Tassa fissa al 25% A Ferrara la proposta dell’Istituto Leoni
Tasse e politiche fiscali sono argomenti scivolosi, di cui si parla sempre poco, salvo lamentarsi a posteriori. Ferrara Concreta ha voluto portarli al centro del dibattito con una serata (giovedì all’...
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Tasse e politiche fiscali sono argomenti scivolosi, di cui si parla sempre poco, salvo lamentarsi a posteriori. Ferrara Concreta ha voluto portarli al centro del dibattito con una serata (giovedì all’hotel Europa) dedicata all’approfondimento della flat tax, anticipando temi che – c’è da scommetterlo – scalderanno la campagna elettorale per le politiche. Tra le diverse proposte in circolazione che possono essere collocate sotto l’etichetta ampia di tassa forfettaria, è stata presentata e analizzata quella dell’istituto Bruno Leoni: aliquota unica al 25% per tutte le imposte, abolizione di Irap e Imu e introduzione del concetto del minimo vitale. «L’unica proposta all’orizzonte che ha l’avallo del mondo scientifico» - l’ha definita Giovanni Salvaggio, docente di diritto tributario, al tavolo assieme a Paolo Belardinelli, ricercatore dell’Istituto Leoni e al direttore della Nuova Ferrara, Luca Traini, che ha stimolato il confronto.
Molti gli spunti. A partire da una domanda sulla compatibilità dell’aliquota fissa con il dettato costituzionale che indica il criterio di progressività: percentuali di contribuzione maggiori all’aumentare della capacità contributiva. Dilemma che Belardinelli dichiara risolto da una fascia di non tassabilità per i primi sette o ottomila euro di reddito (la soglia proposta cresce con il costo della vita, dal Sud al Nord) e che Salvaggio corregge ipotizzando che l’imponibile su cui calcolare le tasse possa ridursi rispetto al reddito reale in presenza di alcuni precisi fattori, come i figli da mantenere, per esempio.
Tasse e welfare. La proposta prevede anche una radicale novità sul finanziamento e la fornitura di alcuni servizi pubblici, in particolare le prestazioni sanitarie: secondo lo schema dell’istituto Leoni, chi sta nella fascia alta di reddito può uscire dal sistema sanitario nazionale, risparmiando gran parte della tassazione destinata alla sanità, scegliendo l’opzione di un’assicurazione privata. Se ne è discusso a lungo, giovedì. Tra il timore di una fuga di chi può permetterselo che dia il colpo di grazia alle strutture pubbliche e la constatazione che, comunque, il sistema socio sanitario offre già oggi risposte carenti. E se lo schema (come è in nuce) fosse esteso all’istruzione e alla previdenza?
Ulteriore novità, introdottada una proposta che parte dalle aliquote fiscali ma finisce con il ridisegnare assetti di welfare consolidati: chi non arriva al “minimo vitale” di reddito non soltanto non pagherebbe le tasse, come già oggi avviene, ma incasserebbe anche la differenza per arrivare ad avere un minimo di sussistenza. Gli ottomila euro (sette in altre regioni d’Italia) di cui si diceva.
Il dibattito è aperto. La proposta dell’Istituto Bruno Leoni è anche un volume in vendita in libreria.
Molti gli spunti. A partire da una domanda sulla compatibilità dell’aliquota fissa con il dettato costituzionale che indica il criterio di progressività: percentuali di contribuzione maggiori all’aumentare della capacità contributiva. Dilemma che Belardinelli dichiara risolto da una fascia di non tassabilità per i primi sette o ottomila euro di reddito (la soglia proposta cresce con il costo della vita, dal Sud al Nord) e che Salvaggio corregge ipotizzando che l’imponibile su cui calcolare le tasse possa ridursi rispetto al reddito reale in presenza di alcuni precisi fattori, come i figli da mantenere, per esempio.
Tasse e welfare. La proposta prevede anche una radicale novità sul finanziamento e la fornitura di alcuni servizi pubblici, in particolare le prestazioni sanitarie: secondo lo schema dell’istituto Leoni, chi sta nella fascia alta di reddito può uscire dal sistema sanitario nazionale, risparmiando gran parte della tassazione destinata alla sanità, scegliendo l’opzione di un’assicurazione privata. Se ne è discusso a lungo, giovedì. Tra il timore di una fuga di chi può permetterselo che dia il colpo di grazia alle strutture pubbliche e la constatazione che, comunque, il sistema socio sanitario offre già oggi risposte carenti. E se lo schema (come è in nuce) fosse esteso all’istruzione e alla previdenza?
Ulteriore novità, introdottada una proposta che parte dalle aliquote fiscali ma finisce con il ridisegnare assetti di welfare consolidati: chi non arriva al “minimo vitale” di reddito non soltanto non pagherebbe le tasse, come già oggi avviene, ma incasserebbe anche la differenza per arrivare ad avere un minimo di sussistenza. Gli ottomila euro (sette in altre regioni d’Italia) di cui si diceva.
Il dibattito è aperto. La proposta dell’Istituto Bruno Leoni è anche un volume in vendita in libreria.
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