«Azienda insalubre» Il Comune e la Esco davanti al giudice
Dall’amministrazione i richiami dopo una serie di controlli Adesso sarà il Tar a decidere sui provvedimenti
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BONDENO. Il caso di Esco energia Srl finisce davanti al Tar. L’azienda che opera sul territorio matildeo, in via Arianuova 15, era stata dichiarata “impianto insalubre” da una determina dell’ufficio tecnico del municipio. Tutto questo prima che l’azienda stessa ricorresse al Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna per chiedere l’annullamento del provvedimento.
La questione parte da lontano e lo scorso 20 luglio, la determina 780 ha recepito i pareri dell’Arpae (l’Agenzia regionale sulla prevenzione dell’ambiente), in una fase di acquisizione dei documenti relativi all’istanza di “autorizzazione unica”. Il Comune ha emesso la determinazione richiamando anche il parere del Dipartimento di sanità pubblica-Unità operativa di igiene, sempre a proposito della domanda di autorizzazione presentata dall’azienda energetica, specificando che ai sensi delle leggi sanitarie e delle attuali classificazioni delle industrie insalubri, «l’azienda è da ricondursi a industria di prima classe, sezione b, n. 64 (gas povero, gas misto)». In pratica, un’industria di tipo “insalubre”. L’Ausl aveva aggiunto che l’impianto «dovrà adottare tutti i sistemi e le tecnologie atte al contenimento delle emissioni di qualsiasi natura, entro i limiti previsti dalla vigente normativa, ed in particolare per quanto attiene alle problematiche riguardati le emissioni in atmosfera, il rumore e gli odori». A questo punto, il ricorso al Tar della Esco energia Srl non si è fatto attendere, ed il Comune, accodandosi alla decisione dell’Ausl, ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tribunale amministrativo, per difendere la bontà del provvedimento. «Il ricorso senza sospensiva – precisa l’assessore all’ambiente, Marco Vincenzi – significa in pratiche che discuteremo della vicenda tra molto tempo, ma in ogni caso ci faremo trovare pronti, per difendere le nostre posizioni, maturate alla luce dei pareri tecnici degli organi preposti alla salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente. Per quel che riguarda la scelta di costituirci e resistere davanti al Tar assieme all’Ausl – conclude – possiamo dire che la divisione delle spese dell’avvocato faranno risparmiare all’ente il 50% dei costi».
La questione parte da lontano e lo scorso 20 luglio, la determina 780 ha recepito i pareri dell’Arpae (l’Agenzia regionale sulla prevenzione dell’ambiente), in una fase di acquisizione dei documenti relativi all’istanza di “autorizzazione unica”. Il Comune ha emesso la determinazione richiamando anche il parere del Dipartimento di sanità pubblica-Unità operativa di igiene, sempre a proposito della domanda di autorizzazione presentata dall’azienda energetica, specificando che ai sensi delle leggi sanitarie e delle attuali classificazioni delle industrie insalubri, «l’azienda è da ricondursi a industria di prima classe, sezione b, n. 64 (gas povero, gas misto)». In pratica, un’industria di tipo “insalubre”. L’Ausl aveva aggiunto che l’impianto «dovrà adottare tutti i sistemi e le tecnologie atte al contenimento delle emissioni di qualsiasi natura, entro i limiti previsti dalla vigente normativa, ed in particolare per quanto attiene alle problematiche riguardati le emissioni in atmosfera, il rumore e gli odori». A questo punto, il ricorso al Tar della Esco energia Srl non si è fatto attendere, ed il Comune, accodandosi alla decisione dell’Ausl, ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tribunale amministrativo, per difendere la bontà del provvedimento. «Il ricorso senza sospensiva – precisa l’assessore all’ambiente, Marco Vincenzi – significa in pratiche che discuteremo della vicenda tra molto tempo, ma in ogni caso ci faremo trovare pronti, per difendere le nostre posizioni, maturate alla luce dei pareri tecnici degli organi preposti alla salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente. Per quel che riguarda la scelta di costituirci e resistere davanti al Tar assieme all’Ausl – conclude – possiamo dire che la divisione delle spese dell’avvocato faranno risparmiare all’ente il 50% dei costi».
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