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L’INTERVENTO 

L’ideatore Segrè: vetrina per chi offre prodotti di qualità

L’ideatore Segrè: vetrina per chi offre prodotti di qualità

L’idea di Fico è sua. Ma nei suoi progetti aveva tutt’altro nome. Correva l’anno 2012 e Andrea Segrè era preside della facoltà di Agraria a Bologna, ricollocata proprio accanto al centro...

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L’idea di Fico è sua. Ma nei suoi progetti aveva tutt’altro nome. Correva l’anno 2012 e Andrea Segrè era preside della facoltà di Agraria a Bologna, ricollocata proprio accanto al centro agroalimentare, in uno spazio che avrebbe dovuto ospitare il centro direzionale del Caab. «Tutto è cominciato dalla volontà di valorizzare un bene pubblico», ha raccontato ieri mattina il presidente della fondazione Fico, tracciando genesi e prospettive della sua creazione. Un progetto che si è concretizzato con il suo passaggio alla guida del Caab, quando ha lanciato l’idea di usare gli spazi del mercato ortofrutticolo per ospitare una “Cittadella del cibo e della sostenibilità”, ricostruendo il percorso del cibo dal campo alla tavola, con investimento pubblico-privato e l’incontro fondamentale con Eataly. Quello spazio avrebbe mostrato le filiere dell’eccellenza agroalimentare italiana, dal produttore al consumatore finale. Una grande fattoria didattica con l’obiettivo di diventare la casa dell’educazione alimentare mettendo in fila la coltivazione, l’allevamento, la trasformazione e il consumo finale del cibo.

Il richiamo alla sostenibilità si avvalorava anche perché, nel frattempo, sul coperto era iniziata l’installazione di quello che sarebbe diventato il più grande impianto fotovoltaico d’Europa. In effetti, il progetto si completava con l’offerta di Eataly, la vendita finale dei prodotti e la ristorazione. In un ulteriore incontro poi Farinetti avrebbe partorito il nome: “Fabbrica italiana contadina”, Fico.

«Va sottolineata l’unicità di questa iniziativa – ha insistito Segrè – con la possibilità di vedere la produzione che ruota attorno agli allevamenti, frutteti e orti, con una valorizzazione della biodiversità italiana. Il passo successivo è quello della trasformazione e della distribuzione, che fra gli altri comprende i forni, il frantoio, la fabbrica di birra e la pescheria». Molto completa è anche l’offerta didattica di corsi pratici e sull’educazione alimentare, per la quale sono presenti anche grandi aule multimediali e partendo da questi esempi il fondatore di Fico ha sollecitato i presenti a trasferire le numerose esperienze locali dell’agroalimentare ferrarese nel grande progetto appena inaugurato, stringendo sinergie soprattutto sul piano della didattica e dell’esperienza formativa.

Nella visione di Segrè Fico si rivelerà «un formidabile mezzo di promozione per il made in Italy alimentare ed ancora di più per quei territori che hanno fatto del prodotto di qualità una bandiera, il Paese dovrà saperne approfittare anche in chiave export».

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