Funzioni da trasferire Jolexit all’ultimo passo
Martedì il recesso del Comune dall’Unione Terre e Fiumi va anche in consiglio Il consigliere Pezzoli: «Cifre non vere, il sindaco spieghi perché siamo usciti»
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JOLANDA DI SAVOIA. Il consiglio dell’Unione di giovedì sera è stato il primo passo ufficiale dell’uscita di Jolanda di Savoia dall’Unione Terre e Fiumi. Un’uscita che la minoranza dell’Unione, in particolare Franca Orsini (consigliere comunale copparese di Forza Italia) ha considerato «un fallimento dell’Unione». La Orsini ha pure criticato pesantemente quelle che ha definito “microfusioni” (Formignana con Tresigallo e Berra con Ro, ndr), chiudendo con l’auspicio è di ridurre al massimo disagi e costi per i cittadini, non solo di Jolanda, considerati inconsapevoli ed ignari. A difesa dell’Unione è invece intervenuta Elisabetta Pezzoli, consigliere di Alternativa Civica - all’opposizione a Jolanda -, la quale dopo aver ringraziato amministratori e tecnici del Comune, è entrata nel merito delle cifre presentate poco prima, in particolare quelle relative ai servizi sociali.
«Le quote nei confronti dell’Unione si compongono di una quota per i servizi Assp e la restante parte è relativa a tutti gli altri servizi prestati dall’Unione, che prima erano svolti dai singoli Comuni e che in questi anni sono stati conferiti progressivamente all’Unione. Prendendo in considerazione il periodo che va dal 2009 al 2017 si può notare - sottolinea la Pezzoli - che La quota Assp di Jolanda, per la gestione dei servizi sociali si è sempre aggirata tra i 160-170mila euro annui (a fronte di 300mila euro di spesa dell’Unione nel solo ultimo anno per i 108 assistiti del territorio jolandino, ndr). Quindi, appurato ciò, in base a quali criteri il nostro sindaco (Elisa Trombin, ndr) afferma genericamente che le quote all’Unione sono passate da 80mila a 440.000 euro all’anno, quando da sempre la sola quota Assp è sempre stata di 160-170mila euro? È l’aspetto più importante, perché quella delle quote versate dal nostro Comune era una delle motivazioni principali del recesso dall’Unione. Come spiega tutto questo il nostro sindaco?».
Come già scritto, giovedì sera il sindaco jolandino non era presente (come accade ormai da qualche mese) al consiglio dell’Unione. Ma sicuramente interverrà sulla vicenda martedì sera, visto che alle 21 in sala consiliare è convocato il consiglio comunale di Jolanda. Se il primo punto all’ordine del giorno sono le variazioni al bilancio 2017-2019, il secondo è proprio l’atto di organizzazione per il trasferimento delle funzioni a seguito del recesso del Comune dall’Unione Terre e Fiumi. (d.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Le quote nei confronti dell’Unione si compongono di una quota per i servizi Assp e la restante parte è relativa a tutti gli altri servizi prestati dall’Unione, che prima erano svolti dai singoli Comuni e che in questi anni sono stati conferiti progressivamente all’Unione. Prendendo in considerazione il periodo che va dal 2009 al 2017 si può notare - sottolinea la Pezzoli - che La quota Assp di Jolanda, per la gestione dei servizi sociali si è sempre aggirata tra i 160-170mila euro annui (a fronte di 300mila euro di spesa dell’Unione nel solo ultimo anno per i 108 assistiti del territorio jolandino, ndr). Quindi, appurato ciò, in base a quali criteri il nostro sindaco (Elisa Trombin, ndr) afferma genericamente che le quote all’Unione sono passate da 80mila a 440.000 euro all’anno, quando da sempre la sola quota Assp è sempre stata di 160-170mila euro? È l’aspetto più importante, perché quella delle quote versate dal nostro Comune era una delle motivazioni principali del recesso dall’Unione. Come spiega tutto questo il nostro sindaco?».
Come già scritto, giovedì sera il sindaco jolandino non era presente (come accade ormai da qualche mese) al consiglio dell’Unione. Ma sicuramente interverrà sulla vicenda martedì sera, visto che alle 21 in sala consiliare è convocato il consiglio comunale di Jolanda. Se il primo punto all’ordine del giorno sono le variazioni al bilancio 2017-2019, il secondo è proprio l’atto di organizzazione per il trasferimento delle funzioni a seguito del recesso del Comune dall’Unione Terre e Fiumi. (d.b.)
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