caso bergamini
In tribunale per discutere la perizia
BOCCALEONE. Quello di oggi è forse il giorno più atteso da 28 anni a questa parte per la famiglia Bergamini. Nel tribunale di Castrovillari saranno ascoltati i periti che si sono occupati della...
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BOCCALEONE. Quello di oggi è forse il giorno più atteso da 28 anni a questa parte per la famiglia Bergamini. Nel tribunale di Castrovillari saranno ascoltati i periti che si sono occupati della perizia sul corpo del calciatore Denis Bergamini, riesumato lo scorso luglio.
La perizia è stata eseguita dai consulenti del gip del tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, che in occasione dell’incidente probatorio aveva accolto la richiesta, avanzata dal procuratore della Repubblica, Eugenio Facciolla, di riaprire l’inchiesta sulla morte del giovane trovato senza vita il 19 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza). A suo tempo tutto venne archiviato come suicidio ma oggi, la verità sembra diversa. «Dopo l’esame dei periti – ha affermato Fabio Anselmo, legale della famiglia argentana – il fascicolo verrà riconsegnato al pubblico ministero. Sarà lui a decidere il da farsi». Nelle scorse settimane, alcune indiscrezioni trapelate pochi giorni prima che la perizia venisse depositata, parlavano di «morte per strangolamento». Quelle informazioni hanno poi trovato fondamento negli esiti delle analisi prodotte in base alla nuova perizia depositata. Dunque a quasi trent’anni di distanza sembra che quello che la sorella del calciatore, Donata Bergamini, ha sempre sostenuto, e cioè che il fratello fosse stato ucciso e non che si fosse suicidato, trovi finalmente un riscontro reale. «Abbiamo grande fiducia perché – ha detto Anselmo – la perizia è favorevole. Gli esami scientifici hanno accertato la realtà dei fatti e cioè’ che Denis è stato strangolato prima di essere appoggiato sull’asfalto. Fin dalle prime ore dopo la riesumazione abbiamo visto che le incongruenze con quanto detto fino a quel momento erano tante».
Nessun investimento dunque, niente tir. Le cose sarebbero andate diversamente. In aula oggi, oltre all’avvocato ferrarese, ci saranno anche Donata e i suoi figli. «È un momento storico – aveva detto la sorella nei giorni scorsi – finalmente la verità verrà a galla».
La perizia è stata eseguita dai consulenti del gip del tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, che in occasione dell’incidente probatorio aveva accolto la richiesta, avanzata dal procuratore della Repubblica, Eugenio Facciolla, di riaprire l’inchiesta sulla morte del giovane trovato senza vita il 19 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza). A suo tempo tutto venne archiviato come suicidio ma oggi, la verità sembra diversa. «Dopo l’esame dei periti – ha affermato Fabio Anselmo, legale della famiglia argentana – il fascicolo verrà riconsegnato al pubblico ministero. Sarà lui a decidere il da farsi». Nelle scorse settimane, alcune indiscrezioni trapelate pochi giorni prima che la perizia venisse depositata, parlavano di «morte per strangolamento». Quelle informazioni hanno poi trovato fondamento negli esiti delle analisi prodotte in base alla nuova perizia depositata. Dunque a quasi trent’anni di distanza sembra che quello che la sorella del calciatore, Donata Bergamini, ha sempre sostenuto, e cioè che il fratello fosse stato ucciso e non che si fosse suicidato, trovi finalmente un riscontro reale. «Abbiamo grande fiducia perché – ha detto Anselmo – la perizia è favorevole. Gli esami scientifici hanno accertato la realtà dei fatti e cioè’ che Denis è stato strangolato prima di essere appoggiato sull’asfalto. Fin dalle prime ore dopo la riesumazione abbiamo visto che le incongruenze con quanto detto fino a quel momento erano tante».
Nessun investimento dunque, niente tir. Le cose sarebbero andate diversamente. In aula oggi, oltre all’avvocato ferrarese, ci saranno anche Donata e i suoi figli. «È un momento storico – aveva detto la sorella nei giorni scorsi – finalmente la verità verrà a galla».
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