polemica sulle affermazioni del presidente felloni
«Tasse, Ascom smentita dai dati»
L’assessore Vaccari: siamo tra i più virtuosi, doglianze “politiche”
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Negozi ferraresi soffocati anche dalla tassazione locale? L’affondo di ieri sulla Nuova di Giulio Felloni (Ascom) l’indomani della notizia della chiusura di Coin, peraltro dovuta a scelte del gruppo, non è andato giù al Comune. «I dati smentiscono l’affermazione del presidente» è la risposta dell’assessore Luca Vaccari, che cita il report del centro studi Cna sulla tassazione alle piccole imprese nelle varie città. «Dal report in questione risulta che dal 2011 il Comune di Ferrara risulta stabilmente al secondo posto dietro Reggio Emilia e davanti a Modena e Ravenna come più basso livello di incidenza fiscale sia complessiva che comunale - ribadisce Vaccari, impegnato negli ultimi ritocchi al budget comunale 2018 - Si può fare meglio? Certamente. Però bisogna capire a chi togliere risorse: all'assistenza a minori, anziani e persone in condizioni di disagio? Alle scuole? Alla cultura e al turismo? Ad altre categorie economiche? Perché queste sono le scelte che dobbiamo affrontare ogni volta che si imposta un bilancio, dato che i tre quarti delle entrate correnti provengono dai tributi e i trasferimenti dallo Stato sono in costante riduzione: se si riducono le tasse bisogna ridurre servizi e contributi vari, perché i margini per ridurre i supposti sprechi sono ormai ridotti al lumicino».
Nello specifico, Felloni si era lamentato del canone di occupazione del suolo pubblico, che viene riscosso per manifestazioni temporanee (eventi, mercati, ambulantato), per le distese dei pubblici esercizi e delle attività artigianali, per i ponteggi dell’edilizia extra sisma. «Anche in questo caso - replica l’assessore - non si tiene conto del fatto che i canoni sono invariati dal 2006 e dello sforzo fatto dall'amministrazione comunale, che ha rinunciato a maggiori entrate per non gravare le attività economiche, che già stavano attraversando un periodo di crisi senza precedenti, dimostrandosi particolarmente attenta al settore produttivo». Anche qui Vaccari ricorre ad un raffronto effettuato nel 2014 con Ravenna, Modena, Parma, Forlì-Cesena, «già allora Ferrara risultava complessivamente di gran lunga la più virtuosa nei confronti dell'imprenditoria, e i numeri non mentono».
L’assessore conclude con una stilettata: Felloni chiede anche investimenti su politiche culturali «che, diversamente da realtà simili alla nostra, non possono contare su contributi di fondazioni bancarie nell'ordine di milioni di euro e la stessa cosa vale per le politiche di welfare: tutto ricade sostanzialmente solo sulle spalle dell’amministrazione comunale. Queste ripetute e generiche doglianze assomigliano molto di più a una espressione politica, che non a una obiettiva valutazione dei numeri».
Nello specifico, Felloni si era lamentato del canone di occupazione del suolo pubblico, che viene riscosso per manifestazioni temporanee (eventi, mercati, ambulantato), per le distese dei pubblici esercizi e delle attività artigianali, per i ponteggi dell’edilizia extra sisma. «Anche in questo caso - replica l’assessore - non si tiene conto del fatto che i canoni sono invariati dal 2006 e dello sforzo fatto dall'amministrazione comunale, che ha rinunciato a maggiori entrate per non gravare le attività economiche, che già stavano attraversando un periodo di crisi senza precedenti, dimostrandosi particolarmente attenta al settore produttivo». Anche qui Vaccari ricorre ad un raffronto effettuato nel 2014 con Ravenna, Modena, Parma, Forlì-Cesena, «già allora Ferrara risultava complessivamente di gran lunga la più virtuosa nei confronti dell'imprenditoria, e i numeri non mentono».
L’assessore conclude con una stilettata: Felloni chiede anche investimenti su politiche culturali «che, diversamente da realtà simili alla nostra, non possono contare su contributi di fondazioni bancarie nell'ordine di milioni di euro e la stessa cosa vale per le politiche di welfare: tutto ricade sostanzialmente solo sulle spalle dell’amministrazione comunale. Queste ripetute e generiche doglianze assomigliano molto di più a una espressione politica, che non a una obiettiva valutazione dei numeri».
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