Duemila anni di storia che parlano al futuro: conoscenza e dialogo
SEGUE DALLA PRIMA
Il presidente Disegni: «Il Meis nato da uno sforzo corale Sarà un luogo aperto e inclusivo, un laboratorio di idee»
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Decisivo per il raggiungimento di questo importante obiettivo il generoso apporto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che ha garantito l’intera copertura economica del cantiere, grazie al forte e convinto sostegno del Ministro Dario Franceschini, che fu, oltre tutto, primo firmatario della proposta di legge di istituzione del Museo.
Le finalità istituzionali assegnate al Meis dalla citata legge prevedono che esso dovrà:
a) essere un polo culturale sull’ebraismo, testimoniando in particolare le vicende che caratterizzano la bimillenaria esperienza ebraica in Italia;
b) far conoscere la vita, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano dalle sue origini al presente, includendo, con un’attenzione speciale, il periodo delle persecuzioni e della Shoah nell’esperienza specifica degli Ebrei italiani;
c) essere un luogo aperto e inclusivo, un laboratorio di idee e di riflessioni che racconti che cosa significa essere una minoranza, stimoli il dibattito sull’ebraismo, sul suo futuro in Italia e sul valore del dialogo e dell’incontro tra culture diverse.
Oggetto della narrazione del Meis, che inizia con la mostra sui primi mille anni, saranno quindi gli oltre due millenni di vitale e ininterrotta presenza degli Ebrei in Italia, con le loro tradizioni e i fondamentali contributi arrecati alla storia e alla cultura del Paese, nonché all’ebraismo nel suo insieme.
Pur essendo una minoranza, il ruolo degli Ebrei è stato, infatti, di primo piano già a partire dall’epoca romana e successivamente nel Rinascimento, per continuare in epoca moderna, nello sviluppo economico di Nord e Centro Italia, e poi nel processo di unificazione nazionale e risorgimentale, fino all’apporto alla produzione letteraria e scientifica del XX secolo. Inoltre, nel corso dei secoli essi hanno contribuito a instaurare numerosi rapporti tra l’Italia, l’Europa e le altre sponde del Mediterraneo. Si può, quindi, sostenere a buon diritto che gli Ebrei rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la storia e la civiltà italiane, tra periodi più sereni di convivenza, con interazioni feconde, e altri, tragici, di persecuzioni e cacciate, culminati nella tragedia della Shoah.
In questa prospettiva, la mostra inaugurale non si pone come una mera esposizione temporanea su un tema particolare, bensì assume il carattere di una vera e propria mostra di prefigurazione del Museo, di cui rappresenterà sostanzialmente, dal punto di vista scientifico ed espositivo, la prima grande sezione. Ad essa è assegnato l’obiettivo di comunicare l’unicità della storia dell’ebraismo italiano, descrivendo – per la prima volta con tale ampiezza – come la presenza ebraica in Italia si sia formata e sviluppata in fasi successive, e come, di generazione in generazione, gli Ebrei d’Italia abbiano costruito la propria peculiare identità, anche rispetto al resto dell’ebraismo.
Una mostra che i curatori Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla hanno inteso realizzare, con la collaborazione per l’allestimento dello Studio GTRF Giovanni Tortelli Roberto Frassoni, in modo assolutamente originale, concependola come una rappresentazione di contesti temporali, spaziali, sociali, culturali, attraverso oggetti autentici o riproduzioni, testi scritti, immagini fisse o in movimento, capaci di comunicare ai visitatori l’interpretazione dei primi mille anni della storia degli Ebrei in Italia.
Oltre duecento oggetti, molti dei quali preziosissimi, fra cui venti manoscritti, sette incunaboli e cinquecentine, diciotto documenti medievali, provenienti in gran parte dalla Genizah del Cairo, quarantanove epigrafi di età romana e medievale e centoventuno tra anelli, sigilli, monete, lucerne, amuleti, poco noti o esposti per la prima volta, prestati da numerosi importanti musei italiani e stranieri, segnalano la grande rilevanza che l’iniziativa rivestirà nel panorama culturale del Paese.
Ai curatori e ai loro collaboratori, ai consulenti, ai progettisti, agli studiosi italiani e stranieri autori dei saggi in catalogo, agli esperti di comunicazione, ai prestatori, agli sponsor e a tutti coloro che hanno lavorato a questa complessa ma affascinante operazione, sulla base degli indirizzi approvati dal Consiglio di Amministrazione e dal Comitato Scientifico, e in stretto coordinamento con il Direttore del Museo Simonetta Della Seta e il suo esiguo, ma efficiente e appassionato, staff, va il più sentito ringraziamento.
Non minore riconoscenza è quella che va tributata al Responsabile Unico del procedimento del complesso cantiere dall’inizio dei lavori allo scorso mese di settembre, Carla Di Francesco, oggi Segretario Generale del Mibact, e a Rita Berton, che ne ha raccolto il testimone; al Segretario regionale del Ministero, Sabina Magrini, partner prezioso che ha riservato al progetto del Meis un’attenzione straordinaria; al Direttore dei Lavori, Angela Ugatti, al raggruppamento Studio Arco di Bologna - Scape spa di Roma, vincitore del concorso internazionale per il progetto architettonico, alle imprese e alle maestranze che hanno lavorato con grande impegno e professionalità. Un ringraziamento sincero e non formale va rivolto a coloro che sono stati i protagonisti della prima parte della storia del Meis, da Vittorio Sgarbi che, con Alain Elkann e Massimiliano Fuksas, lanciò nel 2001 l’idea di costituzione di un Museo sulla storia degli Ebrei in Italia e sulla Shoah, a Riccardo Calimani, per due mandati Presidente del Meis in una stagione di intensa elaborazione culturale e programmatica, e, con loro, a tutti i membri dei Consigli di Amministrazione, dei Collegi Sindacali e dei Comitati Scientifici che si sono succeduti in questi anni.
Profonda gratitudine va espressa al Comune di Ferrara, che ha sempre sostenuto con i propri Sindaci e l’intera Amministrazione un progetto considerato strategico per lo sviluppo della città e di un turismo culturale qualificato, e alla Regione Emilia-Romagna, al nostro fianco in tutte le fasi della realizzazione dell’iniziativa. Con la Comunità Ebraica di Ferrara, con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) il costante dialogo e la stretta collaborazione hanno creato una forte e proficua sinergia, di cui va dato grato riconoscimento.
Solo grazie a questo sforzo davvero corale il Meis ha potuto raggiungere questo primo, importante traguardo e potrà affrontare la non semplice sfida del completamento del complesso, ambizioso, ma irrinunciabile, progetto, nel momento in cui il dialogo tra le molteplici componenti della società del nostro Paese rappresenta più che mai un obiettivo fondamentale da perseguire con tenacia e lungimiranza.
Dario Disegni
Presidente del Meis.
Le finalità istituzionali assegnate al Meis dalla citata legge prevedono che esso dovrà:
a) essere un polo culturale sull’ebraismo, testimoniando in particolare le vicende che caratterizzano la bimillenaria esperienza ebraica in Italia;
b) far conoscere la vita, il pensiero e la cultura dell’ebraismo italiano dalle sue origini al presente, includendo, con un’attenzione speciale, il periodo delle persecuzioni e della Shoah nell’esperienza specifica degli Ebrei italiani;
c) essere un luogo aperto e inclusivo, un laboratorio di idee e di riflessioni che racconti che cosa significa essere una minoranza, stimoli il dibattito sull’ebraismo, sul suo futuro in Italia e sul valore del dialogo e dell’incontro tra culture diverse.
Oggetto della narrazione del Meis, che inizia con la mostra sui primi mille anni, saranno quindi gli oltre due millenni di vitale e ininterrotta presenza degli Ebrei in Italia, con le loro tradizioni e i fondamentali contributi arrecati alla storia e alla cultura del Paese, nonché all’ebraismo nel suo insieme.
Pur essendo una minoranza, il ruolo degli Ebrei è stato, infatti, di primo piano già a partire dall’epoca romana e successivamente nel Rinascimento, per continuare in epoca moderna, nello sviluppo economico di Nord e Centro Italia, e poi nel processo di unificazione nazionale e risorgimentale, fino all’apporto alla produzione letteraria e scientifica del XX secolo. Inoltre, nel corso dei secoli essi hanno contribuito a instaurare numerosi rapporti tra l’Italia, l’Europa e le altre sponde del Mediterraneo. Si può, quindi, sostenere a buon diritto che gli Ebrei rappresentano un riferimento indispensabile per comprendere la storia e la civiltà italiane, tra periodi più sereni di convivenza, con interazioni feconde, e altri, tragici, di persecuzioni e cacciate, culminati nella tragedia della Shoah.
In questa prospettiva, la mostra inaugurale non si pone come una mera esposizione temporanea su un tema particolare, bensì assume il carattere di una vera e propria mostra di prefigurazione del Museo, di cui rappresenterà sostanzialmente, dal punto di vista scientifico ed espositivo, la prima grande sezione. Ad essa è assegnato l’obiettivo di comunicare l’unicità della storia dell’ebraismo italiano, descrivendo – per la prima volta con tale ampiezza – come la presenza ebraica in Italia si sia formata e sviluppata in fasi successive, e come, di generazione in generazione, gli Ebrei d’Italia abbiano costruito la propria peculiare identità, anche rispetto al resto dell’ebraismo.
Una mostra che i curatori Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla hanno inteso realizzare, con la collaborazione per l’allestimento dello Studio GTRF Giovanni Tortelli Roberto Frassoni, in modo assolutamente originale, concependola come una rappresentazione di contesti temporali, spaziali, sociali, culturali, attraverso oggetti autentici o riproduzioni, testi scritti, immagini fisse o in movimento, capaci di comunicare ai visitatori l’interpretazione dei primi mille anni della storia degli Ebrei in Italia.
Oltre duecento oggetti, molti dei quali preziosissimi, fra cui venti manoscritti, sette incunaboli e cinquecentine, diciotto documenti medievali, provenienti in gran parte dalla Genizah del Cairo, quarantanove epigrafi di età romana e medievale e centoventuno tra anelli, sigilli, monete, lucerne, amuleti, poco noti o esposti per la prima volta, prestati da numerosi importanti musei italiani e stranieri, segnalano la grande rilevanza che l’iniziativa rivestirà nel panorama culturale del Paese.
Ai curatori e ai loro collaboratori, ai consulenti, ai progettisti, agli studiosi italiani e stranieri autori dei saggi in catalogo, agli esperti di comunicazione, ai prestatori, agli sponsor e a tutti coloro che hanno lavorato a questa complessa ma affascinante operazione, sulla base degli indirizzi approvati dal Consiglio di Amministrazione e dal Comitato Scientifico, e in stretto coordinamento con il Direttore del Museo Simonetta Della Seta e il suo esiguo, ma efficiente e appassionato, staff, va il più sentito ringraziamento.
Non minore riconoscenza è quella che va tributata al Responsabile Unico del procedimento del complesso cantiere dall’inizio dei lavori allo scorso mese di settembre, Carla Di Francesco, oggi Segretario Generale del Mibact, e a Rita Berton, che ne ha raccolto il testimone; al Segretario regionale del Ministero, Sabina Magrini, partner prezioso che ha riservato al progetto del Meis un’attenzione straordinaria; al Direttore dei Lavori, Angela Ugatti, al raggruppamento Studio Arco di Bologna - Scape spa di Roma, vincitore del concorso internazionale per il progetto architettonico, alle imprese e alle maestranze che hanno lavorato con grande impegno e professionalità. Un ringraziamento sincero e non formale va rivolto a coloro che sono stati i protagonisti della prima parte della storia del Meis, da Vittorio Sgarbi che, con Alain Elkann e Massimiliano Fuksas, lanciò nel 2001 l’idea di costituzione di un Museo sulla storia degli Ebrei in Italia e sulla Shoah, a Riccardo Calimani, per due mandati Presidente del Meis in una stagione di intensa elaborazione culturale e programmatica, e, con loro, a tutti i membri dei Consigli di Amministrazione, dei Collegi Sindacali e dei Comitati Scientifici che si sono succeduti in questi anni.
Profonda gratitudine va espressa al Comune di Ferrara, che ha sempre sostenuto con i propri Sindaci e l’intera Amministrazione un progetto considerato strategico per lo sviluppo della città e di un turismo culturale qualificato, e alla Regione Emilia-Romagna, al nostro fianco in tutte le fasi della realizzazione dell’iniziativa. Con la Comunità Ebraica di Ferrara, con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) il costante dialogo e la stretta collaborazione hanno creato una forte e proficua sinergia, di cui va dato grato riconoscimento.
Solo grazie a questo sforzo davvero corale il Meis ha potuto raggiungere questo primo, importante traguardo e potrà affrontare la non semplice sfida del completamento del complesso, ambizioso, ma irrinunciabile, progetto, nel momento in cui il dialogo tra le molteplici componenti della società del nostro Paese rappresenta più che mai un obiettivo fondamentale da perseguire con tenacia e lungimiranza.
Dario Disegni
Presidente del Meis.
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