Parco Delta interregionale Scontro nel centro-sinistra
I Verdi seguono le associazioni ambientaliste: ritirare l’emendamento Pd Dieci sindaci: governance unica, lavoriamo all’allargamento. Calvano in difesa
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Lo scontro politico sul Parco del Delta del Po si è trasferito all’interno della futura coalizione di centro-sinistra, con Verdi e associazioni ambientaliste a rincarare le critiche M5s sull’emendamento Pd alla legge di Stabilità. «Si propone l’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po eliminando, di fatto, l’ipotesi di trasformarlo in Parco nazionale, che con questo emendamento verrebbe definivamente cancellata. Noi chiediamo - c’è scritto nella nota dei coordinatori nazionali dei Verdi, Angelo Bonelli e Luana Zanella - che l’emendamento venga immediatamente ritirato». La richiesta ricalca l’appello in questo senso di 20 associazioni ambientaliste che mettono l’accento su una «declassificazione» che non tutelerebbe a sufficienza la biodiversità, in assenza di una governance unitaria.
L’emendamento firmato anche dalla senatrice Maria Teresa Bertuzzi, è stato difeso ieri da un gruppo di sindaci del Delta: ci sono tra gli altri Tiziano Tagliani, nelle vesti pure di presidente della Provincia, i ferraresi Antonio Fiorentini, Marco Fabbri, Andrea Marchi, Sabina Alice Zanardi, Diego Viviani e Gianni Michele Padovani, oltre a Michele De Pascale (Comune e Provincia di Ravenna), Luca Coffari (Cervia) e Mauro Venturi (Alfonsine). I sindaci difendono anzitutto gli interventi svolti su Valli di Comacchio, Boscone della Mesola, Sacca di Goro, Valli di Campotto, saline di Cervia e Comacchio e pinete di Cervia e Ravenna, premiato anche dal riconoscimento Mab Unesco del 2015. «A questo proposito - è la notizia contenuta nella loro nota - si sta lavorando anche ad un allargamento del riconoscimento all’Argentano e al Ravennate». Proprio il riconoscimento Mab Unesco, è la tesi dei sindaci, «ha rafforzato la convinzione che serva un’unica governance, attraverso la nascita di un unico ente. L’emendamento in discussione ha come scopo dunque il rilancio del Delta del Po e della sua governance, e non certo l’abbassamento del livello della tutela naturalistica e ambientale». Di parco nazionale si parla invano dal 1991, è la loro conclusione, mentre un parco interregionale che funziona esiste già, il Sasso Simoncello.
A dar manforte ai sindaci arrivano le prese di posizione del segretario regionale Pd, Paolo Calvano, e della consigliera Marcella Zappaterra. «Per anni ci siamo lamentati dell’articolazione attuale in due parchi regionali diversi, dell’Emilia Romagna e del Veneto, con tutte le duplicazioni del caso - scrive Calvano - Con questo emendamento si avrà la possibilità di mantenere alta la tutela naturalistica e ambientale di tutto l’ecosistema, andando oltre i due parchi e mantenendo un forte legame tra la nuova struttura e tutto il territorio di riferimento». Zappaterra, dal canto suo, contesta lo «svilimento» che deriverebbe dalla mancata qualificazione a nazionale del Parco. «L’emendamento è l’unica possibilità di rilanciare un’area unica sulla quale va costruita una governance che non può essere classificata secondo gli schemi normativi che conosciamo e che funzionano per altri parchi - afferma la consigliera regionale Pd che ha la delega al MaB Unesco - Si parte, come è necessario, dagli esistenti Parchi regionali e non esiste nessun motivo di allarme circa un ipotetico abbassamento del livello della tutela naturalistica e ambientale; c’è in realtà la volontà di provare a uscire finalmente da una condizione di confusione e di duplicazione gestionale e amministrativa che è causa di diseconomie, difficoltà operative e disomogeneità nella programmazione ».
Il Parco interregionale non si è fatto fino ad ora quindi non si farà mai? «Non si tiene conto della svolta impressa dal riconoscimento MaB - risponde la consigliera - La governance unitaria della Riserva della Biosfera Unesco sperimentata dall’ottenimento del riconoscimento del 2015 ha infatti dimostrato che si possono raggiungere risultati importanti quando i due parchi lavorano insieme con convinzione. Certamente l’obbligo allo stato attuale di passare per due strutture organizzative porta al raddoppio dei tempi, a inefficienze, ad un aumento di burocrazia con conseguente perdita di moltissime opportunità sia sul fronte della tutela della biodiversità che su quello della promozione, valorizzazione e crescita del Delta del Po. L’ obiettivo di un rilancio vero del Parco si può perseguire solo con il pieno e convinto coinvolgimento delle Regioni interessate, senza il quale ogni ipotesi di calare dall’alto un Parco nazionale sarebbe destinato a fallire o a rimanere sulla carta». (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’emendamento firmato anche dalla senatrice Maria Teresa Bertuzzi, è stato difeso ieri da un gruppo di sindaci del Delta: ci sono tra gli altri Tiziano Tagliani, nelle vesti pure di presidente della Provincia, i ferraresi Antonio Fiorentini, Marco Fabbri, Andrea Marchi, Sabina Alice Zanardi, Diego Viviani e Gianni Michele Padovani, oltre a Michele De Pascale (Comune e Provincia di Ravenna), Luca Coffari (Cervia) e Mauro Venturi (Alfonsine). I sindaci difendono anzitutto gli interventi svolti su Valli di Comacchio, Boscone della Mesola, Sacca di Goro, Valli di Campotto, saline di Cervia e Comacchio e pinete di Cervia e Ravenna, premiato anche dal riconoscimento Mab Unesco del 2015. «A questo proposito - è la notizia contenuta nella loro nota - si sta lavorando anche ad un allargamento del riconoscimento all’Argentano e al Ravennate». Proprio il riconoscimento Mab Unesco, è la tesi dei sindaci, «ha rafforzato la convinzione che serva un’unica governance, attraverso la nascita di un unico ente. L’emendamento in discussione ha come scopo dunque il rilancio del Delta del Po e della sua governance, e non certo l’abbassamento del livello della tutela naturalistica e ambientale». Di parco nazionale si parla invano dal 1991, è la loro conclusione, mentre un parco interregionale che funziona esiste già, il Sasso Simoncello.
A dar manforte ai sindaci arrivano le prese di posizione del segretario regionale Pd, Paolo Calvano, e della consigliera Marcella Zappaterra. «Per anni ci siamo lamentati dell’articolazione attuale in due parchi regionali diversi, dell’Emilia Romagna e del Veneto, con tutte le duplicazioni del caso - scrive Calvano - Con questo emendamento si avrà la possibilità di mantenere alta la tutela naturalistica e ambientale di tutto l’ecosistema, andando oltre i due parchi e mantenendo un forte legame tra la nuova struttura e tutto il territorio di riferimento». Zappaterra, dal canto suo, contesta lo «svilimento» che deriverebbe dalla mancata qualificazione a nazionale del Parco. «L’emendamento è l’unica possibilità di rilanciare un’area unica sulla quale va costruita una governance che non può essere classificata secondo gli schemi normativi che conosciamo e che funzionano per altri parchi - afferma la consigliera regionale Pd che ha la delega al MaB Unesco - Si parte, come è necessario, dagli esistenti Parchi regionali e non esiste nessun motivo di allarme circa un ipotetico abbassamento del livello della tutela naturalistica e ambientale; c’è in realtà la volontà di provare a uscire finalmente da una condizione di confusione e di duplicazione gestionale e amministrativa che è causa di diseconomie, difficoltà operative e disomogeneità nella programmazione ».
Il Parco interregionale non si è fatto fino ad ora quindi non si farà mai? «Non si tiene conto della svolta impressa dal riconoscimento MaB - risponde la consigliera - La governance unitaria della Riserva della Biosfera Unesco sperimentata dall’ottenimento del riconoscimento del 2015 ha infatti dimostrato che si possono raggiungere risultati importanti quando i due parchi lavorano insieme con convinzione. Certamente l’obbligo allo stato attuale di passare per due strutture organizzative porta al raddoppio dei tempi, a inefficienze, ad un aumento di burocrazia con conseguente perdita di moltissime opportunità sia sul fronte della tutela della biodiversità che su quello della promozione, valorizzazione e crescita del Delta del Po. L’ obiettivo di un rilancio vero del Parco si può perseguire solo con il pieno e convinto coinvolgimento delle Regioni interessate, senza il quale ogni ipotesi di calare dall’alto un Parco nazionale sarebbe destinato a fallire o a rimanere sulla carta». (s.c.)
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