«Quelli li avevo già incrociati. Forse mi hanno parlato»
Sandra Maestri ricorda particolari in più
FERRARA. È stata tutto il giorno in casa, a Jolanda di Savoia, per riprendersi dalle botte subìte giovedì sera, rispondere alla valanga di telefonate di solidarietà («ringrazio tutti») e cercare di ricordarsi qualche particolare in più del momento dell’aggressione. Sandra Maestri, 32 anni, in effetti qualcosa comincia a ricordare: «È tutto ancora confuso e resta il black out. Diciamo che quel gruppo di persone attorno alla panchina dell’acquedotto c’erano al mio primo passaggio, e al ritorno, dopo aver salutato le mie amiche, mi sembra proprio che fossero ancora lì. Di più, credo mi avessero rivolto la parola ma da quel momento in poi mi si è spenta la luce, ho solo l’immagine della panchina che veniva verso il mio volto: ero io che ci andavo a finire contro, ovviamente, e il bernoccolo in testa ha in effetti il segno della linea dello spigolo. Mi sono risvegliata dopo un po’, forse una quindicina di minuti, e ho visto il portafogli aperto sulla panchina senza i soldi. Il cellulare me lo avevano lasciato in tasca, così ho potuto chiamare mio fratello che dovevo andare a trovare quella sera».
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I particolari aggiunti alla denuncia in questura non consentono per il momento di aumentare le possibilità d’identificare i responsabili dell’aggressione, anche perché la ragazza non frequenta di solito quella piazza di sera (fa il mercato del giovedì come ambulante ma alle 14 di solito è già via) e quindi i volti dei “presidianti” della panchina non le sono noti. Inoltre, anche il sopralluogo di venerdì mattina, a poche ore dal pestaggio, con gli agenti della Polizia, è stato poco incoraggiante: si cercava di capire se le telecamere montate in piazza avessero ripreso qualche particolare interessante, ma l’angolo di ripresa non sembra favorevole nemmeno per inquadrare la fuga degli aggressori. Lei, l’aggredita, esclude che qualcuno potesse aver notato i soldi tenuti in portafoglio («l’ho aperto solo nell’enoteca dei miei amici») e in attesa di ricordare qualcos’altro, fa un paio di considerazioni: «No, non credo proprio di lasciare la mia bancarella in quella piazza, certo da oggi farò più caso a chi incontro. Se poi mi sentirò minacciata in qualche modo, allora ci potrei pensare. Però non è giusto non poter frequentare un luogo della città, come se fosse diventato un territorio di altri. Forse basterebbero due telecamere nelle posizioni giuste per dare più sicurezza».
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