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Violenza sulle donne un’impennata di denunce

Violenza sulle donne un’impennata di denunce

Il trend regionale parla chiaro: i casi segnalati sono saliti da 2.930 a 3.506 Gli operatori: ma c’è più consapevolezza. In arrivo la terza casa di accoglienza 

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Il tema della violenza sulla donne è purtroppo sempre di stretta attualità. Sarebbe necessario parlarne e informare anche andando oltre la data del 25 novembre, in cui si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, per evitare che questa data diventi una mera ritualità. L’informazione è necessaria perché permette alla vittima di riconoscere il problema e rivolgersi ai centri antiviolenza. Infatti, se i dati regionali indicano un aumento nell’anno in corso dei casi denunciati di violenza, passando da 2. 930 nel 2016 agli attuali 3. 506, è anche perché «è cresciuta la consapevolezza», spiega Monica Borghi, coordinatrice del Centro Donna Giustizia di Ferrara. La violenza «non cala mai, è sempre in aumento», dice la coordinatrice del centro, «ora le donne hanno più coraggio, hanno più informazioni e denunciano. Abbiamo aperto la prima casa antiviolenza nel 2001, ormai sedici anni fa, e posso dire che i casi di denuncia sono aumentati, perché è cresciuto il livello di consapevolezza. Tuttavia, non si fa ancora abbastanza».

Gli stessi giovani sembra che fatichino a esprimere messaggi positivi, «proprio oggi sono stata in una scuola, e alla richiesta di dire qualcosa di bello agli amici, i ragazzi facevano una gran fatica. Quando ce l’hanno fatta è stata per loro una vera emozione». Attualmente sono due le case rifugio nel territorio, dove trovano accoglienza le donne, ma a breve sarà pronta la terza. «Nonostante questo, non copriamo il target per la popolazione ferrarese e della provincia», afferma Elisabetta Pavani, operatrice, «dovremmo avere ventun posti per coprire il fabbisogno ma ne abbiamo diciassette. Con la terza casa, arriveremo a coprirlo». Le donne che maggiormente, più della metà, si rivolgono al centro, sono italiane, poi le straniere. Tra i casi che più hanno coinvolto le operatrici, quello relativo a «una donna che si era allontanata dal marito maltrattante, che è stata sostenuta dalla rete familiare, ma il cognato è stato accoltellato dal marito per avere protetto la donna. Adesso il maltrattante è in carcere, ed è stato condannato sia per la violenza perpetrata alla donna, che per il tentato omicidio. Di tutti i casi, la violenza domestica è quella più frequente, e in questo caso le donne sono aggredite con coltelli, oggetti rotti, utensili che si trasformano in oggetti contundenti. Colpisce soprattutto il senso di colpa da parte della vittima».

Veronica Capucci

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