La Nuova Ferrara

Ferrara

il delitto del po

Vent'anni di carcere per l'omicidio del barista

Monia Desole e Salvatore Ciammaichella
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Monia Desole e Salvatore Ciammaichella

Pesanti condanne per la centese Monia Desole e il suo compagno, l'ex carabiniere Salvatore Ciammaichella

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CENTO. Vent'anni di carcere per gli assassini di Antonio Piombo: il tribunale di Rovigo, con rito abbreviato, li ha inflitti a Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, carabiniere in congedo e già in servizio a Cento, e Monia Desole, 42 anni, di Cento, all'epoca dei fatti residente a Frassinelle.

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Il dispositivo finale letto dal giudice per le udienze preliminari Pietro Mondaini, parla per lui di 20 anni, più 2 anni e 8 mesi, più 4 mesi di arresto in relazione alla contestata contravvenzione relativa alla legge sulle armi; lei, invece, ha incassato 18 anni più due anni e 8 mesi. Non c'è stata assoluzione per nessuno dei capi di imputazione.

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Ciammaichella, per difendersi, aveva parlato di un episodio accidentale, aveva spiegato di non avere mai avuto alcuna intenzione di uccidere, mentre la Desole aveva rivendicato un'estraneità assoluta alla vicenda. Due scelte processuali non in contrasto tra loro, quelle proposte dalle difese. In precedenza, il pubblico ministero Fabrizio Suriano aveva formulato le proprie richieste di condanna: 25 anni di reclusione e otto mesi di arresto per Salvatore Ciammaichella, 19 anni e mezzo di reclusione per Monia Desole.

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Al centro del processo, come imputazione principale, l'omicidio del barista in pensione Antonio Piombo, 60 anni, di Lama Polesine, che sarebbe stato ucciso nella golena di Garofolo con due colpi di pistola, una Mauser 7.65 millimetri, uno alla testa e uno all'addome. Il corpo venne ritrovato nel pomeriggio del 27 maggio del 2016, in golena.

Cosa sia accaduto la sera precedente in golena, il perché Piombo sia stato ammazzato, non è mai stato chiarito a fondo. Le prime dichiarazioni di Ciammaichella affermarono che l'uomo avrebbe disturbato un incontro sessuale tra i due compagni e che la lite che ne seguì, nella concitazione, si sarebbe chiusa con due colpi di armi da fuoco accidentali. Una versione ribadita anche martedì 18 ottobre dai difensori di Ciammaichella, gli avvocati Virginia Falbo e Luigi Delprete di Bologna.

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Radicalmente differente invece la posizione della difesa della Desole, con l'avvocato Lorenza Munari che aveva fornito una ricostruzione diversa di quella serata. I due, allora, stavano tornando a casa, quando Piombo, dalla sua auto, avrebbe sfanalato nella loro direzione. Ciammaichella si sarebbe fermato e avrebbe deciso di rapinare il 60enne. Desole non avrebbe saputo a priori di questa intenzione, né - ha detto la difesa - del fatto che il compagno fosse armato.

Il pubblico ministero Fabrizio Suriano ha individuato proprio nella rapina il movente dell'omicidio, precisando che la Desole non avrebbe esploso alcuno dei due colpi, ma che comunque avrebbe dovuto rispondere dell'omicidio a titolo di concorso morale.

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Alla coppia sono stati quindi contestati anche la rapina in concorso, perché il cadavere sarebbe stato poi spogliato del Bancomat, indebito utilizzo di carte di credito, perché poche ore dopo l'omicidio il bancomat sarebbe stato usato a Bologna per prelevare 140 euro e poi ancora a Finale Emilia per prelevarne altri 110; abbandono di minore, perché, a quanto emerso nel corso delle indagini, in altre occasioni i due avrebbero abbandonato la loro bambina in auto, per andare poi a giocare alle slot machile a Occhiobello.

Per il solo Ciammaichella, poi, contestazioni sulla legge sulle armi, in particolare il fatto che avrebbe detenuto 11 armi da fuoco, tra le quali la Mauser 7.65 millimetri che avrebbe sparato in occasione dell'omicidio di Piombo, senza le necessarie attenzioni, in particolare in un armadio non chiuso a chiave nella camera della bimba.

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Partendo da questa base, si era arrivati, il 17 ottobre scorso, alle richieste di pena: 25 anni di reclusione e 8 di arresto (questi ultimi per la contravvenzione ipotizzata in relazione all'arma) per Ciammaichella; 19 anni e 6 mesi per Desole.

All'udienza finale era presente anche il fratello della vittima, Agostino Piombo, che con l'avvocato Alessandra Labia, costituita parte civile nel procedimento, ha domandato un risarcimento di 600mila euro.

 

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