La Nuova Ferrara

Ferrara

Condanna a 20 anni per l’omicidio sul Po

Condanna a 20 anni per l’omicidio sul Po

L’ex carabiniere e la compagna sono stati riconosciuti colpevoli dell’uccisione di un barista nel Rodigino

2 MINUTI DI LETTURA





CENTO. Vent'anni di carcere per gli assassini di Antonio Piombo: il tribunale di Rovigo, con rito abbreviato, li ha inflitti a Salvatore Ciammaichella, 45 anni, di Frassinelle Polesine, carabiniere in congedo e già in servizio a Cento, e Monia Desole, 42 anni, di Cento.

Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli dell'uccisione del 60enne barista, con due colpi di pistola, la notte fra il 26 ed il 27 maggio dello scorso anno, lungo l'argine del Po, a Garofolo, e sono stati condannati dal giudice per le udienze preliminari Pietro Mondaini con giudizio abbreviato per omicidio volontario, rapina e uso indebito di carte di credito rispettivamente a 20 e 18 anni di reclusione, già “scontati” di un terzo per il rito scelto.

Per entrambi anche un'ulteriore condanna a 2 anni e 8 mesi per abbandono di minore, per aver più volte lasciato sola in auto per ore la figlia della donna, che allora aveva a malapena 8 anni, davanti alla sala Vlt “Atlantic City” di Occhiobello, dove i due si erano più volte recati a giocare alle macchinette.

Per Ciammaichella anche 4 mesi di arresto per la violazione della legge sulle armi. Al fratello della vittima, Agostino Piombo, che viveva assieme a lui a Lama Polesine, costituitosi parte civile, è stata riconosciuta una provvisionale di 600mila euro.

Cosa sia accaduto la sera precedente in golena, il perché Piombo sia stato ammazzato, non è mai stato chiarito a fondo. Nelle prime dichiarazioni Ciammaichella affermç che l'uomo avrebbe disturbato un incontro sessuale tra i due compagni e che la lite che ne seguì, nella concitazione, si sarebbe chiusa con due colpi di armi da fuoco accidentali. Una versione ribadita dai difensori di Ciammaichella, gli avvocati Virginia Falbo e Luigi Delprete di Bologna.

Radicalmente differente invece la posizione della difesa della Desole, con l'avvocato Lorenza Munari che aveva fornito una ricostruzione diversa di quella serata. I due, allora, stavano tornando a casa, quando Piombo, dalla sua auto, avrebbe sfanalato nella loro direzione.

Ciammaichella si sarebbe fermato e avrebbe deciso di rapinare il 60enne. Desole non avrebbe saputo a priori di questa intenzione, né - ha detto la difesa - del fatto che il compagno fosse armato.

Alla coppia sono stati quindi contestati anche la rapina in concorso, perché il cadavere sarebbe stato poi spogliato del Bancomat, indebito utilizzo di carte di credito, perché poche ore dopo l'omicidio il bancomat sarebbe stato usato a Bologna per prelevare 140 euro e poi ancora a Finale Emilia per prelevarne altri 110. Inoltre è stato contestato loro ll’abbandono di minore, perché, a quanto emerso nel corso delle indagini, in altre occasioni i due avrebbero abbandonato la loro bambina in auto, per andare poi a giocare alle slot machine a Occhiobello.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google