«Ormai non possiamo più stare tranquilli»
Le reazioni dei residenti: qui nessuno ha mai chiuso casa, adesso abbiamo montato le inferriate
2 MINUTI DI LETTURA
BOSCO MESOLA. La notizia della rapina è arrivata in piazza nel giro di pochi minuti. Tante le persone già fuori, chi per portare i figli a scuola o andare a lavorare e chi per fare la spesa. «Sono andati da Fausto, c’era lei, la Barbara in tabaccheria. Chissà che paura poverina. Ma come sta?». Fausto è il titolare del market Sisa “da Angèl”, che è anche ricevitoria e si trova all’ingresso del paese di Bosco Mesola. Barbara è la sua compagna e si trovata ieri mattina in negozio quando è entrato un uomo armato, a volto scoperto, accompagnato da altri tre complici chiedendole di consegnare i soldi. «L’hanno picchiata - dicono in piazza -, per fortuna poi lei ha consegnato i soldi e sono andati via. Mamma mia, ma non si può. Italiani, stranieri, ormai non si può fare più differenza. Lavorano insieme perché i malviventi sono malviventi e basta».
Un capannello di signore si ferma davanti al fornaio con le sporte della spesa ancora in mano: «Ne parlano tutti. Una rapina, con la pistola anche. Bosco è un paese tranquillo ma ormai non possiamo più stare sicuri da nessuna parte. Sono andati da Fausto perché è fuori dal paese, lì passa gente di ogni tipo. Non sono dei nostri perché qui ci conosciamo tutti: una volta c’era qualche sbandato, qualche drogato che rubava qualcosa o chiedeva soldi ma li gestivamo tranquillamente».
«Sono andati lì perché vicino alla Romea, così hanno avuto il tempo di scappare. E poi sapevano i loro orari, li stavano spiando perché sono entrati quando lui è uscito e lei è rimasta sola. Magari erano già entrati chissà quante volte». «Ora noi ci chiudiamo in casa, mio figlio mi ha fatto mettere le inferriate e la porta blindata - continuano le persone -. Io mi sento soffocare. Sono loro che dovrebbero stare dietro le sbarre, non io. Ma si può una vita così? Erano armati, avevano una pistola. Magari poi era anche finta ma come si fa a saperlo? Io non voglio armi, perché poi qualcuno magari lo ammazzo davvero. Però più controlli sì. E se ci fosse stata la bambina dentro? Non voglio nemmeno pensarci...».
Un capannello di signore si ferma davanti al fornaio con le sporte della spesa ancora in mano: «Ne parlano tutti. Una rapina, con la pistola anche. Bosco è un paese tranquillo ma ormai non possiamo più stare sicuri da nessuna parte. Sono andati da Fausto perché è fuori dal paese, lì passa gente di ogni tipo. Non sono dei nostri perché qui ci conosciamo tutti: una volta c’era qualche sbandato, qualche drogato che rubava qualcosa o chiedeva soldi ma li gestivamo tranquillamente».
«Sono andati lì perché vicino alla Romea, così hanno avuto il tempo di scappare. E poi sapevano i loro orari, li stavano spiando perché sono entrati quando lui è uscito e lei è rimasta sola. Magari erano già entrati chissà quante volte». «Ora noi ci chiudiamo in casa, mio figlio mi ha fatto mettere le inferriate e la porta blindata - continuano le persone -. Io mi sento soffocare. Sono loro che dovrebbero stare dietro le sbarre, non io. Ma si può una vita così? Erano armati, avevano una pistola. Magari poi era anche finta ma come si fa a saperlo? Io non voglio armi, perché poi qualcuno magari lo ammazzo davvero. Però più controlli sì. E se ci fosse stata la bambina dentro? Non voglio nemmeno pensarci...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
