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caso giudiziario. il processo finito in cassazione e tornato a Ferrara  

Coltivavano marijuana, ancora assolti tre studenti

Coltivavano marijuana, ancora assolti tre studenti

Erano stati arrestati e processati perchè in tre avevano detenuto 7 piante di marijuana invasate, pari a 400 grammi (essiccate, quasi 100 grammi di sostanza). E al processo tre studenti di ingegneria...

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Erano stati arrestati e processati perchè in tre avevano detenuto 7 piante di marijuana invasate, pari a 400 grammi (essiccate, quasi 100 grammi di sostanza). E al processo tre studenti di ingegneria ferraresi “coltivatori di erba”, erano diventati un caso giudiziario, perchè il giudice di allora, Franco Attinà, li aveva assolti con formula piena (il fatto non costituisce reato) accogliendo la tesi dei loro legali (Morassutto e Tomasi) che indicarono un uso solo personale di una pur grande quantità di droga, non rivolta allo spaccio ma al consumo rilevante procapite, pari a cinque spinelli al giorno (25 grammi, con rinforzi nel week end) e ad assicurar loro la scorta. E dire che rischiavano, per il reato di coltivazione pene, pur teoriche, da 6 a 20 anni. Dopo l’assoluzione, però, la procura di Ferrara impugnò tutto e fece ricorso direttamente in Cassazione. Che aveva annullato l’assoluzione, con rinvio al primo grado. Perchè l’assoluzione del giudice Attinà, pur accoglibile era da motivare e rubricare in altro modo. E così nei giorni scorsi, il giudice Carlo Negri su proposta del pm onorario Alessandro Rossetti ha accolto la nuova tesi difensiva dei legali dei tre ragazzi e li ha assolti, derubricando il fatto però con la tenuità del reato. Lo stesso legale che li ha assistiti, Luca Morassutto con la collega Maura Tomasi, spiegava che si è trattato anche in questo caso di una sentenza importante. Dettata dalla Cassazione che accogliendo le tesi difensive di un uso personale, aveva eccepito che non si poteva assolvere con un grande colpo di spugna (il fatto non costuisce reato, mentre c’era, eccome, la coltivazione). Da qui, il rinvio a un altro giudice di Ferrara che dopo aver derubricato il fatto in lieve entità, ha applicato il codice e assolto per la tenuità del fatto.

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