La verità su Bergamini già scritta 27 anni fa
di Annarita Bova
Ad un mese dalla morte il medico legale Avato fu chiamato come perito La sua relazione parla chiaro: il calciatore non poteva essersi suicidato
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BOCCALEONE. Denis Bergamini non è morto suicida la notte del 18 novembre 1989. Sotto al camion che ha schiacciato il suo corpo è finito già senza vita «e questa al momento è la verità rimasta nascosta per anni», ha detto l’avvocato della famiglia Fabio Anselmo dopo l’incidente probatorio di mercoledì a Castrovillari, «Denis è morto per soffocamento, è stato ucciso e la vecchia perizia era sbagliata. Finalmente giustizia è fatta».
Che Bergamini non fosse morto suicida, era già nella relazione del professor Francesco Maria Avato. Il calciatore è stato trovato morto a ottobre del 1989. Il pm Ottavio Abbate a gennaio del 1990, quindi un mese e mezzo dopo la morte di Denis, decide di far eseguire l’autopsia su Bergamini e ordina la riesumazione del corpo. Viene chiamato a Boccaleone il professor Avato che scatta una serie di foto fondamentali e fa le sue ipotesi in una consulenza che avrebbe dovuto ripetere durante l’incidente probatorio, diventando una prova da utilizzare in un eventuale processo. Ma questo non accade: il pm Abbate ritiene di non dover ascoltare il professore Avato e nel 1991 il camionista Raffaele Pisano viene assolto dall’accusa di omicidio colposo. Il professore Avato fin da subito ha escluso l’ipotesi di investimento perché nella dinamica dell’incidente mancano le cinque fasi o momenti che caratterizzano lo stesso. Secondo la perizia di Avato non c’è stato l’urto, così come la proiezione al suolo o l’abbattimento del corpo che può cadere al lato o davanti al veicolo. Mancano anche i segni della propulsione (azione di spinta in avanti che esercita il veicolo sul corpo gettato al suolo). Si può invece parlare di arrotamento che si ha generalmente qualora, finita la propulsione, il veicolo, continuando la corsa, transita con le ruote sul corpo abbattuto. Non c’è stato, infine, il trascinamento del corpo che può durare più o meno a lungo. Un solo momento, dunque, e quasi sicuramente su un corpo fermo.
Tenendo presente che la perizia di Avato ha escluso la presenza di alcol, droghe e veleni nel corpo di Bergamini, così come segni di colpi tali da provocare la morte o lo stordimento (è stato rinvenuto un piccolo ematoma sulla testa ma niente di più), difficilmente un ragazzo di vent’anni sarebbe rimasto sdraiato immobile al suolo mentre un camion gli passava sopra. Bergamini sarebbe morto dissanguato: il dissanguamento è quindi avvenuto prima? La perizia parla anche di una ferita lunga circa 25 centimetri, ferita che pare oggi perfettamente compatibile con lo schiacciamento da veicolo pesante che procede lentamente.
Insomma, già 27 anni fa la verità era stata scritta. Il Pm Ottavio Abbate passa il caso al pretore di Trebisacce Antonino Mirabile, che nel 1991 assolve il camionista Raffaele Pisano dall’accusa di omicidio colposo. Dopo il pm Abbate, anche il pretore Mirabile sentenzia: Bergamini si è gettato sotto il camion. E poco importa se le foto scattate da Avato e la relazione medico-legale suggeriscano altre conclusioni, che hanno un nome molto diverso dal suicidio.
Che Bergamini non fosse morto suicida, era già nella relazione del professor Francesco Maria Avato. Il calciatore è stato trovato morto a ottobre del 1989. Il pm Ottavio Abbate a gennaio del 1990, quindi un mese e mezzo dopo la morte di Denis, decide di far eseguire l’autopsia su Bergamini e ordina la riesumazione del corpo. Viene chiamato a Boccaleone il professor Avato che scatta una serie di foto fondamentali e fa le sue ipotesi in una consulenza che avrebbe dovuto ripetere durante l’incidente probatorio, diventando una prova da utilizzare in un eventuale processo. Ma questo non accade: il pm Abbate ritiene di non dover ascoltare il professore Avato e nel 1991 il camionista Raffaele Pisano viene assolto dall’accusa di omicidio colposo. Il professore Avato fin da subito ha escluso l’ipotesi di investimento perché nella dinamica dell’incidente mancano le cinque fasi o momenti che caratterizzano lo stesso. Secondo la perizia di Avato non c’è stato l’urto, così come la proiezione al suolo o l’abbattimento del corpo che può cadere al lato o davanti al veicolo. Mancano anche i segni della propulsione (azione di spinta in avanti che esercita il veicolo sul corpo gettato al suolo). Si può invece parlare di arrotamento che si ha generalmente qualora, finita la propulsione, il veicolo, continuando la corsa, transita con le ruote sul corpo abbattuto. Non c’è stato, infine, il trascinamento del corpo che può durare più o meno a lungo. Un solo momento, dunque, e quasi sicuramente su un corpo fermo.
Tenendo presente che la perizia di Avato ha escluso la presenza di alcol, droghe e veleni nel corpo di Bergamini, così come segni di colpi tali da provocare la morte o lo stordimento (è stato rinvenuto un piccolo ematoma sulla testa ma niente di più), difficilmente un ragazzo di vent’anni sarebbe rimasto sdraiato immobile al suolo mentre un camion gli passava sopra. Bergamini sarebbe morto dissanguato: il dissanguamento è quindi avvenuto prima? La perizia parla anche di una ferita lunga circa 25 centimetri, ferita che pare oggi perfettamente compatibile con lo schiacciamento da veicolo pesante che procede lentamente.
Insomma, già 27 anni fa la verità era stata scritta. Il Pm Ottavio Abbate passa il caso al pretore di Trebisacce Antonino Mirabile, che nel 1991 assolve il camionista Raffaele Pisano dall’accusa di omicidio colposo. Dopo il pm Abbate, anche il pretore Mirabile sentenzia: Bergamini si è gettato sotto il camion. E poco importa se le foto scattate da Avato e la relazione medico-legale suggeriscano altre conclusioni, che hanno un nome molto diverso dal suicidio.
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