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Il generale Del Sette: «Prenderemo Igor e sconterà la pena»

Il generale Del Sette: «Prenderemo Igor e sconterà la pena»

Il comandante dei carabinieri ha parlato della vicenda. Ma la famiglia Verri ribatte: nelle indagini commessi errori  

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FERRARA. L’occasione per tornare a parlare della caccia a “Igor” è stata, sabato, la posa della prima pietra di una nuova caserma a Castel Maggiore (Bologna), dopo le notizie pubblicate nei giorni scorsi su alcuni complici o fiancheggiatori che avrebbero aiutato lo straniero a fuggire e a nascondersi e che sarebbero indagati dalla procura di Bologna.

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«Non credo siano stati commessi errori. C’è stata sorpresa all’inizio ma, fin da subito, tutto quello che è stato fatto è stato fatto con assoluta professionalità», ha dichiarato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Tullio Del Sette, rispondendo alle domande su eventuali errori compiuti nelle indagini su Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, il latitante serbo ricercato per gli omicidi di Budrio (Bo) e Portomaggiore dello scorso aprile e coinvolto anche in alcune rapine avvenute in provincia di Ferrara.

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«È difficile pensare a una latitanza senza complici. Denunce ci sono state, ci sono stati risultati sul piano investigativo. Cercheremo di individuare chiunque lo abbia aiutato, alcuni sono stati individuati, ce ne saranno altri e anch’essi verranno deferiti all’autorità giudiziaria», ha detto il comandante senza entrare nel dettaglio delle indagini in corso a Bologna.

I giornalisti hanno anche domandato della rabbia dei familiari delle vittime, in particolare dei figli di Valerio Verri, guardia ecologica volontaria uccisa l’8 aprile scorso. «È giusto – ha risposto Del Sette – che ciascuno esprima i propri punti di vista, e soprattutto chi è stato toccato negli affetti in maniera così dolorosa possa pensare che sarebbe stato possibile impedirlo. È difficile dirlo, ma dobbiamo accettare questo con grande umiltà e con dolore». Sulla cattura di Igor il generale si è detto «certo» che il ricercato prima o poi «sarà catturato e dato alla giustizia, perché questa volta possa scontare la pena che merita».

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«Noi abbiamo il massimo rispetto per l’Arma e per il generale Del Sette che la rappresenta, così come per tutti coloro che fin da subito si sono impegnati sul campo», hanno detto Francesca e Emanuele Verri. Ma, hanno aggiunto, «continuiamo a sostenere che nostro padre non doveva essere mandato allo sbaraglio a fare quel servizio in quella zona, che dopo l’uccisione stata interdetta». Secondo i Verri, dunque, «errori purtroppo sono stati fatti fin dall’inizio. Non lo diciamo noi, ma è scritto nero su bianco negli atti. Non una supposizione, la realtà».

Gli atti di cui parla la famiglia Verri sono i documenti che riportano l’esito delle indagini effettuate dopo l’esposto presentato dai Verri, per i quali la procura di Ferrara ha chiesto l’archiviazione.
 

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