La Nuova Ferrara

Ferrara

«Mandateli a processo tutti e dodici»

di Daniele Predieri
«Mandateli a processo tutti e dodici»

Richiesta della procura al giudice in udienza preliminare. Accuse di bancarotta, falsi, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza

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La signora Laura si aggira davanti all’aula dell’udienza crac Carife-aumento di capitale, chiede di poter entrare ai Finanzieri che fanno da filtro (l’udienza è a porte chiuse), ma non può, non è parte civile e lei, ultrasettantenne, si giustifica in modo impacciato: «Ho saputo solo ieri dalla mia parrucchiera che c’era questo incontro». Le spiegano che non è un incontro ma udienza giudiziaria e che potrà ancora esser parte attiva quando si farà il processo, vero, tra diversi mesi. Il processo vero, pubblico, lo hanno chiesto ieri i magistrati della procura - i pm Patrizia Castaldini e Stefano Longhi - in udienza preliminare al giudice Piera Tassoni, ribadendo il “rinvio a giudizio” come una necessità per la città, ingannata dall’operazione dell’aumento di capitale. Un processo pubblico che spieghi a tutti come e perchè gli amministratori sono arrivati a vendere azioni anche alla signora Laura e a migliaia di ferraresi, persone con profilo Mifid di alto rischio (quello stilato sui servizi offerti dalle banche parametrati alle conoscenze ed età dei clienti ) che se avessero saputo realmente ciò che compravano (le azioni Carife) non si sarebbero fatti convincere facilmente: non a caso, oggi, gli azionisti sono tutti “azzerati” e al processo sono costituti in 1352, parti civili anche se in aula ce ne sono appena 11. Saranno tanti di più al processo che - per la procura - è un dovere celebrare, perchè l’operazione di aumento di capitale (150 milioni raccolti nel 2011 raschiando il barile dei risparmiatori ferraresi) è stata illegale, una grande truffa, un grande inganno: per la procura, dopo 3 anni di indagini, vi sono tutti gli elementi di riscontro alle accuse per celebrare questo processo. Contro 12 persone, gli ex dirigenti Carife e quelli di altre banche: 12 imputati chiamati a rispondere dei reati di falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nonchè di bancarotta per fittizietà del patrimonio. Un processo, chiede la procura, per gli ex vertici, il presidente Sergio Lenzi e il dg Daniele Forin e due “tecnici” Carife, Davide Filippini e Michele Sette (direttori settori Finanza e Bilancio) e il responsabile società revisione Deloitte &Touche, Michele Masini. Gli altri imputati - per lo scambio di azioni tra Carife e banche- sono Paolo Govoni (Carife Sei) e Teodorico Nanni, (Banca credito di Romagna), società interne a Carife usate per lo scambio di azioni (ritenute illegali) e i vertici di Banca Valsabbina, Ezio Soardi e Spartaco Gafforini e di Caricesena, Germano Lucchi e Maurizio Teodorani che si prestarono in questo gioco di scambio. In aula, i pm Castaldini e Longhi parlano per quasi 3 ore. Ricordando che l’inchiesta era partita dopo il commissariamento di Carife: si voleva capire il perchè una banca autorevole e con bilanci non in rosso, fosse stata commissariata. Da lì è nata l’inchiesta di procura e guardia di finanza e qui la pm Castaldini ha ricordato che «sul piano economico sociale, la crisi Carife ha avuto ripercussioni gravissime su migliaia di famiglie e aziende (dall’audizione in Commissione bicamerale, ndr)». Il pm Longhiha poi spiegato che sono stati raccolti tutti gli elementi di prova per celebrare un processo, analizzando reato per reato, con la stessa precisione riconosciuta dalla Commissione a Roma, che l’aumento di capitale è stato approvato ingannando tutti: la città, risparmiatori, i controllori (Bankitalia e Consob, parti civili) e soprattutto le norme bancarie. L’aumento di capitale fu imposto da Bankitalia a Carife perchè sull’orlo del dissesto: invece, i dirigenti (oggi imputati), scrissero nel prospetto (falso) che l’offerta di azioni serviva a rafforzare la banca e anticipare le nuove regole (Basilea 3). Un inganno, una truffa. Ma questo, allora, la signora Laura non lo sapeva.



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