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Ferrara e Ravenna: così vicine, così lontane

di Gian Pietro Zerbini
Ferrara e Ravenna: così vicine, così lontane

Infrastrutture insoddisfacenti tra le due realtà prossime alla fusione camerale Accordo sul turismo, collegamento tra i poli chimici, ma ancora distanze da colmare

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Ferrara e Ravenna: così vicine e così lontane. Due realtà che con la nuova Camera di Commercio, definitivamente operativa da metà del prossimo anno, sono destinate a sposarsi tra non poche difficoltà. E non parliamo solo degli ultimi velenosi contrasti tra le associazioni di categoria per trovare la quadra numerica e settoriale all’interno del prossimo parlamentino unificato del nuovo ente camerale. Visto che il matrimonio ormai è imminente, tanto vale stilare una lista di nozze con quelle che sono le peculiarità, i motivi in comuni, ma anche le criticità. Che non sono poche, tra due territori destinati a incrociare i propri destini economici e non solo.

Infrastrutture. È un po’ il tallone d’Achille tra le due realtà confinanti. Passati litigi e confronti, sarà bene che le associazioni di categoria di entrambe le province mettano in agenda una delle massime priorità per lo sviluppo: il miglioramento delle infrastrutture, decisamente insufficienti e precarie. A cominciare dalle vie di comunicazione stradali: la statale 16 Adriatica - che presenta uno dei tratti peggiori dei suoi mille chilometri dal Veneto al Salento - è un’arteria non certo di viabilità veloce ed è piena di ostacoli nei 70 e passa chilometri che separano Ferrara da Ravenna. In alternativa, ma qui i chilometri arrivano quasi a 90, si può percorrere la superstrada Ferrara-Mare anche qui in presenza di non pochi problemi e poi prendere la statale Romea da Porto Garibaldi, un’altra strada ad alto pericolo ed incidentalità. Oltre a collegamenti stradali da riassestare (è naufragato anche il progetto di una E55 parallela alla Romea) c’è da mettere in conto anche la linea ferroviaria che sicuramente non crea contestazioni nei No Tav. Ci vuole oltre un’ ora per raggiungere le due stazioni con il treno più veloce e bisogna necessariamente fare fermate intermedie perché non c’è un viaggio diretto. Chi ha la sfortuna di incappare poi nel locale le fermate raddoppiano.

Turismo. Con Destinazioni Turistiche Ferrara si è legata al carro della Romagna e quindi anche con Ravenna. L’accordo che vede anche molti ferraresi in cabina di regia da Vitali a Scolamacchia alla stesso vicesindaco Maisto, che è anche nel Cda, potrebbe fare quel salto di qualità soprattutto per il turismo balneare comacchiese per portarlo a pari dignità di quello romagnolo, ma al tempo stesso fare più lavoro di squadra per il turismo delle città d’arte con Ferrara e Ravenna che spesso si sono pestate i piedi in aperta concorrenza. Oltre al turismo potrebbero esserci maggiori sinergie anche sull’aspetto culturale. Le due città grazie alla scuola rispettivamente di Abbado e Muti sono all’avanguardia musicale e anche sul piano delle esposizioni artistiche potrebbero anche esserci maggiori contatti.

Poli chimici. Tra Ferrara e Ravenna c’è anche un collegamento... alla canna del gas. Ed è tutt’altro che negativo visto che siamo parlando dell’etilenodotto che collega il polo chimico di Ravenna con quello di Ferrara, due realtà produttive molto importanti per i rispettivi territori.

Cooperazione. Sul piano delle società cooperative Ferrara, è noto, da tempo ha stretto pieno legame con Modena, ma la provincia di Ravenna ha un vasto tessuto cooperativo che potrebbe interessare il ferrarese.

Agricoltura. Due province a forte vocazione agricola, che hanno delle importanti tipicità per un legame sostanzialmente buono.

Industria. Detto della comune risorsa petrolchimico il rapporto della industria non è però così stretto visto tra l’altro il legame invece che Ferrara ha scelto di fare come Confindustria con Bologna e con Modena. Con l’Emilia e non cola Romagna.

Legami da saldare. La nuova Camera di commercio dovrà quindi rinsaldare i legami tra le imprese territoriali per portare beneficio alle imprese di entrambe le province. Ma il primo passo deve essere quello di accorciare le distanze a cominciare proprio dalle infrastrutture. Non può esserci uno sviluppo moderno con strade ferrovie rimaste ferme al secolo scorso.

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