Le ultime ore del fotografo e il rebus dei due chilometri
Ferrara, Riccardo Pandini è stato trovato morto riverso in un canalino vicino al Barco: come ci è arrivato? Un amico: «Martedì sera, in corso Piave, non si reggeva in piedi»
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.16213226:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/cadavere-trovato-nel-fango-di-un-canalino/84938/85397]]
FERRARA. C’è un mistero che si allunga per due chilometri sul giallo della morte di Riccardo Pandini, il trentanovenne ferrarese trovato senza vita mercoledì sera sul fondo gelato di un canale di irrigazione a fianco di via Canapa.
Chi ha trascorso la serata con lui lo ha lasciato intorno alla mezzanotte di martedì adagiato su una panchina di corso Piave. Oltre 16 ore dopo il suo corpo è stato trovato due chilometri più a nord, riverso in un fossato fangoso che aggira l’ex discarica per inerti e che delimita la proprietà dell’azienda agricola “La Castellina”, nei pressi dell’area utilizzata dall’associazione di aeromodellismo “Ala Azzurra”. Come è arrivato fin lì Pandini? Lo ha accompagnato qualcuno? È scivolato sulla sponda del canale? Era da solo? Perché si trovava in una zona isolata, che si apre sulla campagna e sul Parco urbano, lontano centinaia di metri dalla casa più vicina? Ci è arrivato di notte, e perché? Le domande sollevate dal caso sono ancora tante: un’inchiesta è stata aperta dalla procura (gli atti urgenti sono stati eseguiti dalla pm Ombretta Volta) mentre i carabinieri di Pontelagoscuro hanno iniziato a sentire i primi testimoni e le persone che conoscevano la vittima. Allo stato resta da accertare l’aspetto più importante della vicenda, cioè la causa di morte che potrebbe consentire agli inquirenti di fissare qualche punto fermo e orientare l’inchiesta in una direzione precisa.
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.16213222:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.16213222:1650627209/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
I racconti di una persona che negli ultimi tempi gli è stata molto vicina e di un amico, M.P., gettano un po’ di luce sulle ultime ore dell’uomo, che in passato aveva gestito un negozio di fotografia (la stessa passione e lavoro condivisi da altri componenti della famiglia) nella zona di viale IV novembre ma che da tempo era disoccupato e molto malato.
Una patologia grave che stava minando il suo fisico, già provato da eccessi che non aveva mai abbandonato o da cui non si era affrancato del tutto. Le sue fragilità e il ritorno, da poco tempo, a vecchie abitudini e dipendenze da cui sembrava aver preso il largo vengono confermati da chi ha condiviso con lui le ultime ore di martedì scorso. Poche settimane fa l’uomo aveva anche perso la madre, con la quale abitava in una villa di via Fiume. «Un brutto colpo», racconta la compagna. Lei e M.P., un amico comune, confermano che martedì sera Riccardo aveva cenato con loro nella casa di M.P., a poca strada da via Fiume. La donna dice che Riccardo «aveva bevuto», M.P. che «non aveva bevuto tanto». Poco prima di mezzanotte la donna, sentimentalmente legata a Riccardo, era rientrata nella casa di via Fiume. Riccardo invece aveva passato il resto della serata al Bar Piave, ricorda M.P.. «L’ho visto uscire dal bagno e ho notato che non stava bene, faceva fatica a stare in piedi - continua l’amico - qualcuno lo ha accompagnato fuori e lo ha fatto sedere su una panchina (vicino al locale c’è un parchetto, ndr). Io gli ho chiesto se voleva che chiamassi l’ambulanza, ma mi ha detto di no. Poi ho telefonato alla sua compagna, ma non l’ho trovata. Sono andato a ricaricare il cellulare e quando sono tornato Riccardo non c’era più». Il giorno dopo, conclude M.P., «non lo abbiamo visto e siamo andati a cercarlo in alcuni luoghi della città, comprese le Mura. L’abbiamo chiamato al cellulare ma non rispondeva».
La risposta, tragica, è arrivata nel pomeriggio col ritrovamento del corpo nel canalino di via Canapa. «Se non era in condizioni di muoversi, visto che è stato accompagnato su una panchina perché stava poco bene, come ha fatto ad arrivare fino a Barco? - chiede ora l’amica - e se stava poco bene perché non è stato soccorso?». Sul posto non sono state trovate bici, motorini o auto con i quali Riccardo Pandini avrebbe potuto arrivarci. E a piedi due chilometri sono una distanza importante per una persona che non si regge bene sulle gambe. Il risultato dell’autopsia sarà fondamentale per capire se a uccidere il fotografo sia stato un malore, il freddo, un eccesso di bevande o l’assunzione di qualche sostanza, la caduta accidentale a faccia in giù nel fango del canale da cui forse non è più riuscito ad alzarsi, un atto di autolesionismo (al momento un’ipotesi poco accreditata) o se sul corpo sono presenti segni di violenza non evidenziati dal primo accertamento medico-legale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
