«Il martirio della Carife usato per altre banche»
di Daniele Predieri
Ieri a Roma i comitati di risparmiatori Azzerati in audizione alla Commissione «Abbiamo chiesto che indaghi sul buco nero che portò a non salvare la Cassa»
2 MINUTI DI LETTURA
Azzerati e non rassegnati, propositivi e convincenti, ieri, davanti alla Commissione bancaria a Roma, una delegazione dei vari gruppi e comitati di Azzerati e Amici Carife rappresentati da Marco Cappellari, Mirko Tarroni, Katia Furegatti, Luigi Ciannilli, Alberto Dolcetti, Giovanna Mazzoni e Milena Zaggia. Un punto su tutto, lo hanno segnalato nelle loro argomentazioni, i ferraresi: «Dissentiamo totalmente da Nicastro (il presidente di Nuova Carife, ndr) che ha dichiarato sempre in Commissione che Carife non era salvabile, ma non è vero». Gli Azzerati ricordano che il 30 luglio 2015 (ultima assemblea Carife) la banca venne dichiarata salvabile e il Fondo interbancario (Fitd) era pronto a investire 300 milioni di euro. «Abbiamo ricordato alla Commissione che secondo le norme, il Fondo può intervenire solo quando una banca ha la possibilità di tornare in bonis». E Carife lo era: secondo analisi di Bankitalia e dello stesso Fondo (tutto documentato, nero su bianco). Cappellari addirittura ha ricordato un incontro avuto con Salvatore Maccarone, presidente di Fitd, il 12 giugno 2015: «Mi disse che il Fondo era pronto con un assegno di 300 milioni». Unico dubbio che si poteva incorrere in accuse di aiuto di Stato. Ma allora perché questi aiuti sono arrivati anni dopo per altre banche? «Lo abbiamo spiegato, dicendo di essere indignati perchè solo dopo il martirio di Carife, operazioni fotocopia furono fatte con CariCesena e Terkas semplicemente con il giochino del cambio di aggettivo, dell’intervento di Fitd: da obbligatorio a volontario». Da qui la richiesta alla Commissione di indagare su tutto questo: «Se si facesse - hanno sottolineato gli Azzerati - si potrebbe scoprire perché non è avvenuto all’epoca e oggi vivremmo un’altra storia». Ma un punto su tutti ha fatto saltare sulla sedia i membri della Commissione. Un documento prodotto da Mirko Tarroni, documento ufficiale della Commissione europea, direzione generale concorrenza: un anno prima dell’azzeramento (18 dicembre 2014) affermava che l’intervento del Fitd avrebbe potuto costituire aiuto di Stato, quindi un segnale di allarme. E allora, chiedono gli Azzerati Carife ai Commissari, come è possibile che Bankitalia avesse dato il proprio benestare al piano Fitd per Carife, quando era già su un binario morto? «Esiste un corto circuito istituzionale tra Bankitalia, il ministero economia e la commissione europea: noi abbiamo chiesto che si indaghi anche su questo, sui maledetti mesi di quel buco nero tra il 30 luglio e il 22 novembre 2015», quando arrivò il decreto Salvabanche ad azzerare tutto. «Ci è stato detto - chiude Cappellari - che la Commissione bancaria potrà indagare su questo, non può farlo la magistratura, la politica sì: questo l’intento, convocando la commissaria europea per la concorrenza, Margrethe Vestager e lo stesso Maccarone del Fitd».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
