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«Il lavoro è importante ma la domenica riposate»

«Il lavoro è importante ma la domenica riposate»

Monito durante l’ incontro allo stabulario del Consorzio Pescatori Monsignor Perego si è soffermato sul ricordo delle barricate di Gorino 

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GORO. Conoscenza e cultura dell'incontro sono state le parole chiave della visita, effettuata ieri mattina a Goro e a Gorino dall'arcivescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Gian Carlo Perego. La giornata interamente trascorsa tra le realtà produttive locali legate al mondo della molluschicoltura e della pesca, ha preso avvio dallo stabulario della Copego, definito da Vadis Paesanti, presidente di Federcoopesca-Confcooperative Emilia Romagna, come «l'enclave della vongola verace».

Quello di Goro con i suoi 570 soci e 60 dipendenti è uno degli stabulari più grandi a livello europeo, all'avanguardia per i processi di sostenibilità ambientale ed energetica. La visita guidata dal biologo Pier Paolo Piva, responsabile del controllo della filiera dell'impianto di stabulazione, ha toccato i processi di lavorazione dei mitili, dalle vongole, alle cozze, sino alle ostriche importate dalla Francia.

«Da metà dicembre per noi i turni di lavoro si intensificheranno, qui si lavora giorno e notte - ha spiegato Piva - per assicurare le consegne pre natalizie all'ingrosso e nella grande distribuzione». L'unica obiezione posta dall'arcivescovo riguarda la sacralità delle feste, perché «almeno la domenica sia assicurato il riposo. Non può essere solo una questione di turni - ha aggiunto monsignor Perego -, ma di vita sociale».

A guidare l'arcivescovo in visita ai porto di Goro e di Gorino, che insieme rappresentano la quarta marineria italiana, è stato il maresciallo Fabrizio Salvemini, comandante dell'ufficio locale marittimo.

Dopo esser salito a bordo di un peschereccio adibito alla pesca a strascico, per scoprire il frutto delle calate notturne, monsignor Perego, si è soffermato sul ricordo delle barricate di Gorino di un anno fa, quando i bancali di legno e un muro umano impedirono l'arrivo di 12 donne migranti. Per l’arcivescovo è stato «il simbolo della fatica, rispetto ad un'accoglienza non organizzata, che doveva essere fatta diversamente. Quell'episodio è stato il segno dell'esasperazione. Ora l'Anci ed il ministero dell’Interno stanno lavorando attorno ad un progetto di accoglienza diffusa - ha precisato l'arcivescovo - , un modello importante, che vede anche questo territorio riflettere sul problema della migrazione che passa dal 15% di Ferrara allo 0,6% di Goro».

La soluzione avanzata dall'arcivescovo è riposta anche nelle 2mila parrocchie italiane, in grado di avviare processi di conoscenza e di valorizzazione attiva delle persone accolte. L'arma pacifica per contrastare il pregiudizio, secondo Perego è la cultura dell'incontro, ma anche il lavoro «è una realtà fondamentale per costruire relazioni significative sul territorio».

Diego Viviani, sindaco di Goro, entusiasta per la visita dell'arcivescovo, ha sottolineato come «in futuro possiamo lavorare con l'arcidiocesi, per mettere a disposizione le nostre risorse. Un anno fa c'è stata una reazione impulsiva a un problema non metabolizzato, visto come un'imposizione, ma con una diversa gestione del problema accoglienza, le cose si affrontano in modo più consono. Le parole dell'arcivescovo vanno in questa direzione».

Katia Romagnoli

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