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«Unife è ancora un’isola. Deve parlare con la città»

«Unife è ancora un’isola. Deve parlare con la città»

L’ateneo estense visto da due docenti (Somma e Pini) e una sindacalista (Turati)  I corsi aperti, il nuovo regolamento, il personale. «Ecco come si può migliorare»

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FERRARA. Quest’anno il rettore dell’università di Ferrara, Giorgio Zauli, annuncerà ufficialmente il superamento della soglia dei 20mila iscritti. Lo farà il 19 dicembre, in occasione dell’inaugurazione del 627° anno accademico, celebrando l’ingresso di Unife nel gruppo dei “grandi atenei” in compagnia di Modena-Reggio, Parma, Roma Tor Vergata e Milano Bicocca.

Lo “sbottigliamento” dei corsi di Economia, Scienze biologiche e Biotecnologie, oggi senza prova d’ingresso, ha portato in città migliaia di nuovi studenti facendo virtualmente volare le quotazioni di Unife ma creando anche qualche emergenza. Da qui parte l’analisi di Alessandro Somma, ordinario di diritto comparato del Dipartimento di Giurisprudenza, che conta i 3.100 iscritti dei tre corsi messi a libero accesso e le 7mila matricole complessive, come un’opportunità che rischia di produrre più problemi che vantaggi.

«Nonostante gli incontri promossi col Comune e altri enti, finora non sono emerse soluzioni valide per superare la carenza di alloggi in affitto - commenta Somma - Per gli studenti il boom significa seguire le lezioni in streaming o lottare per un posto a sedere spezzando una tradizione di qualità che è uno dei punti di forza del nostro ateneo». Benvenuta quindi la sollecitazione indirizzata al sindaco e al rettore dal segretario Pd, Luigi Vitellio, «sulla necessità di programmare meglio le scelte dell’università che coinvolgono anche la città - prosegue Somma - Serve un coordinamento sulle scelte strategiche».

Liberare la Casa dello Studente, in via Ariosto, occupata dai servizi del rettorato dopo il terremoto del 2012, dovrebbe essere una priorità, «come ripristinare “Unitown”, la rete europea di città universitarie fondata da Comune e Università. Eppure entrambi sembrano essersi dimenticati di uno strumento che aveva portato alla nascita di una commissione mista Comune-Unife che inspiegabilmente ha cessato di funzionare, un legame che avrebbe potuto portare alla nascita di una Centrale pubblica degli affitti per monitorare l’andamento del mercato e combattere speculazioni e pratiche irregolari - afferma il professore - C’è un pezzo importante della città (studenti, docenti) che deve tornare a dialogare con le altre istituzioni. Non può essere solo il rettore a decidere, perché da soli si rischia di non poter cogliere tutti i problemi o le loro sfaccettature. E senza un’adeguata programmazione si rischia di perdere il vantaggio dell’aumento degli iscritti. Cosa succederà se una buona parte degli studenti non arriverà alla laurea? Non è un aspetto secondario anche perché rientra tra gli indicatori di qualità. Unife sarebbe orgogliosa di trasformarsi in una fabbrica di disoccupati?».

Paolo Pini, ordinario di Economia politica, è stato uno dei circa 150 docenti di Unife che ha partecipato, dopo l’estate, allo “sciopero degli esami” per gli scatti stipendiali e che ha chiesto nelle stesse settimane al vertice di Unife di modificare il regolamento interno, recentemente adottato, sui requisiti per poter accedere agli adeguamenti di stipendio di competenza dell’ateneo.

«Alla fine sono state accolte alcune proposte che hanno migliorato il documento - spiega Pini - la consegna obbligatoria dei due lavori scientifici, ad esempio, è stata staccata dalla valutazione di qualità espressa dal ministero (Vqr), i provvedimenti disciplinari a carico dei docenti inoltre non condizioneranno gli scatti stipendiali. Positivo che il rettore abbia recepito queste modifiche come positiva è stata la scelta di superare il numero chiuso in alcuni corsi di laurea. Ma Unife avrebbe dovuto muoversi prima per evitare alcune situazioni di disagio. L’università non deve essere un’isola, deve dialogare al suo interno e con l’esterno. Se crescono gli studenti deve essere adeguato il personale docente. E se, per aderire ad indicazioni ministeriali, si punta a ridurre il numero dei contratti esterni non lo si può fare di punto in bianco, ma gradualmente per potere avere il tempo di immettere in ruolo nuovi ricercatori, investire sui giovani e non impoverire la didattica».

La sindacalista Cgil Rita Turati, incaricata di seguire i rapporti con l’università, torna sulla necessità di «comporre un tavolo di confronto con la città. Unife si deve aprire all’esterno e il territorio deve essere più attento alle esigenze dell’ateneo». (gi.ca.)
 

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