibilità di 350 ricoveri per far fronte alle necessità dell’azienda ospedaliero-universitaria. Nei limiti di budget disponibili alla case di cura private della Regione Emilia Romagna, infatti, le aziende sanitarie concordano con il privato accreditato la tipologia di attività sanitaria da svolgersi secondo la programmazione locale. I limiti numerici indicati segnalano la disponibilità massima pattuita, pertanto, in caso di particolari esigenze (ad esempio per epidemia influenzale), sarà necessario negoziare un ulteriore budget».
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