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Da telefoni e telecamere la verità sulla tragedia

Da telefoni e telecamere la verità sulla tragedia

A caccia di immagini e tabulati per capire come Pandini è arrivato in via Canapa L’autopsia conferma nessun segno di violenza sul corpo del fotografo morto

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E’ un atto dovuto, l’inchiesta con l’autopsia, spiegano gli inquirenti che non possono e non vogliono dare indicazioni frettolose sulla tragedia di Riccardo Pandini, il fotografo ferrarese di 39 anni, trovato morto in un canalino nelle campagne dietro via Canapa martedì sera. Un’inchiesta che parte comunque da una prima certezza, emersa dall’esame esterno del corpo che non rilevati segni di violenza nè altro.

Dopo il ritrovamento del suo corpo senza vita, però, come atto d’ufficio, la pm Ombretta Volta ha aperto un fascicolo e dato delega ai carabinieri di raccogliere testimonianze di chi lo ha conosciuto e soprattutto lo ha visto nelle ultime ore in vita.

Perchè su tutto, al momento, il grande interrogativo dell’inchiesta è come sia stato possibile per lui arrivare in quel punto, in aperta campagna, in via Canapa: accompagnato da qualcuno o da solo? E nel canalino sarebbe finito per una caduta o volontariamente? Per capire come ossa esser arrivato lì, a chilometri dalla città sono in corso i primi atti dei carabinieri, concentrati alla raccolta delle immagini disponibili delle telecamere lungo un percorso che - ipoteticamente - porta dalla zona di via Fiume e via Piave fino a via Canapa. L’altro lavoro investigativo sarà quello di raccogliere i tabulati e verificare i contatti avuti da Pandini dalla tarda serata di martedì - quando è stato visto l’ultima volta in via Piave, in condizioni non buone, visto che non si reggeva in piedi - e nelle ore successive del mercoledì, prima del ritrovamento del suo corpo. Riscontri e testimonianze che dovranno essere incrociati con i risultati dell’autopsia mentre i primi atti medico legali - ribadiamo, l’esame esterno del corpo - avrebbero indicato e confermato - come avvenuto al momento del recupero del corpo - che non vi sono segni di violenza, nè altro che possa dare una spiegazione alla morte. Per approfondire le cause, dunque, occorre eseguire esami medico legali approfonditi e accertare se possa essere morto - ad esempio - di freddo o perchè caduto a faccia in giù nel canalino, non riuscendo a cambiare posizione. Valutazioni su un fatto che può essere accidentale o volontario, ma al momento solo ipotesi. Ma solo per confermare o escludere ipotesi e ricostruzioni occorre che la medicina legale dia risposte certe. Dal canto loro, altrettanto certezza dovrà arrivare dai carabinieri che stanno ricostruendo le ultime ore di vita di Pandini, ascoltando le persone che lo conoscevano.

E che, interpellate, aveva trasmesso alla Nuova Ferrara i propri interrogativi: come è riuscito ad arrivare in quel punto, isolato in aperta campagna, da solo e senza aiuto? Al momento, l’indagine ha mosso i primi passi e come ribadiscono gli stessi inquirenti si tratta di atti dovuti (nel sensso che atti tecnici per darne validità giudiziaria) senza nessuna ipotesi di reato, ma genericamente sulla sua morte. Nei prossimi giorni le attività medico legali daranno risposte più certe che dovranno anche prendere in considerazione il fatto che negli ultimi tempi era molto malato e soprattutto il suo passato difficile stava tornando con prepotenza nel suo presente.

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