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Il crac Carife in Commissione Ma l’udienza verrà secretata

Il crac Carife in Commissione Ma l’udienza verrà secretata

Oggi a Roma i pm Longhi e Castaldini chiamati a fare il punto sulle inchieste della banca cittadina Dovranno raccontare i dettagli delle indagini a senatori e parlamentari e l’audizione sarà blindata 

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Sono partiti con tante carte e altrettante idee chiare, i magistrati della procura di Ferrara chiamati oggi a rendere conto delle indagini sul crac Carife davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, presieduta da Pier Ferdinando Casini. Dopo gli altri grandi buchi dei colossi bancari italiani di Monte Paschi Siena e Banche venete, tra le prime, da oggi fino a venerdì la commissione metterà a fuoco tutto ciò che è accaduto nei 4 istituti coinvolti dal decreto Salvabanche - Carife, Banca Marche, Etruria e CariChieti - concentrandosi sui motivi alla base dei vari crac. Per quanto riguarda il crac di vecchia Carife, occorre ricordare che i magistrati di Ferrara si erano mossi ben molto prima che le inchieste sulle banche italiane diventassero prassi assai comune. Non era così appena 3 anni fa, quando a metà 2014, e poco dopo il commissariamento di Carife di metà 2013, procura e Guardia di finanza valutarono che i motivi per cui erano stati esautorati amministratori e dirigenti della banca cittadina, dovevano quantomeno essere approfonditi: da qui partì l’inchiesta - «di iniziativa», non sulla base di esposti, denunce o altro - che portò ad aprire un primo fascicolo investigativo sull’aumento di capitale di vecchia Carife, oggi diventato un processo con 12 imputati e 1200 parti civili, che riprenderà domani al Centro Quadrifoglio davanti al giudice Piera Tassoni e ormai giunto a conclusione con la requisitoria dell’accusa prevista per il 5 dicembre. Di questo e di tanto altro parleranno alla commissione bancaria i pm Stefano Longhi e il procuratore reggente Patrizia Castaldini, mentre occorre ricordare che l’indagine aperta nel 2014 vedeva il coordinamento dell’allora procuratore capo Bruno Cherchi ed ebbe come “motore” la pm Barbara Cavallo, al momento assente dalla procura (rientrerà nei mesi del 2018). Ai membri della commissione, i magistrati di Ferrara racconteranno la storia del “piccolo” crac legato all’aumento di capitale, ma soprattutto del “grande” crac, soffermandosi sulle fasi che dal 2007 al 2013 portarono la banca cittadina, allora tra le prime in Italia tra gli istituti di provincia, a cadere nel buco del fallimento nel 2016. I magistrati, da quanto si apprende, dovranno portare a conoscenza della commissione tutti i dettagli sulla ricostruzione e i motivi del crac, più che annunciato visti i “buchi” di crediti deteriorati (soldi prestati mai rientrati) e indicare l’aggiornamento della inchiesta. Non potranno far valere il segreto istruttorio (anche se l’indagine è in corso) ma chiederanno che gli atti della seduta vengano secretati perché se è vero che ormai sul crac legato all’aumento di capitale le carte d’accusa sono pubbliche e a conoscenza degli imputati, non lo sono invece quelle sul crac tra il 2007 e il 2013 che vede 26 indagati, ex amministratori: indagine ormai a conclusione, marzo 2018.

Daniele Predieri

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