Addizione Diamanti Il nuovo con l’antico
di Gian Pietro Zerbini
Presentato il progetto per ampliare il percorso espositivo
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Come ti cambio Palazzo Diamanti in quattro mosse, cercando di far coesiste l’antico e il moderno. Impresa non facile, come hanno ammesso gli stessi progettistici di Labics Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori, che hanno vinto - in team con 3TI - il progetto per l’ampliamento dalla Galleria d’Arte Modena di Palazzo Diamanti. Confrontarsi con il grande Biagio Rossetti non è cosa da tutti i giorni per cui è comprensibile come i progettisti abbiano studiato a lunga la maniera per inserire elementi di architettura contemporanea in un edificio storico di così grande portata, fascino e fama.
Da anni il nodo dei Diamanti era un collegamento più diretto e al coperto nel percorso espositivo in modo da sostituire quella passerella esterna, ormai vintage.
L’intervento prevederà la costruzione, nel giardino retrostante di Palazzo dei Diamanti, di un nuovo padiglione conforme ai più moderni standard museali. A differenza di altri paesi europei, in Italia infatti c’è sempre un po’ di resistenza nel costruire parti di architettura contemporanea in un contesto antico. Questa soluzione sembra una scelta coraggiosa, non di rottura con il passato ma al tempo stesso in grado di dare un tocco più moderno e funzionale ad un contenitore che in alcune sue parti, come proprio la passerella, odora un po’ di muffa. L’esempio della Piramide davanti al Louvre a Parigi è illuminante in questo ambito.
Il nuovo edificio, contemporaneo ma scelto proprio per la sua capacità di dialogare armonicamente con l’esistente, oltre a permettere finalmente il collegamento coperto e climatizzato tra le due ali del palazzo storico, consentirà l’ampliamento della superficie espositiva con uno spazio polifunzionale da adibire anche a incontri, conferenze, concerti, proiezioni e altre attività culturali e ricreative. La sua collocazione permetterà inoltre di recuperare appieno il rapporto del palazzo con il giardino retrostante, consentendo di istituire un nuovo e virtuoso dialogo con una delle aree verdi più belle di Ferrara, ma da molto tempo interdette al pubblico.
Il progetto interesserà infine aree adiacenti al palazzo che saranno riqualificate e riconvertite in spazi destinati a ospitare nuovi e più accoglienti servizi al pubblico, quali un’area attrezzata per le attività didattiche, una caffetteria con distesa all’aperto, un ampio bookshop con accesso su Corso Ercole I, oltre a nuovi depositi, servizi igienici e aree di sosta per visitatori e famiglie.
Il nuovo edificio, dai dati riportati nella scheda tecnica del progetto, la cui estensione è pari a 660 metri quadrati (di cui 580 metri quadrati di spazio interno), è tipologicamente assimilabile ad un padiglione, nel senso inglese di pavillion, ovvero un manufatto leggero nato per essere collocato in parco. Dal punto di vista formale l’edificio si struttura come un doppio ordine di sostegni verticali puntiformi che sorreggono una copertura piana orizzontale. Le tamponature verticali sono perlopiù affidate a grandi pareti vetrate (all’occorrenza oscurabili con un sistema di tendaggi), che consentono la totale permeabilità visiva del manufatto dall’interno verso l’esterno e viceversa.
L’edificio è organizzato in aree funzionali: una zona di ingresso dal giardino, necessaria per garantirne l’autonomia dal resto del Palazzo; un ampio open space, riconfigurabile a seconda delle esigenze con un sistema di pareti mobili; le zone tecniche: una dedicata ai servizi igienici ed una a deposito. L’edificio, attraverso un sistema di pareti mobili, può vivere autonomamente dal resto del complesso, o esserne parte integrante: può essere utilizzato come sala espositiva, come spazio dedicato ad attività speciali - conferenze, workshop, eventi - oppure, in fine, grazie all’ingresso diretto dal giardino, esso può funzionare autonomamente anche in orari di chiusura del Palazzo.
«Centrale - dicono i progettisti - è il ruolo attribuito al muro che separa il cortile dal giardino retrostante. Comunque lo si voglia interpretare, sia come semplice separazione tra due spazi esterni sia come soglia che divide ma allo stesso tempo mette in relazione il conosciuto e il razionale da ciò che è altro, esso rappresenta l’anima del luogo. Distanziare il nuovo edificio dal muro esistente ha permesso di preservarne lo status metaforico di soglia, di elemento di passaggio, in quella condizione che, per usare le parole di Rella “ci desitua dalle nostre abitudini cognitive ed esistenziali, e ci espone alla terribile ed entusiasmante scoperta dell’altro, di ciò che, in prima istanza, ci appare misterioso».
«In conclusione - riassumono i progettisti - la nuova addizione, di fatto, fonda la propria matrice formale sulla stessa logica geometrica che struttura il Palazzo progettato da Biagio Rossetti, una scelta che consente al nuovo intervento – differente per linguaggio e materia – di entrare nella logica evolutiva del manufatto esistente. L’adozione di un’unica e rigorosa matrice geometrica».
Da anni il nodo dei Diamanti era un collegamento più diretto e al coperto nel percorso espositivo in modo da sostituire quella passerella esterna, ormai vintage.
L’intervento prevederà la costruzione, nel giardino retrostante di Palazzo dei Diamanti, di un nuovo padiglione conforme ai più moderni standard museali. A differenza di altri paesi europei, in Italia infatti c’è sempre un po’ di resistenza nel costruire parti di architettura contemporanea in un contesto antico. Questa soluzione sembra una scelta coraggiosa, non di rottura con il passato ma al tempo stesso in grado di dare un tocco più moderno e funzionale ad un contenitore che in alcune sue parti, come proprio la passerella, odora un po’ di muffa. L’esempio della Piramide davanti al Louvre a Parigi è illuminante in questo ambito.
Il nuovo edificio, contemporaneo ma scelto proprio per la sua capacità di dialogare armonicamente con l’esistente, oltre a permettere finalmente il collegamento coperto e climatizzato tra le due ali del palazzo storico, consentirà l’ampliamento della superficie espositiva con uno spazio polifunzionale da adibire anche a incontri, conferenze, concerti, proiezioni e altre attività culturali e ricreative. La sua collocazione permetterà inoltre di recuperare appieno il rapporto del palazzo con il giardino retrostante, consentendo di istituire un nuovo e virtuoso dialogo con una delle aree verdi più belle di Ferrara, ma da molto tempo interdette al pubblico.
Il progetto interesserà infine aree adiacenti al palazzo che saranno riqualificate e riconvertite in spazi destinati a ospitare nuovi e più accoglienti servizi al pubblico, quali un’area attrezzata per le attività didattiche, una caffetteria con distesa all’aperto, un ampio bookshop con accesso su Corso Ercole I, oltre a nuovi depositi, servizi igienici e aree di sosta per visitatori e famiglie.
Il nuovo edificio, dai dati riportati nella scheda tecnica del progetto, la cui estensione è pari a 660 metri quadrati (di cui 580 metri quadrati di spazio interno), è tipologicamente assimilabile ad un padiglione, nel senso inglese di pavillion, ovvero un manufatto leggero nato per essere collocato in parco. Dal punto di vista formale l’edificio si struttura come un doppio ordine di sostegni verticali puntiformi che sorreggono una copertura piana orizzontale. Le tamponature verticali sono perlopiù affidate a grandi pareti vetrate (all’occorrenza oscurabili con un sistema di tendaggi), che consentono la totale permeabilità visiva del manufatto dall’interno verso l’esterno e viceversa.
L’edificio è organizzato in aree funzionali: una zona di ingresso dal giardino, necessaria per garantirne l’autonomia dal resto del Palazzo; un ampio open space, riconfigurabile a seconda delle esigenze con un sistema di pareti mobili; le zone tecniche: una dedicata ai servizi igienici ed una a deposito. L’edificio, attraverso un sistema di pareti mobili, può vivere autonomamente dal resto del complesso, o esserne parte integrante: può essere utilizzato come sala espositiva, come spazio dedicato ad attività speciali - conferenze, workshop, eventi - oppure, in fine, grazie all’ingresso diretto dal giardino, esso può funzionare autonomamente anche in orari di chiusura del Palazzo.
«Centrale - dicono i progettisti - è il ruolo attribuito al muro che separa il cortile dal giardino retrostante. Comunque lo si voglia interpretare, sia come semplice separazione tra due spazi esterni sia come soglia che divide ma allo stesso tempo mette in relazione il conosciuto e il razionale da ciò che è altro, esso rappresenta l’anima del luogo. Distanziare il nuovo edificio dal muro esistente ha permesso di preservarne lo status metaforico di soglia, di elemento di passaggio, in quella condizione che, per usare le parole di Rella “ci desitua dalle nostre abitudini cognitive ed esistenziali, e ci espone alla terribile ed entusiasmante scoperta dell’altro, di ciò che, in prima istanza, ci appare misterioso».
«In conclusione - riassumono i progettisti - la nuova addizione, di fatto, fonda la propria matrice formale sulla stessa logica geometrica che struttura il Palazzo progettato da Biagio Rossetti, una scelta che consente al nuovo intervento – differente per linguaggio e materia – di entrare nella logica evolutiva del manufatto esistente. L’adozione di un’unica e rigorosa matrice geometrica».
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