la seduta
Approvato tra le polemiche il regolamento consiliare
COMACCHIO. È stato un parto travagliato quello sfociato l’altra sera, allo scoccare della mezzanotte, con l’approvazione del nuovo regolamento che disciplina il funzionamento del consiglio comunale....
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COMACCHIO. È stato un parto travagliato quello sfociato l’altra sera, allo scoccare della mezzanotte, con l’approvazione del nuovo regolamento che disciplina il funzionamento del consiglio comunale.
Al culmine di una seduta durata complessivamente cinque ore, compresa un’ora e mezza di sospensione, proprio per dare luogo alla valutazione tecnica dei 36 emendamenti presentati in aula, il regolamento ha ottenuto il via libero, non senza polemiche. A parere della consigliera Sandra Carli Ballola (capogruppo La Città futura), «si poteva lavorare diversamente nelle commissioni, senza interrompere per quasi due ore il Consiglio. È un regolamento che verticalizza tutto e toglie agibilità al consigliere. Non si vuole dare voce a chi è stato eletto».
Di tenore analogo gli altri interventi della minoranza, a partire da quello di Maura Tomasi (capogruppo Lega Nord), la quale ha osservato che «i nostri non sono emendamenti ostruzionistici, in democrazia ci deve essere condivisione delle cose, qui invece significa tagliare le gambe alla democrazia. Non parlo dell’accentramento dei poteri sul presidente del consiglio comunale, ma su parti ad esempio in cui si stabilisce l'ammissibilità di ricorsi ed interpellanze, senza spiegarmi se per ammissibilità si intende formale o sostanziale».
Emanuele Mari (capogruppo Forza Italia) ha ribadito che "non si capisce la fretta. Io ritengo legittima la richiesta di rinviare la discussione al consiglio successivo». Prima del voto finale di ciascun singolo emendamento ammesso, con tanto di dichiarazione di voto, è intervenuto anche il sindaco Marco Fabbri. Contestando il «dibattito di poco spessore e di contenuti scarsissimi», il sindaco ha parlato di «mancanza di rispetto anche per il pubblico. Siete stati messi in condizione di apportare emendamenti tre settimane fa, ma che per capricci e rimostranze, avete portato addirittura stasera in aula». Fabbri ha smontato l'apparato accusatorio dell'opposizione, spiegando che i poteri del sindaco, del presidente e del consiglio comunale sono definiti dalle leggi dello Stato. Ha anticipato inoltre una delega ad Emanuele Mari (Fi) sui temi del federalismo.
Al culmine di una seduta durata complessivamente cinque ore, compresa un’ora e mezza di sospensione, proprio per dare luogo alla valutazione tecnica dei 36 emendamenti presentati in aula, il regolamento ha ottenuto il via libero, non senza polemiche. A parere della consigliera Sandra Carli Ballola (capogruppo La Città futura), «si poteva lavorare diversamente nelle commissioni, senza interrompere per quasi due ore il Consiglio. È un regolamento che verticalizza tutto e toglie agibilità al consigliere. Non si vuole dare voce a chi è stato eletto».
Di tenore analogo gli altri interventi della minoranza, a partire da quello di Maura Tomasi (capogruppo Lega Nord), la quale ha osservato che «i nostri non sono emendamenti ostruzionistici, in democrazia ci deve essere condivisione delle cose, qui invece significa tagliare le gambe alla democrazia. Non parlo dell’accentramento dei poteri sul presidente del consiglio comunale, ma su parti ad esempio in cui si stabilisce l'ammissibilità di ricorsi ed interpellanze, senza spiegarmi se per ammissibilità si intende formale o sostanziale».
Emanuele Mari (capogruppo Forza Italia) ha ribadito che "non si capisce la fretta. Io ritengo legittima la richiesta di rinviare la discussione al consiglio successivo». Prima del voto finale di ciascun singolo emendamento ammesso, con tanto di dichiarazione di voto, è intervenuto anche il sindaco Marco Fabbri. Contestando il «dibattito di poco spessore e di contenuti scarsissimi», il sindaco ha parlato di «mancanza di rispetto anche per il pubblico. Siete stati messi in condizione di apportare emendamenti tre settimane fa, ma che per capricci e rimostranze, avete portato addirittura stasera in aula». Fabbri ha smontato l'apparato accusatorio dell'opposizione, spiegando che i poteri del sindaco, del presidente e del consiglio comunale sono definiti dalle leggi dello Stato. Ha anticipato inoltre una delega ad Emanuele Mari (Fi) sui temi del federalismo.
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