Domande (e risposte) sul cibo
Il giardino del Meis guida ai prodotti kosher. Diatriba storica sullo storione
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Nemmeno il ministro Franceschini ha resistito alla tentazione culinaria, citando di fronte al presidente Mattarella i cibi tradizionali ferraresi derivati dall’esperienza del ghetto, a testimonianza della profondità delle radici ebraiche nella nostra terra. «Il nostro storione e il caviale fanno parte della tradizione ebraica» ha ricordato il ministro, e si tratta di una verità storica che però contrasta con quanto riportato nel “Giardino delle domande” allestito proprio di fronte all’ingresso dell’edificio centrale del Meis. Il giardino contiene un percorso guidato, appunto da una serie di domande, verso i cibi kosher, cioè puri secondo l’interpretazione talmudica che deriva direttamente dalla Bibbia: lo storione, pesce coperto da scaglie grosse e non da squame propriamente dette, viene considerato impuro, come di conseguenza anche il suo prodotto derivato, cioè il caviale. Si tratta di prodotti che storicamente venivano preparati e venduti nei negozi degli ebrei del ghetto e venduti assieme ad altre specialità come salami d’oca, buricche (pasta ripiena di carne lessa di vitellone o manzo, pollo o fegatini) e la bongola, rivisitazione della salama da sugo ferrarese; per non parlare dei cappellacci di zucca. Sullo storione, peraltro, si accesero dispute fin dal 18º secolo negli ambienti ebraici ferraresi, con conclusioni che non furono mai del tutto definite. La conseguenza è appunto che qui si è sviluppata una cucina a base di questo pesce tipico, almeno fino a qualche decennio fa, del Po, mentre in altre zone d’Italia lo storione è rimasto lontano dalle tavole delle comunità ebraiche.
Si tratta di frammenti di storia dell’ebraismo italiano, con forti radici ferraresi, che dovrebbero in qualche maniera trovare posto nel Meis, anche quando il giardino sarà totalmente disallestito. Al posto del Giardino, infatti, il progetto del Meis prevede sorgano cinque nuovi edifici che richiamino i cinque libri della Torah, che dovrebbero rappresentare il cuore del futuro museo. I lavori cominceranno all’inizio del 2018 per arrivare a conclusione, secondo il cronoprogramma, entro il 2020, e per allora si avrà un quadro completo anche dei contenuti.
Si tratta di frammenti di storia dell’ebraismo italiano, con forti radici ferraresi, che dovrebbero in qualche maniera trovare posto nel Meis, anche quando il giardino sarà totalmente disallestito. Al posto del Giardino, infatti, il progetto del Meis prevede sorgano cinque nuovi edifici che richiamino i cinque libri della Torah, che dovrebbero rappresentare il cuore del futuro museo. I lavori cominceranno all’inizio del 2018 per arrivare a conclusione, secondo il cronoprogramma, entro il 2020, e per allora si avrà un quadro completo anche dei contenuti.
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