«Soldi per i permessi facili Erano per il vizio del gioco»
di Daniele Predieri
Processo sui ricongiungimenti familiari a pagamento, oltre trenta imputati Alla sbarra pure imprenditori, un’impiegata della prefettura e un’avvocatessa
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Venivano tutti qui, a Ferrara, cittadini di nazionalità cinesi da tutto il Nord Italia, per sbrigare le pratiche per il ricongiumento familiare da depositare presso la nostra Prefettura, perché sapevano di avere un canale preferenziale. «Fonti confidenziali ci dissero che c’erano strani movimenti in prefettura per queste pratiche», spiega il dirigente della squadra mobile Andrea Crucianelli illustrando l’inchiesta al tribunale, alla prima vera udienza del processo che vede imputata una impiegata della prefettura (Simona Granatiero), un avvocatessa (Silvia Baldassarre), tre imprenditrici cinese e con loro una trentina di connazionali. Secondo la Polizia e la procura, Ferrara era diventata la “fabbrica” delle pratiche false. E a gestirla erano di fatto tre imprenditrici cinesi, una famosa in città, titolare del ristorante di piazza Sacrati, Xia Lihong, detta Li che gestisce anche una agenzia di pratiche per cittadini cinesi. E poi Xiang Aimei, detta Ketty del ristorante di Porto Garibaldi e Xia Xinwei, detta Silva che gestiva il bar Novecento in città (oggi chiuso per motivi di ordine pubblico). Erano loro a raccogliere i nomi (e i soldi, 7mila euro a pratica), trovare appartamenti, 10 case tra Ferrara e Migliarino dove fissare le residenze fasulle. Ed erano loro ad avere contatti con la Granatiero, maggior imputata del processo, accusata di corruzione. E quando le imprenditrici non potevano appoggiarsi a lei, in alcuni casi (6 quelli contestati, secondo l’accusa), l’altra cinese, la Kelly era stata aiutata nelle pratiche dall’avvocato Silvia Baldassarre, imputata di favoreggiamento all’immigrazione che ha la posizione più delicata, defilata e tutta da dimostrare. Come da dimostrare è tutto ciò che ruota attorno alla corruzione contestata alla Granatiero. Ieri mattina il dirigente della Mobile, Crucianelli, ha illustrato l’inchiesta e – di fatto – quando interrogato dalle difese (avvocati Mirabile e Imperio, per Granatiero e Baldassarre), non ha chiarito in che cosa consistesse la corruzione. “Avete riscontrato dazioni di denaro, somme o i soldi richiesti erano solo prestiti? » chiedono i difensori. «Dalle intercettazioni emerge che la Granatiero chiedeva soldi e poi diceva “ci mettiamo d’accordo”». Per Crucianelli e l’accusa sono diversi i riscontri su utilità che comunque la Granatiero aveva dai rapporti di amicizia con Xia Lihong. Il problema della Granatiero era la malattia del gioco: vinceva e perdeva. E chiedeva soldi, lei, nel ruolo di “controllore”, a Xia Lihong, “controllata”. È possibile allora parlare di corruzione? Ciò che emerge dalle intercettazioni (anche se generiche e senza riscontri) sono le inopportunità nei rapporti: tra chi vistava pratiche e chi le depositava. Il pacchetto costava 7000 euro. Soldi, dicono le difese che andavano solo alle cinesi.
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