La Siberiana non riapre. Dal Comune l’ultimo colpo
Ferrara. I titolari del chiosco: Palazzo municipale ci propone una scelta impraticabile: «Vogliono che bonifichiamo un parco dove c’è droga, prostituzione e degrado»
FERRARA. Addio Siberiana, dopo la chiusura stagionale di fine estate, il chiosco non riaprirà più. Secondo tradizione dovrebbe esporre i tavolini in primavera ma un pronunciamento del Consiglio di Stato che risale allo scorso maggio e una proposta del Comune respinta dai titolari dell’attività che da oltre 30 anni accoglie giovani e anziani nel sottomura di viale IV Novembre, hanno portato la vicenda marcata da un lungo contenzioso legale in un vicolo cieco.
A confermare che la stagione chiusa la scorsa estate è stata l’ultima per la Siberiana è Francesco Malacarne, l’esercente che assieme alla moglie Gabriella Guidetti ha gestito il chiosco per 35 anni.
«Dopo la sentenza del Consiglio di Stato è partito il conto alla rovescia - racconta Malacarne - Si andava verso la demolizione della struttura che non può rimanere nei pressi delle Mura per un vincolo paesaggistico posto dalle Belle Arti. Il Comune aveva preso l’impegno di offrire una localizzazione alternativa ma l’unica proposta che ci è stata fatta riguarda l’area verde fra via Nazario Sauro, via Gavioli e corso Piave, un parchetto dove si spaccia droga, frequentato da prostitute e caduto in una situazione di grave degrado. Insediare il chiosco in quella zona, con le attuali normative comporta un investimento particolarmente impegnativo, sui 150-200mila euro, io ho 66 anni, non me la sento di riprendere una gestione che si porta dietro troppi rischi. Quella proposta mi è stata fatta dall’assessorato al commercio dopo che un’altra attività (“Il Pinguino”) che deve spostarsi dal sottomura ha detto di no per gli stessi motivi». In un messaggio inviato anche alle redazioni dei giornali i coniugi scrivono: «In prima battuta il Comune ci aveva proposto verbalmente di trasferirci nell’area limitrofa alla palestra all’aperto di fronte alla Casa del Boia, area commercialmente interessante, bella e sicura. Oggi ci viene proposto tutt’altro. Sinceramente, amici, ci pare che i nostri governanti ci prendano in giro proponendoci soluzioni inaccettabili per costringerci alla chiusura. Dove loro falliscono nel mantenere le zone sicure, chiedono a noi cittadini di aprire attività commerciali per bonificare le aree».
Qui finisce la storia, conclude Malacarne, «e ringrazio tutti coloro - dice alla “Nuova” - che ci hanno sostenuto in questi anni. Tutti i cittadini che hanno cercato di far passare un messaggio reale: che sguarnire da un presidio civile un’area che ora rischia di essere occupata solo da spacciatori e malintenzionati sarebbe stato un errore. Alla lettera del Comune risponderemo no e per la Siberiana non ci sarà un’altra chance oltre la demolizione».
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